Il giornalista Massimo Gramellini non è certo un uomo di destra. Ma è difficile dargli torto quando, sulla prima pagina de La Stampa del 17 novembre, scrive che quelli proposti da Gianfranco Fini come elenchi dei valori della destra «non erano elenchi, ma frasi fatte». La questione può apparire priva di senso in un’epoca di «dittatura del relativismo» – l’espressione, com’è noto, ricorre spesso nel Magistero di Benedetto XVI – in cui ognuno dà alle parole il significato che più gli aggrada. Il dittatore segreto del mondo che ci circonda è il malvagio Humpty Dumpty di Attraverso lo specchio (1872), il fortunato seguito che Lewis Carroll (1832-1898) diede al suo Alice nel Paese delle meraviglie (1865). Nel sesto capitolo di Attraverso lo specchio troviamo questo dialogo fra Alice e Humpty Dumpty:
«Quando io uso una parola, – disse Humpty Dumpty in tono d'alterigia, – essa significa ciò che appunto voglio che significhi: né più né meno.
- Si tratta di sapere, – disse Alice, – se voi potete dare alle parole tanti diversi significati.
- Si tratta di sapere, – disse Humpty Dumpty, – chi ha da essere il padrone. Questo è tutto».
In questa pagina di grande letteratura troviamo un tema sviluppato da Benedetto XVI nel discorso di Ratisbona del 2006 e nelle encicliche Spe salvi del 2007 e Caritas in veritate del 2009: o la ragione accetta di farsi misurare dalla verità oppure sarà misurata soltanto dal potere. Che cosa sia la verità o che cosa significa una parola sarà deciso dal «padrone», da chi controlla la comunicazione e i media. Se tutte le parole hanno un padrone, che opera contro la verità, siamo di fronte allo scenario apocalittico evocato da un altro geniale scrittore inglese, don Robert Hugh Benson (1871-1914) nel suo Il Padrone del mondo (1907).
L’Apocalisse e la sacra Scrittura non ci portano lontano dal nostro tema. È qui infatti che troviamo l’origine delle espressioni «destra» e «sinistra». Un commentario alle lettere di san Pietro e alla lettera di san Giuda spiega che dopo l’Ascensione «Cristo è ormai “alla destra” di Dio. Per comprendere tale posizione bisogna ricordare la valenza positiva della “destra” nella Scrittura e nella civiltà antica e il significato negativo della sinistra. […] [Nella Scrittura] la destra assume il significato di lato positivo, fortunato, salvifico, divino, mentre la sinistra assume significato negativo, maledetto e satanico; così i salvati-benedetti saranno collocati da Gesù alla destra e i maledetti alla sinistra (cfr. Mt 25, 31-46)» (Michele Mazzeo, Lettere di Pietro, Lettera di Giuda, Paoline, Milano 2002, p. 141).
Non è dunque un caso se dopo la Rivoluzione francese, restaurata la monarchia, coloro che si opponevano ai principi rivoluzionari andarono a occupare la parte destra dei banchi del Parlamento e coloro che accettavano tali principi o almeno non li condannavano radicalmente la parte sinistra, così dando origine ai moderni concetti politici di «destra» e «sinistra». Agli inizi del secolo XIX che cosa queste parole volessero significare era dunque chiaro. Era di destra chi si opponeva ai principi della Rivoluzione francese. Era di sinistra chi non vi si opponeva.
Ma è necessario un rapido approfondimento. La destra non era costituita da semplici nostalgici della monarchia così com’era esistita prima del 1789. Secondo l’osservazione di un pensatore cattolico della generazione successiva, René de La Tour du Pin (1834-1924), chi avversa la Rivoluzione francese non è interessato a tornare al 1788, perché sa che un anno dopo verrà il 1789. La monarchia del 1788 soffriva già dei morbi dell’assolutismo e del centralismo, che la Rivoluzione non avrebbe curato ma esasperato. L’ordine cristiano della monarchia tradizionale – che è cosa ben diversa dalla monarchia assoluta – riconosceva che sopra al sovrano c’è un limite costituito dalla legge di Dio e dalla legge naturale. Il sovrano non può emanare norme che contraddicano la legge iscritta da Dio nella natura: se lo fa, non si tratta di vere leggi né si è tenuti a rispettarle. Se rispetta questo limite in alto, il sovrano rispetterà anche un limite in basso, costituito dai diritti non del «cittadino» astratto, invenzione dell’Illuminismo, ma delle persone concrete riunite in comunità e corpi intermedi.
La scienza politica formulerà poi questo rispetto del limite in basso come principio di sussidiarietà e come federalismo. Ma non c’è rispetto del limite in basso senza rispetto del limite in alto. La destra si oppone quindi a ogni potere assoluto, solutus ab, sciolto dal limite della legge naturale in alto e quindi sciolta dal limite del rispetto dei diritti delle persone e delle comunità in basso. Come scrive un pensatore cattolico del secolo XX, il brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira, «l’atteggiamento della “destra” concorda maggiormente con i princìpi di ordine, di gerarchia, di autorità e di disciplina, che contraddistinguono l’ordine medioevale. “Sinistra” significa poi l’allontanarsi da questi princìpi e perciò, ipso facto, l’esser legati ai princìpi opposti» (Prefazione per un’edizione tedesca, in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Edizione del cinquantenario (1959-2009) con materiali della «fabbrica» del testo e documenti integrativi, a cura di Giovanni Cantoni. Sugarco, Milano 2010, p. 336).
L’«ordine medioevale» però non ha nulla a che fare con la monarchia assoluta, proprio perché non è «assoluto» ma riconosce i limiti in alto e in basso. E la destra non si caratterizza solo per un momento negativo – il rifiuto della Rivoluzione francese, e del processo di allontanamento dalla verità naturale e cristiana che l’ha preceduta e seguita – ma anche per un momento positivo che fa riferimento in alto alla legge naturale, il cui autore è Dio, e in basso ai diritti della persona, dei corpi intermedi e delle comunità locali – di qui il principio di sussidiarietà e la preferenza federalista – garantiti appunto dal rispetto della legge naturale. Le forme di Stato e di governo sono secondarie rispetto a questa definizione di destra, che è primaria. La democrazia, per esempio, può rispettare la legge naturale e il principio di sussidiarietà, ma – come insegna la dottrina sociale della Chiesa, fino a Benedetto XVI – non garantisce affatto in modo automatico tale rispetto.
