domenica 25 febbraio 2007

Pacs, la strada in salita (fortunatamente!)

A leggere alcuni grandi media la questione dei Pacs avrebbe dominato la scena politica del summit governativo di Caserta. Il ministro della Famiglia sembra aver stoppato i Pacs, nonostante le insistenze della Bonino.

Curiosi i Dico: non vengono chiamati Pacs, cambiano nome e non risultano come un compromesso tra le posizioni dei cattolici e quelle dei radicali. l'istituzione del registro delle "unioni civili", una sorta di matrimonio di serie B non è previsto nel programma Prodi. Inoltre, non manca di segnalare che la Costituzione, all'art. 29, sostiene la famiglia "fondata sul matrimonio"; a sua volta il programma della sinistra sottoposto agli elettori indica la tutela dei diritti individuali delle persone, non il riconoscimento giuridico pubblico delle "coppie di fatto".
Il dibattito sui Pacs si intreccia nella sinistra con la questione del futuro partito democratico, della carte dei valori, della collocazione intrnazionale Le prime bozze del documento costitutivo, che dovranno essere approvate dai vertici dei Ds e della Margherita, sono molto caute sulle questioni etiche e sulla politica estera. L'obiettivo è di rispettare sia la grande tradizione cristiana sia le indicazioni democratiche della Rivoluzione francese.
Questa prudenza sulle linee guida del nuovo parito sta creando una fotte tensione nella sinistra Ds, come emerge dallo stssso rifiuto della presidente piemontese Bresso ad aderire ufficialmente alla nuova formazione, divergendo sia sulle questioni etiche sia sul tema del socialismo (la Bresso insiste per l'adesione al Partito socialista europeo); in realtà il vero nodo è quello della laicità, rifiutando il partito democratico una concezione laicista della storia, nella linea culturale dell'intesa Moro - Berlinguer del 1976, come ha dichiarato lo storico Scoppola, uno degli autori del manifesto del nuovo partito.
Diversamente dalla Bresso è nettamente impegnato per la nuova formazione il sindaco Chiamparino, che da tempo ritiene superati gli schieramenti che fanno riferimento al '900. Chiamparino ritiene inevitabili alcune defezioni, mentre prevede nuove adesioni.
In mezzo al guado sono ora gli amici di Casini entro l'anno, dopo la decisione sul sistema elettorale, dovranno scegliere tra la ricerca di un nuovo accordo con Berlusconi o l'adesisone ad un nuovo centro sinistra con i Democratici, avendo Bossi indebolito la prospettiva di una crisi di governo a breve termine.

In ultimo, simpatica la Bindi come Ministro della Famiglia... fa morire dal ridere: si erge a "difensora" della famiglia e critica la Chiesa che interviene, libera come dovrebbe essere, nel dibattito politico (ma, ricordo a tutti, parlando ai cristiani e a coloro che la ascoltano: non tutti sono obbligati ad ascoltarla!)

see u,
Giangiacomo

1 commento:

Anonimo ha detto...

"Ero gay: i preti mi hanno guarito"

Al «corso» letture sacre e preghiere
FLAVIA AMABILE
ROMA
Lo si può incontrare in una via di Milano, confuso tra la folla del sabato, a fare acquisti con la fidanzata, attento a non spendere troppo perché sta mettendo da parte i soldi per il matrimonio. Tranquillo, «normale» come dice di se stesso, virgolette comprese. Chi lo avesse conosciuto dieci anni fa potrebbe pensare di essersi sbagliato. Invece è proprio Luca Di Tolve, nella sua nuova vita. «Quella - racconta - che mi sono conquistato dopo sei anni di terapia riparativa dell’omosessualità: tre rosari al giorno, gruppi di ascolto, studio della Bibbia e dei testi di Josè Maria Escrivà, il fondatore dell'Opus Dei. Adesso, finalmente, sono guarito».

«Guarito», dice, come se essere gay fosse una malattia, secondo le più bieche posizioni omofobiche. Eppure Luca era omosessuale, e non uno tranquillo. Piuttosto uno da montagne russe, capace di passare dalle eleganti suite newyorchesi al sesso rubato in una «darkroom», dall’ufficio dove dirigeva un team di persone a un parco di notte a consumare rapporti.

