mercoledì 30 maggio 2007

Il documentario sui preti pedofili: tante bugie sul caso O'Grady

Chi ha visto su Internet o vedrà in televisione il documentario "Sex Crimes and the Vatican" tratto dal programma Panorama della BBC rimarrà senz’altro colpito dalla sinistra figura dell’ex prete Oliver O’Grady. Il documentario si apre o si chiude con l’ex sacerdote irlandese, che ha vissuto negli Stati Uniti dal 1971 al 2000, ripreso mentre descrive in termini piuttosto espliciti come adescava le sue vittime e quali tipi di ragazzini gli piacevano. Queste riprese sono un pugno nello stomaco: ma sono, a loro modo, anch’esse una bugia.
Non si tratta infatti di uno scoop della BBC ma di sequenze tratte dal film del 2006 Deliver Us from Evil (“Liberaci dal male”) della regista Amy Berg. Un film tecnicamente ben fatto, che ha ricevuto perfino una nomination per l’Oscar, ma dove il ruolo di O’Grady ha sollevato molte perplessità fra i sociologi e i criminologi che studiano i casi di pedofilia di cui sono stati protagonisti sacerdoti. Infatti la collaborazione di O’Grady con Amy Berg non è stata gratuita. È la conseguenza di un accordo con gli avvocati delle sue vittime che – dopo che O’Grady era stato condannato nel 1993 a quattordici anni di reclusione – hanno citato per danni in sede civile la diocesi americana di Stockton, ottenendo trenta milioni di dollari ridotti poi a sette in secondo grado. Gli avvocati che attaccano le diocesi per responsabilità oggettiva di solito lavorano secondo il principio della contingency, il che significa che una buona parte delle somme finisce nelle loro tasche, secondo accordi che per di più sono tenuti nascosti alla stampa. O’Grady si è prestato alle video-interviste degli avvocati – e di Amy Berg – e in cambio essi non si sono opposti al suo rilascio dal carcere dopo sette anni, accompagnato dall’espulsione dagli Stati Uniti verso la natia Irlanda, dove oggi il pedofilo è un uomo libero. Molti hanno criticato la Berg per avere collaborato con un individuo i cui crimini sono francamente ripugnanti, e le cui blande espressioni di pentimento non appaiono sincere. Ma per chi vede il documentario della BBC l’importante è capire che le dichiarazioni di O’Grady s’inquadrano in un accordo con avvocati che avevano bisogno soprattutto di sentirsi dire che il sacerdote pedofilo era stato protetto dalla Chiesa, cui speravano di spillare qualche milione di dollari.
Uno sguardo ai documenti del processo civile di secondo grado – dove i danni sono stati ridotti a meno di un terzo – mostra che O’Grady non la racconta del tutto giusta. Egli afferma – con evidente gioia degli avvocati – che il vescovo di Stockton (e oggi cardinale di Los Angeles) Roger Mahoney sapeva che era un pedofilo e, nonostante questo, lo aveva mantenuto nel ministero sacerdotale. La causa racconta un’altra storia. Mahoney diventa vescovo di Stockton nel 1980. Tra il 1980 e il 1984 deve occuparsi di tre casi di preti accusati di abusi sessuali su minori. Fa qualche cosa che stupirà i fan del documentario della BBC: non solo indaga, ma segnala i sacerdoti alla polizia. In due casi la polizia conferma che, dietro al fumo, c’è del fuoco: e i sacerdoti sono sospesi a divinis, cioè esclusi dal ministero sacerdotale. Nel terzo caso, quello di O’Grady, la polizia nel 1984 archivia il caso e dichiara il sacerdote innocente. Mahoney si limita a trasferirlo, dopo che due diversi psicologi che lo hanno esaminato per conto della diocesi hanno dichiarato che non costituisce un pericolo. Tutti sbagliano: non solo perché già nel 1976 O’Grady aveva “toccato in modo improprio una ragazzina” (tutto si era risolto con una lettera di scuse e, contrariamente a quanto dice l’ex prete, gli avvocati non hanno potuto provare che il vescovo lo sapesse) ma perché si trattava di un soggetto pericoloso, che finirà arrestato e condannato.
Errori? Certo. Complotti? È un po’ difficile sostenerlo, dal momento che il vescovo e poi cardinale Mahoney – uno dei “cattivi” del documentario – di fronte a tre preti accusati di abusi nella diocesi ne sospende due dal sacerdozio ma non il terzo, fidandosi in tutti e tre i casi delle indagini della polizia e del parere degli psicologi. Mahoney avrebbe potuto fare di più? Certamente oggi, dopo anni di ricerca scientifica sul tema, la Chiesa spesso agisce in modo più radicale (e lo fa seguendo le direttive del cardinale Ratzinger prima e di Benedetto XVI poi) di quanto non facesse nel 1984. Ma prendere per oro colato le bugie di un delinquente non è mai buon giornalismo.

see u,
Giangiacomo

3 commenti:

Gianluigi ha detto...

Complimenti per l'articolo,scevro da pregiudizi e che finalmente da spazio ai fatti. Hai altre informazioni sui processi americani?

Anonimo ha detto...