Se per «Rivoluzione» intendiamo non solo la Rivoluzione francese, ma un processo più ampio che nega la legge naturale iniziato ben prima del 1789 e che continua fino ai nostri giorni, la geografia della politica – continua Corrêa de Oliveira nel brano citato – diventa più chiara. «Vi è stata una Rivoluzione. Anche gli uomini si lasciano classificare secondo tre tendenze: quelli che riconoscono la Rivoluzione – almeno confusamente – e vi si contrappongono: la destra; quelli che sono al corrente della Rivoluzione e la portano a termine rapidamente o lentamente: la sinistra; quelli che non sanno della Rivoluzione in quanto tale, ne percepiscono solo aspetti superficiali e si sforzano, mediante la conservazione dello status quo, di trovare una pacificazione con la Rivoluzione: il centro» (ibid., pp. 336-337). Capita che le necessità della politica impongano alleanze di centro-destra o di centro-sinistra. In tal caso, almeno in tesi, «centro e destra si sforzano di lottare contro la Rivoluzione. Centro e sinistra si sforzano di far progredire la Rivoluzione senza però cadere nell’estremo» (ibid., p. 337).
Ma ben presto arriva Humpty Dumpty, il quale è precisamente qualcuno che pensa di avere un potere «assoluto», sciolto da ogni limite morale, anche sulle parole. Dal momento che la parola «destra», per ragioni che come si è visto sono antiche addirittura quanto la Bibbia, evoca valori che suscitano un certo consenso anche elettorale, a mano a mano che il processo rivoluzionario avanza nascono quelle che Corrêa de Oliveira chiama «false destre». In particolare, nel corso del secolo XIX emerge una prima «falsa destra», costituita da coloro che accettano i principi liberali nella loro versione del 1789 ma rifiutano il socialismo. E con l’affermazione del marxismo-leninismo nel secolo XX nasce anche una seconda «falsa destra», costituita da quei socialisti che rifiutano il comunismo, pur mantenendo fermi numerosi elementi del pensiero socialista. E così via. Le «false destre» sono innumerevoli, perché il loro orizzonte si sposta continuamente. Rifiutano l’ultima fase, la più estrema, del processo rivoluzionario, ma accettano le fasi precedenti. E queste «destre» sono chiamate a buon diritto «false» perché, a ogni generazione, accettano porzioni sempre più grandi dei principi della sinistra.
La questione si complica con il «fusionismo». Spesso si pensa che questa espressione sia nata negli Stati Uniti per designare l’idea di mettere insieme tutte le possibili «destre» per sconfiggere la sinistra. In realtà nacque già tra i monarchici francesi alla fine del secolo XIX, dalla proposta della famiglia Orléans di riunire tutti i monarchici – che fossero cattolici ostili al 1789, liberali disposti a difendere almeno alcuni aspetti della Rivoluzione francese e anche massoni e anticlericali – intorno al comune progetto di restaurare la monarchia in Francia. I fascismi sono, a loro modo, «fusionismi» che cercano di mettere insieme destre diverse: quella vera e quelle false. I cartelli elettorali «fusionisti» spesso funzionano, tanto più nel sistema elettorale degli Stati Uniti. Ma dottrinalmente il «fusionismo» implica un certo relativismo, un certo atteggiamento che fa prevalere l’interesse elettorale sulle idee. E in un clima relativista la falsa destra più omogenea al relativismo fatalmente prevale sulle altre destre e dà il tono a tutto l’insieme. Né va sottovalutata la forza di corruzione del relativismo, nel mettere al suo servizio parole d’ordine apparentemente «di destra», il cui senso è poi sovvertito fino a significare il contrario. «Quando a una parola faccio far tanto lavoro, – disse Humpty Dumpty, – la pago di più» (Attraverso lo specchio, cap. 6).
Che c’entra tutto questo con Gianfranco Fini? C’entra molto, perché chi mi ha seguito fin qui dovrebbe avere ricavato almeno il criterio per distinguere la destra autentica dalle false destre. È vera destra quella che chiede al potere di rispettare un limite in alto costituito dalla legge naturale, quindi – come logica conseguenza – un limite in basso, definito dal principio di sussidiarietà come rispetto da parte dello Stato dei diritti delle persone, dei corpi intermedi e delle autonomie locali. La posizione di Fini è molto confusa quanto al limite in basso. Se talora afferma di non opporsi al federalismo, più spesso difende il centralismo e lo statalismo insieme al pilastro economico che li sorregge, il sistema «tassa e spendi» che caratterizza l’assistenzialismo di Stato.
Come si è visto, c’è un criterio sicuro per prevedere se una certa politica rispetterà il limite in basso. Occorre chiedersi se comincia con il rispettare il limite in alto costituito dal riconoscimento teorico e pratico dell’esistenza di una legge naturale. Nel libro da lui firmato – non importa qui se davvero scritto da lui - Il futuro della libertà. Consigli non richiesti ai nati nel 1989 (Rizzoli, Milano 2009) Fini afferma di rifiutare il «dogmatismo […] di tipo religioso» (ibid., 118). Da questo rifiuto fa subito discendere l’affermazione del diritto degli uomini e delle donne all’autodeterminazione in campo bioetico e la forte rivendicazione della posizione a suo tempo assunta in tema di procreazione assistita (ibid., 119), ma anche – perché non si tratta solo di bioetica – un’idea di nazione, quindi di cittadinanza – con riflessi sulla questione degli immigrati – come una realtà dinamica, plastica, plasmabile che continuamente muta e si ridefinisce nel tempo.
A proposito di Eluana Englaro (1970-2009), Fini plaude alla sua soppressione in nome di una presunta «sovranità del singolo […] su se stesso, sulla propria vita e sul proprio lasciare la vita» (ibid., 103). Gli esempi potrebbero continuare – in ogni occasione, Fini insiste sull’urgenza di un riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, anche omosessuali – ma forse non occorre insistere troppo per convincersi che Fini non riconosce nella legge naturale un limite per l’azione dello Stato e delle sue leggi a proposito della vita e della famiglia. Non occorre, come si dice, bere il mare per concludere che è salato.