Il primo amore
Gay lo è sempre stato, fin da bimbo. «Ricordo la mia infanzia a giocare con le bambole e con le amiche del palazzo volevo sempre fare la mamma», racconta. Già allora i genitori si erano separati, lui viveva in un monolocale a Milano con la mamma «troppo affettuosa, a volte soffocante ma anche tanto indaffarata nella lotta per la sopravvivenza». Andò a finire che in seconda media si innamorò perdutamente del suo compagno di banco «bello, perfetto, forte e dolce allo stesso tempo». Amore non corrisposto. E non solo: «Se ne accorse la prof, anzi, praticamente tutti». Lo sospesero. «Rimasi a letto per giorni, gridavo il nome del mio compagno nel sonno. Lo psicologo disse che ero il classico bambino turbato per la separazione dei genitori e che un altro cambiamento sarebbe stato dannoso».

Il sesso
Luca tornò in classe, riuscì anche a diventare amico del suo «bello». Ma l'amore quello no. «Rimaneva in me un vuoto che mai riuscii a colmare, i miei studi andarono a rotoli, abbandonai la scuola». Dopo un po’ arrivò il sesso, forse anche l'amore, con un ragazzo più grande. Il mondo omosessuale si aprì davanti a lui, «un mondo finalmente pieno di colori dopo tanta amarezza, sentivo di poter finalmente camminare da vincitore e non da sconfitto».

La prima vittoria? Arrivare a Canale 5. Batteva le mani, faceva apparizioni sporadiche, guadagnava quasi nulla ma intanto conosceva meglio l'ambiente. Il passo successivo fu entrare nel giro delle discoteche. Quando anche le discoteche iniziarono a stargli strette passò a occuparsi della sezione turismo dell'Arci Gay. Organizzava viaggi per omosessuali. Gli piacque talmente che pensò di aver finalmente trovato la via giusta. Mise su un'agenzia sua, specializzazione i viaggi a tema, soprattutto negli Usa, ma anche feste ed eventi come il Gay Pride di Napoli. «Ero amato, invidiato, avevo soldi, casa in centro, bei vestiti, in tasca biglietti d'aereo per andare a fare shopping negli Usa quando volevo». Il massimo, insomma. O forse no. «L'Aids marciava trionfante, la vita di amici ventenni con i quali avevo diviso anni lieti, si spegneva miseramente». Anche lui finì nella morsa dell'Hiv. Scomparve il suo lavoro, un sieropositivo non può sottoporsi a una girandola di viaggi e vaccinazioni. Si dissolsero le paillette, iniziò il periodo peggiore. «Tornai a casa di mia madre, ormai risposata, e fu il mio deserto». Ovvero, il momento delle darkroom, dei parchi, del sesso disperato, degli stupefacenti. «Poi ho scoperto il buddismo, e sono arrivate le canzoni. Ho vinto un concorso con testo dedicato a un Dio non ancora decifrato bene».

La svolta
La svolta avvenne per caso. Un giorno un amico omosex dimenticò a casa sua alcuni appunti di filosofia. Luca li sfogliò per curiosità e s’imbattè nelle teorie di Joseph Nicolosi. Spiega: «All'inizio ebbi voglia di prendere a pugni questo signore e le sue idee. Però non riuscivo nemmeno a liberarmene. In fondo che cos'era quell'andare in giro per parchi se non la conferma che anch'io ero vittima di pulsioni, di nevrosi di cui dovevo liberarmi? E perché non riuscivo a raggiungere la felicità con un ragazzo, uno dei tanti conosciuti in quegli anni? Perché nei maschi mi guardavo come in uno specchio, ma era della diversità di una donna che avevo bisogno».

Abbandonò il buddismo, ritrovò il cristianesimo e scoprì per la prima volta l’identità di uomo. «Non dico che sia stato facile, devi saper rinunciare, fermare la caccia al sesso compulsivo che prima praticavo istintivamente». Ci sono voluti sei anni, qualche caduta qui e lì, molta volontà, anche - e un tempo gli sarebbe apparso impensabile - tante preghiere. «Tre rosari al giorno, i corsi del gruppo Chaire e quelli di Living Waters. Un anno fa ho conosciuto la mia fidanzata. Di me sa tutto e ha accettato di starmi accanto». Stanno mettendo da parte i soldi per sposarsi, conta di farcela nel giro di due anni.

La Stampa, 26 Febbraio 2007