Da quando la Bbc è screditata la Rai ha deciso di imitarla
di Massimo Introvigne,il Foglio, 23 maggio 2007

Usate un collegamento Internet senza fili? Sì? Siete stati dal medico? Dovreste farlo, se credete a Panorama, la trasmissione della BBC da cui è tratto il documentario contro il Papa Sex Crimes and the Vatican, che ha proclamato che le radiazioni di una rete Wi-Fi sono “tre volte più pericolose di quelle di un cellulare”, gettando nel panico le mamme che mandano i figli nelle scuole britanniche dotate di reti senza fili. Dopo le reazioni delle scuole, la BBC ha dovuto precisare che parlando al cellulare per venti minuti il pupo assorbe più radiazioni che se utilizzasse senza sosta il Wi-Fi per un anno.

Non vi è simpatica la Chiesa di Scientology? Non siete i soli, ma se volete informazioni critiche obiettive non affidatevi a Panorama. Scientology ha risposto a una puntata del programma inglese diffondendo su YouTube un video dove si vede il giornalista di Panorama mentre, fuori onda, inveisce e minaccia contro la Chiesa cara a Tom Cruise. È dovuto intervenire il Comitato etico della BBC, pubblicando una presa di distanze da Panorama. Insomma, per dirla con Paul Ockenden, editorialista dell’autorevole rivista d’informatica PC Pro disgustato dalla storia del Wi-Fi, “anni fa Panorama era un buon programma, ma ora è tutta spazzatura da tabloid spacciata in nome della vecchia reputazione”. E parliamo solo delle trasmissioni di un mese: maggio 2007.

Che il marchio BBC garantisca la qualità di Sex Crimes and the Vatican è uno degli argomenti usati dall’équipe di Annozero di Michele Santoro nella preview della puntata dedicata al documentario messa in onda via Internet. Una preview dove si è continuato a ripetere che chi chiede di non diffondere il filmato non ha argomenti, mentre i ventidue parlamentari e gli ottanta docenti universitari che hanno sottoscritto l’appello di cui sono il promotore hanno fatto notare una serie di falsità clamorose. Per esempio, si afferma che l’istruzione vaticana Crimen sollicitationis del 1962 commina la scomunica a chi denuncia i preti colpevoli di abusi sessuali mentre è esattamente il contrario (sono scomunicate le vittime e gli eventuali testimoni che non provvedono alla denuncia); si confondono segretezza del processo canonico (di cui sola si occupano i documenti vaticani) e segreto del delitto, che neppure una riga di quei testi impone di non rivelare alle autorità civili; si pretende che l’istruzione De delictis gravioribus del 2001, firmata dal cardinale Ratzinger quando era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, renda più difficile perseguire i preti accusati di pedofilia mentre al contrario lo rende più facile, tra l’altro allungando i termini di prescrizione fino a quando la vittima minorenne più giovane abbia compiuto i 28 (non i 18, come alcuni dicono) anni di età. Ma tutto serve, per far scorrere immagini di Benedetto XVI che, appena eletto, benedice Piazza San Pietro mentre una voce fuori canto ci spiega che quest’uomo, il Papa, da trent’anni protegge i pedofili.

Agli esperti il documentario di Panorama, quando andò in onda, nell’ottobre del 2006, sembrò quasi uno scherzo. Infatti il cardinale Ratzinger aveva fama d’intransigenza assoluta quando sentiva parlare di pedofilia, anzi qualcuno sommessamente lo criticava perché non era abbastanza garantista. Nella preview di Annozero, rincarando la dose rispetto agli inglesi, si presenta come prova del buonismo di Ratzinger la sua presunta indulgenza verso padre Marcias Maciel, fondatore della (benemerita) congregazione dei Legionari di Cristo, accusato di abusi sessuali che risalirebbero in gran parte agli anni 1950. Anche qui, è precisamente il contrario. Una mezza dozzina di ex-religiosi ha “ricordato” abusi che padre Maciel avrebbe commesso venti o anche cinquant’anni prima. Altri hanno risposto affermando di avere ricevuto offerte di denaro perché confermassero calunnie inventate. Gli accusatori non si sono mai rivolti ai tribunali secolari, che non avrebbero preso sul serio ricordi a orologeria scattati decenni dopo i fatti.

Proprio sulla base delle nuove norme del 2001 – quelle, secondo la BBC e la RAI, più blande delle precedenti – la Congregazione per la dottrina della fede ha ritenuto di intervenire. Considerata la difficoltà anche per i tribunali ecclesiastici di ricostruire vicende vecchie di mezzo secolo, la Congregazione – evitando ogni pronuncia esplicita sui fatti – nel 2006 ha “invitato” padre Maciel “ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico”. La procedura mostra da una parte l’estrema durezza della Santa Sede di Benedetto XVI anche in caso di accuse che non è possibile provare con certezza, dall’altra il ruolo della prescrizione i cui termini in uso nei moderni tribunali risalgono a un avvocato italiano che si chiamava Cesare ma che di cognome non faceva Previti, come forse crede Santoro, ma Beccaria. La prescrizione è un principio elementare di civiltà giuridica. Anche Santoro sarebbe in difficoltà se qualcuno lo accusasse oggi di abusi commessi vent’anni fa, chiedendogli di spiegare dov’era un certo pomeriggio del 1987.