Non si tratta di problemi secondari: anzi, come ricorda Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate sono questi oggi i problemi cruciali della vita sociale e il terreno dove si gioca la battaglia per la definizione della vera libertà e del vero futuro dell’uomo. «Campo primario e cruciale della lotta culturale tra l’assolutismo della tecnicità e la responsabilità morale dell’uomo è oggi – spiega l’enciclica – quello della bioetica, in cui si gioca radicalmente la possibilità stessa di uno sviluppo umano integrale. Si tratta di un ambito delicatissimo e decisivo, in cui emerge con drammatica forza la questione fondamentale: se l’uomo si sia prodotto da se stesso o se egli dipenda da Dio» (n. 74); «la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica» (n. 75). Nel momento in cui Fini ribadisce la sua posizione, antitetica a quella cattolica, sulla fecondazione assistita, sul caso Englaro e sulle unioni omosessuali non sta parlando di questioni marginali, ma del «campo primario e cruciale» della politica.
Non si tratta, naturalmente, di affermare che solo un cattolico o un credente può essere «di destra», né di arruolare la dottrina sociale della Chiesa al servizio delle scelte tecniche di una parte politica, il che sarebbe sbagliato e arbitrario. Certo è un fatto storico che la destra nasce cattolica, ma la legge naturale è accessibile alla ragione umana anche a prescindere dalla fede e quindi s’impone a ogni uomo dotato di retta ragione: che sia credente o non credente, che sia cattolico, ebreo o buddhista. Non si tratta dunque d’indebita ingerenza della Chiesa o del «dogmatismo» religioso – una vecchia espressione massonica, che è significativo vedere ripresa da Fini – ma di riconoscere o meno la legge naturale. Se le parole hanno un senso, e non siamo nel regno di Humty Dumpty, chi riconosce la legge naturale è di destra e chi non la riconosce è di sinistra.
Proprio in tema di fine vita, Fini accusa i sostenitori del mantenimento in vita di Eluana Englaro di essersi mostrati prigionieri di vecchie «linee […] dell’“essere”, vale a dire le linee, in definitiva rassicuranti ma immobili, dell’“identità”» (ibid., 103), mentre si tratta di passare alle «linee contemporanee del “fare”» (ibid.), a una politica giudicata «per ciò che realizza» e non «per ciò che rappresenta» (ibid.). «In principio era l’azione», per dirla con il Faust di Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) e con i futuristi tanto cari a Fini. Ma per la vera destra in principio era il Verbo, cioè la verità, e Faust non è un modello ma una semplice vittima del Diavolo.
Né si tratta solo di bioetica, perché quelle di Fini sulla vita e sulla famiglia sono applicazioni di principi generali sull’autodeterminazione, e su una libertà svincolata da una legge morale naturale e non negoziabile, che emergono anche in altri campi. L’evocazione della libertà e del futuro non è specificamente «di destra». Né lo è quella della legalità come obbedienza formale alla legge, a meno che sia accompagnata dalla chiara affermazione secondo cui le leggi che non rispettano i principi del diritto naturale non sono vere leggi. Inoltre, il rispetto della legge naturale e del principio di sussidiarietà non può non accompagnarsi a un giudizio storico preciso su chi ha costruito una politica che ha teorizzato la negazione di quella legge e di quel principio, dai padri della Rivoluzione francese a molti di quelli del Risorgimento, ideologia statalista e centralista da tenere distinta dal fatto storico dell’unità politica dell’Italia. I giudizi storici di Fini vanno precisamente in senso contrario.
In un contesto democratico nessuno può naturalmente vietare a Fini di presentare le sue idee e i suoi programmi all’attenzione degli elettori. Si può però contestare la sua pretesa di spacciarli come «di destra». E si può – anzi, si deve – svolgere un’opera pedagogica che richiami le nozioni di vera e di falsa destra. Humpty Dumpty, quando pretende che il significato delle parole sia indipendente dalla realtà e sia diventato una questione di puro potere, non è soltanto grottesco ma è anche pericoloso. Va combattuto seriamente. Alimentando la speranza con la filastrocca che Alice «ripeteva dolcemente a se stessa:
Humpty Dumpty sedeva sul muro,
Humpty Dumpty cascò sul duro,
tutti i fanti che accorsero tosto
non seppero alzarlo e rimetterlo a posto» (Attraverso lo specchio, cap. 6).
(17 novembre 2010)
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Giangiacomo
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domenica 21 novembre 2010
domenica 14 novembre 2010
1932, quando Topolino diventò massone
di Massimo Introvigne (Avvenire, 13 novembre 2010)
Il numero 34 della collezione – preziosa per l’attenta ricostruzione filologica – Gli anni d’oro di Topolino, pubblicata dalla RCS Quotidiani e intesa a ripresentare in italiano tutto il Topolino di Floyd Gottfredson (1905-1986), fa cenno, riproducendone la tavola iniziale, a una serie del tutto ignota in Italia. Si tratta di Mickey Mouse Chapter, realizzata a partire dal dicembre 1932 da un animatore e disegnatore della Walt Disney, Fred Spencer (1904-1938). La peculiarità di questa serie di Topolino è che è apparsa su una pubblicazione massonica, l’International DeMolay Cordon, e che in queste storie a fumetti il topo più famoso del mondo aderisce all’organizzazione giovanile della massoneria, anzi ne fonda una loggia.
Che cosa era successo? La massoneria degli Stati Uniti si è preoccupata per tempo del reclutamento delle nuove leve, fondando nel 1919 a Kansas City l’Ordine Internazionale di DeMolay, aperto ai ragazzi dai 12 ai 21 anni, cui sono insegnati i principi massonici e che li prepara a un’eventuale adesione alla massoneria. Se la simbologia è patriottica e vagamente cavalleresca, profondamente massonico è il riferimento ai templari e al loro Gran Maestro Jacques de Molay (ca. 1240-1250-1314). Molti storici pensano che de Molay fosse in realtà un buon cattolico, ingiustamente calunniato e mandato a morire sul rogo dal re di Francia Filippo il Bello (1268-1314), che – forse bello, ma certamente squattrinato – voleva impadronirsi delle favolose ricchezze dei templari. Ma nella simbologia massonica settecentesca e ottocentesca de Molay diventa – in modo piuttosto anacronistico – un campione del libero pensiero, vittima dell’alleanza della monarchia di Francia e della Chiesa Cattolica, e i massoni s’impegnano a vendicarlo combattendo i troni e gli altari. Questi riferimenti mostrano come l’organizzazione giovanile della massoneria – che conta ancora oggi diciottomila membri, in cui si è formato per esempio Bill Clinton, e che ha una sua piccola filiale anche in Italia – non sia completamente innocua.
È nota l’appartenenza massonica di Walt Disney (1901-1966). Meno noti sono l’entusiasmo con cui egli accompagnò le prime attività dell’Ordine DeMolay, e la sua amicizia con il fondatore di questa massoneria per ragazzi, l’imprenditore Frank Sherman Lang (1890-1959). Fino a quando compì quarant’anni, benché fosse ormai fuori età, Disney continuò a portare con orgoglio al dito l’anello dell’Ordine DeMolay. Assunse pure come animatore un altro ex-membro del DeMolay, appunto Fred Spencer, il quale – con l’approvazione dello stesso Disney – nel dicembre 1932 iniziò a disegnare tavole con Topolino, di specifico orientamento massonico, per l’International DeMolay Cordon il quale, nonostante il nome pomposo, era poco più che un bollettino dell’Ordine.
Qui comincia una sorta di mistero, perché – benché anche produzioni minori siano sempre state archiviate dalla Disney – di questa serie “segreta” non c’è traccia negli archivi della Walt Disney Company, e lo stesso Ordine DeMolay dichiara di non avere conservato la collezione del bollettino. Gli storici disneyani, che non sono pochi, sono stati in grado finora di recuperarne solo tre tavole. Nella prima Topolino con alcuni amici, fra cui Orazio, fonda un chapter (“capitolo”, l’equivalente di quella che per gli adulti è una loggia), del DeMolay. Nella seconda e nella terza Pluto fa irruzione in una riunione di loggia, creando notevole scompiglio. S’ignora perfino quando la serie sia finita, probabilmente già molto prima della tragica morte di Spencer in un incidente stradale nel 1938.
Sbaglierebbe chi da questo curioso episodio – e dalla dichiarata passione di Disney per la massoneria – volesse ricavare un giudizio su tutta la produzione disneyana come ispirata ai valori massonici. Da una parte, Disney si è limitato alla supervisione di prodotti confezionati da numerosi artisti, di diversissime sensibilità. Molti dei principali disegnatori e sceneggiatori disneyani non solo non erano massoni ma s’ispiravano a valori piuttosto conservatori e anche esplicitamente cristiani. Dall’altra, nella California dell’epoca in cui Disney diventa massone, negli anni 1920, i membri delle logge sfioravano i centomila. Questo significa che essere massoni – al di fuori dei cattolici, ben consapevoli della condanna della Chiesa – in California non era riservato a un’élite: era del tutto comune per i borghesi, e anche per i piccoli borghesi di successo. Una forma – lo hanno notato storici delle idee come Margaret Jacobs – di “sociabilità diffusa”, pur sempre massonica come dimostrano i simboli scelti ma lontana dalla forte caratterizzazione ideologica delle logge italiane o francesi dell’epoca. Tranne che nella serie “sparita” di Fred Spencer Topolino, dunque, non è massone, e l’affiliazione massonica del suo creatore non è penetrata nelle storie, specie quelle delle origini, scritte da non massoni e ricche di valori morali, oltre che di delicatezza e di poesia. La serie DeMolay resta dunque solo una curiosità.
see u,
Giangiacomo
Il numero 34 della collezione – preziosa per l’attenta ricostruzione filologica – Gli anni d’oro di Topolino, pubblicata dalla RCS Quotidiani e intesa a ripresentare in italiano tutto il Topolino di Floyd Gottfredson (1905-1986), fa cenno, riproducendone la tavola iniziale, a una serie del tutto ignota in Italia. Si tratta di Mickey Mouse Chapter, realizzata a partire dal dicembre 1932 da un animatore e disegnatore della Walt Disney, Fred Spencer (1904-1938). La peculiarità di questa serie di Topolino è che è apparsa su una pubblicazione massonica, l’International DeMolay Cordon, e che in queste storie a fumetti il topo più famoso del mondo aderisce all’organizzazione giovanile della massoneria, anzi ne fonda una loggia.
Che cosa era successo? La massoneria degli Stati Uniti si è preoccupata per tempo del reclutamento delle nuove leve, fondando nel 1919 a Kansas City l’Ordine Internazionale di DeMolay, aperto ai ragazzi dai 12 ai 21 anni, cui sono insegnati i principi massonici e che li prepara a un’eventuale adesione alla massoneria. Se la simbologia è patriottica e vagamente cavalleresca, profondamente massonico è il riferimento ai templari e al loro Gran Maestro Jacques de Molay (ca. 1240-1250-1314). Molti storici pensano che de Molay fosse in realtà un buon cattolico, ingiustamente calunniato e mandato a morire sul rogo dal re di Francia Filippo il Bello (1268-1314), che – forse bello, ma certamente squattrinato – voleva impadronirsi delle favolose ricchezze dei templari. Ma nella simbologia massonica settecentesca e ottocentesca de Molay diventa – in modo piuttosto anacronistico – un campione del libero pensiero, vittima dell’alleanza della monarchia di Francia e della Chiesa Cattolica, e i massoni s’impegnano a vendicarlo combattendo i troni e gli altari. Questi riferimenti mostrano come l’organizzazione giovanile della massoneria – che conta ancora oggi diciottomila membri, in cui si è formato per esempio Bill Clinton, e che ha una sua piccola filiale anche in Italia – non sia completamente innocua.
È nota l’appartenenza massonica di Walt Disney (1901-1966). Meno noti sono l’entusiasmo con cui egli accompagnò le prime attività dell’Ordine DeMolay, e la sua amicizia con il fondatore di questa massoneria per ragazzi, l’imprenditore Frank Sherman Lang (1890-1959). Fino a quando compì quarant’anni, benché fosse ormai fuori età, Disney continuò a portare con orgoglio al dito l’anello dell’Ordine DeMolay. Assunse pure come animatore un altro ex-membro del DeMolay, appunto Fred Spencer, il quale – con l’approvazione dello stesso Disney – nel dicembre 1932 iniziò a disegnare tavole con Topolino, di specifico orientamento massonico, per l’International DeMolay Cordon il quale, nonostante il nome pomposo, era poco più che un bollettino dell’Ordine.