Santoro dovrebbe anche spiegare che il disgustoso pedofilo ex-prete Oliver O’Grady, le cui immagini aprono e chiudono il documentario, non sta parlando con la BBC. Sta registrando un video concordato con gli avvocati di una causa civile miliardaria, contro la Chiesa, che in cambio non si sono opposti a che questo autentico orco ricominciasse a circolare liberamente dopo soli sette anni di prigione. E che le statistiche che cita sono state smontate una per una da studiosi come Philip Jenkins. Anche un solo prete pedofilo è uno di troppo, e giustifica le severe misure invocate proprio da Benedetto XVI. Negli Stati Uniti, però, i sacerdoti condannati da tribunali federali o statali per abusi sessuali su minori (non tutti “pedofili”, perché chi abusa di una sedicenne è certo un criminale, ma non è un pedofilo) dal 1950 a oggi sono 105. Ce ne sarà certo qualcuno colpevole e non condannato, ma sostenere che le condanne sono migliaia è solo cattivo giornalismo.

Anonimo ha detto...

Introvigne, Santoro e il Grande Fratello: "In onda (forse) una bufala dolosa, buona per fare la solita caciara"
(il Foglio, 31 maggio 2007)
Roma. A commentare il famigerato video della Bbc sui preti pedofili nella puntata di Annozero intitolata “Non commettere atti impuri” stasera ci saranno il matematico e ateista osservante Piergiorgio Odifreddi, monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, e don Fortunato Di Noto, fondatore del Telefono Arcobaleno e di Meter, associazione che combatte la pedopornografia su Internet. Parteciperà alla trasmissione anche Colm O’Gorman, il giornalista irlandese autore del video della Bbc, mentre non ci sarà il sociologo Massimo Introvigne, direttore del Centro studi sulle nuove religioni, che da anni si occupa delle polemiche sui casi di pedofilia in cui sono coinvolti sacerdoti cattolici americani. Prima invitato, poi “disinvitato”, a due giorni dalla messa in onda dalla trasmissione, Introvigne si è sentito cortesemente spiegare da una collaboratrice di Santoro che la sua partecipazione era stata cancellata, a causa di non meglio identificati “motivi di casting”.

Fermo restando che Santoro ha il diritto di invitare chi vuole, ma anche che Annozero non è (o quantomeno non dovrebbe essere) il Grande Fratello, sorge il fondato sospetto che Introvigne si sia rivelato, per i gusti del padrone di casa, un po’ troppo schierato e competente. Nei giorni scorsi, lo studioso torinese aveva promosso un appello, al quale hanno aderito anche una ventina di parlamentari di entrambi gli schieramenti, nel quale i firmatari affermano di non essere affatto contrari a trasmissioni televisive dove si affronti con serietà il “problema reale e doloroso” dei preti pedofili. Chiedevano però che non fosse trasmesso “da una rete pubblica, sostenuta dal canone di tutti gli italiani” un documentario “sensazionalistico e falso” di cui elencavano, punto per punto, gli errori materiali. Spiegavano, insomma, perché “Sex Crimes and the Vatican”, spacciato per un documento-bomba, altro non è che un petardo maleolente, zeppo di falsità marchiane, a cominciare da quella che spaccia per “documento segreto” la lettera firmata nel 2001 dall’allora cardinale Ratzinger, nella quale si fissava il regolamento di attuazione di una lettera apostolica di Giovanni Poalo II sui processi canonici. Quello che il video della Bbc definisce “documento segreto”, non soltanto era stato immediatamente pubblicato nel bollettino ufficiale del Vaticano, ma da allora continua a essere consultabile sul sito della Santa Sede.

È solo una delle tante prove che dimostrano come quella della Bbc, rilanciata da Santoro, sia un’operazione basata su menzogne facilmente smascherabili, nella quale la parte di “fiction” prevale di gran lunga su quella della “documentazione”. Un’operazione per nulla interessata a raccontare davvero il fenomeno dei preti pedofili e chiaramente indirizzata a costruire una leggenda nera intorno alla figura di Papa Ratzinger, dipinto come trentennale insabbiatore di abusi e protettore di preti criminali.

L’operazione è rozza e gaglioffa, ma per ora appare riuscita, almeno a leggere l’effervescente sito di Annozero. Dove, nel forum governato dalla musa della “generazione zero”, Beatrice Borromeo, si accumulano anatemi contro la chiesa cattolica, si grida alla libertà di informazione conculcata (per via delle polemiche sull’opportunità che la televisione di stato acquistasse e mandasse in onda il video della Bbc, peraltro già dilagante sul web), si alzano barriere virtuali in difesa di un prodotto che documenta semplicemente lo spaventoso pressappochismo e la tendenziosità di chi lo ha confezionato.

Ieri il Consiglio d’amministrazione della Rai ha affrontato la vicenda, e se non interverranno novità nella riunione prevista per stamattina, la gogna santoriana avrà corso come da palinsesto.