Qui comincia una sorta di mistero, perché – benché anche produzioni minori siano sempre state archiviate dalla Disney – di questa serie “segreta” non c’è traccia negli archivi della Walt Disney Company, e lo stesso Ordine DeMolay dichiara di non avere conservato la collezione del bollettino. Gli storici disneyani, che non sono pochi, sono stati in grado finora di recuperarne solo tre tavole. Nella prima Topolino con alcuni amici, fra cui Orazio, fonda un chapter (“capitolo”, l’equivalente di quella che per gli adulti è una loggia), del DeMolay. Nella seconda e nella terza Pluto fa irruzione in una riunione di loggia, creando notevole scompiglio. S’ignora perfino quando la serie sia finita, probabilmente già molto prima della tragica morte di Spencer in un incidente stradale nel 1938.
Sbaglierebbe chi da questo curioso episodio – e dalla dichiarata passione di Disney per la massoneria – volesse ricavare un giudizio su tutta la produzione disneyana come ispirata ai valori massonici. Da una parte, Disney si è limitato alla supervisione di prodotti confezionati da numerosi artisti, di diversissime sensibilità. Molti dei principali disegnatori e sceneggiatori disneyani non solo non erano massoni ma s’ispiravano a valori piuttosto conservatori e anche esplicitamente cristiani. Dall’altra, nella California dell’epoca in cui Disney diventa massone, negli anni 1920, i membri delle logge sfioravano i centomila. Questo significa che essere massoni – al di fuori dei cattolici, ben consapevoli della condanna della Chiesa – in California non era riservato a un’élite: era del tutto comune per i borghesi, e anche per i piccoli borghesi di successo. Una forma – lo hanno notato storici delle idee come Margaret Jacobs – di “sociabilità diffusa”, pur sempre massonica come dimostrano i simboli scelti ma lontana dalla forte caratterizzazione ideologica delle logge italiane o francesi dell’epoca. Tranne che nella serie “sparita” di Fred Spencer Topolino, dunque, non è massone, e l’affiliazione massonica del suo creatore non è penetrata nelle storie, specie quelle delle origini, scritte da non massoni e ricche di valori morali, oltre che di delicatezza e di poesia. La serie DeMolay resta dunque solo una curiosità.
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Giangiacomo
giovedì 3 settembre 2009
mercoledì 24 giugno 2009
Lezione di moralità
Augusto Minzolini ci piace. E’ il nuovo direttore del TG1, e ieri ha spiegato a tutti perché il suo TG non si occupa delle cene a casa di Berlusconi. Sostanzialmente, perché non ci sono notizie, solo chiacchiere. Se cliccate qua potete vedervi il video.
Per quel che mi riguarda, non prendo lezioni di moralità da Repubblica, nel senso del giornale.
I loro articoli sono patetici: oggi, per esempio, Edmondo Berselli parla di “amnesia etica”, e punta l’indice, orrore orrore, verso “il mondo di Noemi, il mondo di Casoria e delle feste notturne a strascico, il mondo notturno e terminale di Berlusconi e del Berlusconismo”. E quale sarebbe, l’abisso immondo di Casoria? In che consiste? Che è?
Invece, come sappiamo, il mondo di Repubblica, quello sì, tutta virtù!
Notoriamente, Repubblica è la bandiera della morale cattolica ed indica a tutti castità, sobrietà e fedeltà coniugale. Il suo padrone, DeBenedetti, è un noto benefattore dell’umanità, lui sicuramente non ha mai fatto una festa in vita sua, tutto casa e bottega, per non parlare di Eugenio Scalfari, che quandoc’eraLui, andava in Via Veneto, e con i suoi amichetti, evidentemente, ci andava a recitare il rosario.. Le pagine di Repubblica e dei suoi inserti trasudano purezza morale, evocano valori etici ora sottoposti ad amnesia (almeno a Casoria), il paradiso dell’anima, insomma.
Ad oggi i fatti sono questi: qualcuno ha portato una prostituta (che a Repubblica chiamano escort perché sono rispettosi delle donne e poi sono tanto educati e certe brutte parole non le dicono per rispetto dei lettori) a casa di Berlusconi, le ha fatto registrare tutto il registrabile – sei nastri almeno - per poi montare una incredibile campagna di delegittimazione.
E che forse questo qualcuno ha qualcosa a che fare con chi in quindici anni ha fatto di tutto per far fuori Berlusconi, usando pure mezza magistratura italiana, e non ci è riuscito? La domanda sorge spontanea.
Certo che quei nastri dovrebbero essere abbastanza noiosi. A quanto pare Berlusconi ha fatto vedere ai suoi ospiti tutti il filmato con Bush (quindi tutto in inglese), e poi le foto con i nipotini, ha fatto cantare Apicella, ha raccontato barzellette, insomma: che eccitazione. Che eros.
E pure Famiglia Cristiana che ci va dietro. Che fantasia. Rosi Bindi e Ignazio Marino e le loro proposte di legge su famiglia e testamento biologico: Famiglia Cristiana giusto quelli si merita.
see u,
Giangiacomo
Per quel che mi riguarda, non prendo lezioni di moralità da Repubblica, nel senso del giornale.
I loro articoli sono patetici: oggi, per esempio, Edmondo Berselli parla di “amnesia etica”, e punta l’indice, orrore orrore, verso “il mondo di Noemi, il mondo di Casoria e delle feste notturne a strascico, il mondo notturno e terminale di Berlusconi e del Berlusconismo”. E quale sarebbe, l’abisso immondo di Casoria? In che consiste? Che è?
Invece, come sappiamo, il mondo di Repubblica, quello sì, tutta virtù!
Notoriamente, Repubblica è la bandiera della morale cattolica ed indica a tutti castità, sobrietà e fedeltà coniugale. Il suo padrone, DeBenedetti, è un noto benefattore dell’umanità, lui sicuramente non ha mai fatto una festa in vita sua, tutto casa e bottega, per non parlare di Eugenio Scalfari, che quandoc’eraLui, andava in Via Veneto, e con i suoi amichetti, evidentemente, ci andava a recitare il rosario.. Le pagine di Repubblica e dei suoi inserti trasudano purezza morale, evocano valori etici ora sottoposti ad amnesia (almeno a Casoria), il paradiso dell’anima, insomma.
Ad oggi i fatti sono questi: qualcuno ha portato una prostituta (che a Repubblica chiamano escort perché sono rispettosi delle donne e poi sono tanto educati e certe brutte parole non le dicono per rispetto dei lettori) a casa di Berlusconi, le ha fatto registrare tutto il registrabile – sei nastri almeno - per poi montare una incredibile campagna di delegittimazione.
E che forse questo qualcuno ha qualcosa a che fare con chi in quindici anni ha fatto di tutto per far fuori Berlusconi, usando pure mezza magistratura italiana, e non ci è riuscito? La domanda sorge spontanea.
Certo che quei nastri dovrebbero essere abbastanza noiosi. A quanto pare Berlusconi ha fatto vedere ai suoi ospiti tutti il filmato con Bush (quindi tutto in inglese), e poi le foto con i nipotini, ha fatto cantare Apicella, ha raccontato barzellette, insomma: che eccitazione. Che eros.
E pure Famiglia Cristiana che ci va dietro. Che fantasia. Rosi Bindi e Ignazio Marino e le loro proposte di legge su famiglia e testamento biologico: Famiglia Cristiana giusto quelli si merita.
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Giangiacomo
lunedì 4 febbraio 2008
Scuola di Formazione Politica Luigi Sturzo
La "Scuola di Formazione Politica Luigi Sturzo" in collaborazione con il "Centro Studi Tocqueville-Acton" e la "Fondazione Novae Terrae" ha organizzato un interessante Corso di formazione residenziale "Una politica nuova per rilanciare l'Italia" che si terrà a Castellanza (VA) da venerdì 7 a domenica 9 marzo 2008.
L'occasione vuole rappresentare anche l'inizio per una collaborazione stimolante e vivace fra "giovani pensanti" che si riconoscono nella tradizione del cattolicesimo liberale.
All'interno di una accogliente struttura universitaria -l' Università Carlo Cattaneo- per tre giorni i partecipanti saranno stimolati al confronto durante lezioni frontali, tavole rotonde e proiezioni.
Oltre alla presenza di docenti di varie Università del territorio nazionale, saranno presenti conosciute personalità del campo politico, economico ed imprenditoriale.
Sul sito www.formazionepolitica.eu potrete trovare il bando di partecipazione, la scheda del corso e la domanda di partecipazione.
see u,
Giangiacomo
L'occasione vuole rappresentare anche l'inizio per una collaborazione stimolante e vivace fra "giovani pensanti" che si riconoscono nella tradizione del cattolicesimo liberale.
All'interno di una accogliente struttura universitaria -l' Università Carlo Cattaneo- per tre giorni i partecipanti saranno stimolati al confronto durante lezioni frontali, tavole rotonde e proiezioni.
Oltre alla presenza di docenti di varie Università del territorio nazionale, saranno presenti conosciute personalità del campo politico, economico ed imprenditoriale.
Sul sito www.formazionepolitica.eu potrete trovare il bando di partecipazione, la scheda del corso e la domanda di partecipazione.
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Giangiacomo
mercoledì 26 dicembre 2007
Appello, ora la moratoria per l’aborto
C’è anche una pena di morte, legale, che riguarda centinaia di milioni di esseri umani. Le buone coscienze che si rallegrano per il voto dell’Onu ora riflettano sulla strage eugenica, razzista e sessista degli innocenti
Giuliano Ferrara
Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con lasua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486. Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile. Spesso, e in questo caso non li chiamiamo “concepiti” ma “feti”, hanno anche le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere alla coscienza individuale, di una persona. Qualche volta, è accaduto di recente a Firenze, queste persone vengono abortite vive, non ce la fanno nonostante ogni loro sforzo, soccombono dopo un regolare battesimo e vengono seppellite nel silenzio.La pena di morte per la cui virtuale moratoria ci si rallegra oggi è di due tipi: conseguente a un giusto processo o a sentenze di giustizia tribale, compresa la sharia. Sono due cose diverse, ovviamente. Ma la nostra buona coscienza ci induce a complimentarci con noi stessi perché non facciamo differenze, e condanniamo in linea di principio la soppressione legale di un essere umano senza guardare ai suoi motivi, che in qualche caso, in molti casi, sono l’aver inflitto la morte ad altri.Bene, anzi male. Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di aver figli e di amare e desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell’amore. E’ lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. E’ oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l’aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell’eugenetica. Rallegriamoci dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l’arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l’evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione.
see u,
Giangiacomo
Giuliano Ferrara
Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con lasua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486. Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile. Spesso, e in questo caso non li chiamiamo “concepiti” ma “feti”, hanno anche le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere alla coscienza individuale, di una persona. Qualche volta, è accaduto di recente a Firenze, queste persone vengono abortite vive, non ce la fanno nonostante ogni loro sforzo, soccombono dopo un regolare battesimo e vengono seppellite nel silenzio.La pena di morte per la cui virtuale moratoria ci si rallegra oggi è di due tipi: conseguente a un giusto processo o a sentenze di giustizia tribale, compresa la sharia. Sono due cose diverse, ovviamente. Ma la nostra buona coscienza ci induce a complimentarci con noi stessi perché non facciamo differenze, e condanniamo in linea di principio la soppressione legale di un essere umano senza guardare ai suoi motivi, che in qualche caso, in molti casi, sono l’aver inflitto la morte ad altri.Bene, anzi male. Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di aver figli e di amare e desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell’amore. E’ lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. E’ oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l’aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell’eugenetica. Rallegriamoci dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l’arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l’evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione.
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Giangiacomo
martedì 25 dicembre 2007
Contro il Natale buonista (e veltroniano)
No alle esecuzioni per chi ha solo richiesto libertà (perchè non se ne parla?)
Sì alla pena di morte per i criminali (perchè si tende a giustificare i violenti??)
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Giangiacomo
Sì alla pena di morte per i criminali (perchè si tende a giustificare i violenti??)
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Giangiacomo
sabato 6 ottobre 2007
No alle narcosale, luoghi di morte. Sì alle comunità di recupero
Se a Torino venisse approvato il progetto di istituire delle narcosale, la nostra città potrebbe assumere un volto simile a quello di città straniere come Francoforte, dove, ogni giorno, verso l’ora di pranzo, una piccola folla di tossicodipendenti, guardati a vista da poliziotti, si riunisce intorno alla stazione centrale. Sono in attesa che i medici aprano le narcosale, per la consueta distribuzione di siringhe. Una scena che si potrebbe ripetere anche qui, se passasse la mozione presentata da venti consiglieri comunali del centrosinistra, che impegna il sindaco Chiamparino a sperimentare queste “sale del consumo di droga”. Non condivido la posizione di chi afferma “che il loro scopo sia quello di non lasciare sole persone già provate, per attivare un percorso di recupero”. Le “stanze del buco” sono piuttosto, come ha affermato lo stesso psicanalista Claudio Risé, una “proposta delirante e anacronistica”, avanzata già dai ministri Ferrero e Turco. Rappresentano una condizione di resa da parte dello Stato e cedimento alla cultura della morte, rendendo i loro frequentatori tossicodipendenti cronici. Il sindaco Chiamparino dovrebbe allora pensare non alle narcosale, ma a potenziare le comunità di recupero, sul modello di San Patrignano, per il reale recupero di questi ragazzi.
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Giangiacomo
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Giangiacomo
sabato 5 maggio 2007
No al Governo che vuole trasformare i cittadini da clienti a consumatori
Pubblico con piacere il comunicato stampa della Sen. M. G. Siliquini
"Alleanza Nazionale, che è portatrice di un proprio disegno di riforma, non condivide nulla del disegno di legge Mastella,che reputa pericoloso non solo per i professionisti ma per tutti i cittadini, che vengono trasformati da "clienti", che si affidano al professionista che scelgono in virtù di un rapporto fiduciario, a meri"consumatori" di beni o servizi commerciali. Proprio per questo, AN lavora in commissione Giustizia alla Camera per modificare profondamente la proposta del governo, in primis con l'eliminazione delle deleghe" -ha dichiarato l'On.le Maria Grazia Siliquini, responsabile dell'UfficioLibere Professioni di Alleanza Nazionale, intervenendo al convegno"Professionisti: quale futuro?" a Lecce.
"Questo governo, con la sua politica di false liberalizzazioni,in realtà continua ad aggredire i professionisti italiani: le vereliberalizzazioni - ha continuato Siliquini- sono quelle che intervengono su settori strategici come l'energia, le comunicazioni e le aziende municipazizzate, e non riguardano per nulla le professioni italiane, chesono già libere!"
"I professionisti italiani sono oggi 3 milioni, di cui oltre 2milioni già iscritti agli albi e 900.000 i praticanti e -come emerge dal rapporto del CENSIS- negli utlimi 10 anni sono accresciuti del +58%, conil positivo dato che, oggi, un professionista su due ha meno di 40 annidi età. Pertanto non c'è proprio nulla da liberalizzare, perchè l'accesso è così libero che ha consentito una crescita numerica enorme,decisamente superiore rispetto altri paesi come la Francia e laGermania".
"Questo governo -ha proseguito l'on.le Siliquini- in realtà havoluto portare avanti una politica punitiva nei confronti del mondoprofessionale, da sempre categoria autonoma, indipendente e costituitada "liberi pensatori", non inquadrabili nè sindacalmente nè in altromodo. L'attacco si è sviluppato con due mosse: la prima a luglio 2006con il decreto Bersani (che ha eliminato le tariffe, il divieto delpatto di quota lite e introdotto la pubblicità), la seconda a novembre2006, con il disegno di legge Mastella / Bersani, che ha il compito dismantellare definitivamente la maggior parte degli ordini professionali,portando così al crollo delle casse di previdenza con il passaggioall'INPS dell'enorme liquidità dei liberi professionisti. Questo disegno di legge- ha concluso Siliquini- è contestato datutti i professionisti, sia per lo strumento della delega in bianco algoverno sia per i contenuti di omologazione tra ordini e futureassociazioni riconosciute".
see u,
Giangiacomo
"Alleanza Nazionale, che è portatrice di un proprio disegno di riforma, non condivide nulla del disegno di legge Mastella,che reputa pericoloso non solo per i professionisti ma per tutti i cittadini, che vengono trasformati da "clienti", che si affidano al professionista che scelgono in virtù di un rapporto fiduciario, a meri"consumatori" di beni o servizi commerciali. Proprio per questo, AN lavora in commissione Giustizia alla Camera per modificare profondamente la proposta del governo, in primis con l'eliminazione delle deleghe" -ha dichiarato l'On.le Maria Grazia Siliquini, responsabile dell'UfficioLibere Professioni di Alleanza Nazionale, intervenendo al convegno"Professionisti: quale futuro?" a Lecce.
"Questo governo, con la sua politica di false liberalizzazioni,in realtà continua ad aggredire i professionisti italiani: le vereliberalizzazioni - ha continuato Siliquini- sono quelle che intervengono su settori strategici come l'energia, le comunicazioni e le aziende municipazizzate, e non riguardano per nulla le professioni italiane, chesono già libere!"
"I professionisti italiani sono oggi 3 milioni, di cui oltre 2milioni già iscritti agli albi e 900.000 i praticanti e -come emerge dal rapporto del CENSIS- negli utlimi 10 anni sono accresciuti del +58%, conil positivo dato che, oggi, un professionista su due ha meno di 40 annidi età. Pertanto non c'è proprio nulla da liberalizzare, perchè l'accesso è così libero che ha consentito una crescita numerica enorme,decisamente superiore rispetto altri paesi come la Francia e laGermania".
"Questo governo -ha proseguito l'on.le Siliquini- in realtà havoluto portare avanti una politica punitiva nei confronti del mondoprofessionale, da sempre categoria autonoma, indipendente e costituitada "liberi pensatori", non inquadrabili nè sindacalmente nè in altromodo. L'attacco si è sviluppato con due mosse: la prima a luglio 2006con il decreto Bersani (che ha eliminato le tariffe, il divieto delpatto di quota lite e introdotto la pubblicità), la seconda a novembre2006, con il disegno di legge Mastella / Bersani, che ha il compito dismantellare definitivamente la maggior parte degli ordini professionali,portando così al crollo delle casse di previdenza con il passaggioall'INPS dell'enorme liquidità dei liberi professionisti. Questo disegno di legge- ha concluso Siliquini- è contestato datutti i professionisti, sia per lo strumento della delega in bianco algoverno sia per i contenuti di omologazione tra ordini e futureassociazioni riconosciute".
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Giangiacomo
giovedì 1 marzo 2007
Per cosa si è venduto Follini? Per sua moglie!
la conferma, avvenuta poche settimane fa, dell'incarico di direttore generale dell'Agenzia del Demanio per altri cinque anni a Elisabetta Spitz, ha avuto il suo seguito ieri al Senato.
l'architetto Elisabetta Spitz è romana, ma soprattutto moglie del leader dell'Italia di Mezzo: Marco Follini.
proprio una bella storia di "trasversalità politica"!
il vero pigmalione della Spitz è infatti Vincenzo Visco, che le assegnò [con contratto privato e un ottimo lordo annuo] la carica di direttore generale dell'Agenzia del Demanio [che dipende dal Tesoro].
al suo arrivo in via Venti Settembre, Giulio Tremonti dovette [per ovvi doveri di coalizione] rinunciare a mettere su quella poltrona una persona di sua fiducia.
la ramificazione era già politicamente complessa [deprecata a suo tempo dagli stessi vertici dell’Udc] e dopo il voto di ieri sera in Senato sta diventando ancora più interessante...
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Giangiacomo
l'architetto Elisabetta Spitz è romana, ma soprattutto moglie del leader dell'Italia di Mezzo: Marco Follini.
proprio una bella storia di "trasversalità politica"!
il vero pigmalione della Spitz è infatti Vincenzo Visco, che le assegnò [con contratto privato e un ottimo lordo annuo] la carica di direttore generale dell'Agenzia del Demanio [che dipende dal Tesoro].
al suo arrivo in via Venti Settembre, Giulio Tremonti dovette [per ovvi doveri di coalizione] rinunciare a mettere su quella poltrona una persona di sua fiducia.
la ramificazione era già politicamente complessa [deprecata a suo tempo dagli stessi vertici dell’Udc] e dopo il voto di ieri sera in Senato sta diventando ancora più interessante...
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domenica 25 febbraio 2007
I Pacs, la Margherita e la difesa dei principi
Nel precedente post viene richiamato il tema dei Pacs ponendo in evidenza lo stop del ministro Bindi (margherita) alle proposte del ministro Pollastrini (Ds) che vorrebe riconoscere a tutti gli effetti le coppie di fatto. Sui Pacs la posizione dei partiti al governo è molto articolata e le forze in campo sono le seguenti: come il ministro Pollastrini groso modo la pensano i democratici di sinistra, rifondazione comunista, comunisti italiani, verdi e di pietro cioà circa il 60% della coalizione al Governo.
Anche il gruppo di Mastella e la Margherita vogliono tutelare diritti individuali delle coppie di fatto, ma non gradiscono parlare di Pacs. Nella Margherita però bisogna distinguere: la componente laica (maggioritaria) interpreta il programma di Prodi come il gruppone di sinistra e cioè chiede che si riconoscano le coppie di fatto; la componente cattolica (minoritaria) lo sclude. Tra questi ultimi c'è chi cerca un punto di mediazione (Bindi) e chi si oppone in modo più esplicito (Binetti) e chi è pronto a votare proposte dell'Udc a tutela della famiglia (Bobba).
Nella Margherita è poi motivo di grande tensione la formazione del Partito democratico cioà la fusione con Fassino e compagni. Sarà anche vero che la comitiva di Fassino è tutta brava gente, ma qualcuno nella Margherita comincia ad essere stanco di essere insultato perchè cattolico ed è stanco soprattutto di mettere tra parentesi i principi per poter governare insieme. Per ora questo mettere in secondo piano i valori e i principi etici ha funzionato ed ha consentito di governare a Roma, in mote Regioni e comuni importanti come Torino.
Il 18 Gennaio 2007 il vice capogrupo della Margherita in Regione Piemonte, Angela Motta, ha chiaramente affermato in un dibattito televisivo sui Pacs che "i principi devono essere messi da parte altrimenti non si giunge ad una mediazione sui Pacs. La mediazione deve essere trovata sulla soluzione di problemi concreti". Ciononostante nella base della Margherita ci sono insofferenze per questo metodo e si vorrebbe dare ai principi il posto che a loro compete e cioè quello di essere appunto principio, punto di riferimento e orientamento per la risoluzione dei problemi pratici.
Sarà banale, ma forse vale la pena chiedersi:
la nostra condotta, non dovrebbe essere orientata dai principi?
Non sono i principi costituzionali che orientano le leggi?
E le leggi non risolvono e regolano situazioni reali? Le esigenze di governo possono giustificare la deroga dei principi?
E per quanto tempo?
Se questa situazioni non venisse chiarita e perdurasse nel tempo di chi sarebbe la responsabilità?
Quali sono le responsabilità dei cattivi maestri?
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Giangiacomo
Anche il gruppo di Mastella e la Margherita vogliono tutelare diritti individuali delle coppie di fatto, ma non gradiscono parlare di Pacs. Nella Margherita però bisogna distinguere: la componente laica (maggioritaria) interpreta il programma di Prodi come il gruppone di sinistra e cioè chiede che si riconoscano le coppie di fatto; la componente cattolica (minoritaria) lo sclude. Tra questi ultimi c'è chi cerca un punto di mediazione (Bindi) e chi si oppone in modo più esplicito (Binetti) e chi è pronto a votare proposte dell'Udc a tutela della famiglia (Bobba).
Nella Margherita è poi motivo di grande tensione la formazione del Partito democratico cioà la fusione con Fassino e compagni. Sarà anche vero che la comitiva di Fassino è tutta brava gente, ma qualcuno nella Margherita comincia ad essere stanco di essere insultato perchè cattolico ed è stanco soprattutto di mettere tra parentesi i principi per poter governare insieme. Per ora questo mettere in secondo piano i valori e i principi etici ha funzionato ed ha consentito di governare a Roma, in mote Regioni e comuni importanti come Torino.
Il 18 Gennaio 2007 il vice capogrupo della Margherita in Regione Piemonte, Angela Motta, ha chiaramente affermato in un dibattito televisivo sui Pacs che "i principi devono essere messi da parte altrimenti non si giunge ad una mediazione sui Pacs. La mediazione deve essere trovata sulla soluzione di problemi concreti". Ciononostante nella base della Margherita ci sono insofferenze per questo metodo e si vorrebbe dare ai principi il posto che a loro compete e cioè quello di essere appunto principio, punto di riferimento e orientamento per la risoluzione dei problemi pratici.
Sarà banale, ma forse vale la pena chiedersi:
la nostra condotta, non dovrebbe essere orientata dai principi?
Non sono i principi costituzionali che orientano le leggi?
E le leggi non risolvono e regolano situazioni reali? Le esigenze di governo possono giustificare la deroga dei principi?
E per quanto tempo?
Se questa situazioni non venisse chiarita e perdurasse nel tempo di chi sarebbe la responsabilità?
Quali sono le responsabilità dei cattivi maestri?
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