venerdì 8 giugno 2007

Chi è l'autore di "Sex Crimes and the Vatican": Colm O'Gorman, un senatore omosessuale bocciato dagli elettori irlandesi

Colm O’Gorman, l’autore del documentario Sex Crimes and the Vatican sui preti pedofili che si è fatto notare per i suoi interventi esagitati ad Annozero, è stato presentato da Michele Santoro come un coraggioso giornalista che da bambino è stato vittima di abusi da parte del famigerato prete pedofilo irlandese Seán Fortune. Come tale merita certamente comprensione e simpatia, anche se Fortune si è suicidato nel 1999 prima del processo, e manca dunque a rigore un accertamento giudiziario del ruolo preciso di O’Gorman in queste tristi e tragiche vicende. Santoro, tuttavia, ha commesso qualche peccato di omissione nel presentare Colm O’Gorman, che è anzitutto un militante omosessuale e un uomo politico. Il più antico rotocalco gay irlandese lo presenta come un gay politician, un “politico gay”.
Il 3 maggio 2007 è stato nominato membro del Senato irlandese dal Primo Ministro,
ed è tuttora senatore. Il Senato della Repubblica d’Irlanda non è eletto dal popolo, e O’Gorman fu nominato dal premier Bertie Ahern, del partito Fianna Fáil, che aveva allora bisogno dei Democratici Progressisti, il partito di O’Gorman, come partner della sua coalizione. Alle elezioni del 24 maggio 2007 per il Dáil Éireann, cioè la Camera dei Deputati, i Democratici Progressisti hanno avuto risultati disastrosi, passando da otto a due seggi.
Nelle stesse elezioni politiche gli elettori irlandesi del collegio di Wexford hanno mostrato che cosa pensano di O’Gorman – che, secondo una prassi comune in Irlanda, si è candidato al Dáil Éireann pur essendo senatore e senza doversi dimettere dal Senato – infliggendogli una sconfitta davvero imbarazzante. O’Gorman
ha raccolto solo 2.162 voti, pari al 3,2%. Resta senatore – una carica, ripetiamolo, non elettiva – ma ha dovuto rimettere nel cassetto i sogni di farsi eleggere come deputato.
Per finire – o per riassumere – una domanda: se anziché come “coraggioso giornalista della BBC” Santoro avesse correttamente presentato O’Gorman come “un senatore gay irlandese che ha appena subito un’umiliante sconfitta elettorale” l’effetto sarebbe stato lo stesso?

see u,
Giangiacomo

9 commenti:

fabio ha detto...

incredibile! davvero pensi che siccome l'accusatore-vittima è gay le sue parole siano false?
operazione di bassa lega. Non amo i gay (anzi), ma la bassezza morale dei cattolici è deprimente

harryburns ha detto...

ma non mi sembra che ne post ci sia scritto che siccome è gay le sue parole sono false. nessuno daltrond eha mai messo in dubbio i semplice fatti documentati e presenti appunto nel video BBC.
Però probabilmente l'impressione generale sul documentario sarebbe diversa. Perchè se il fatto resta tale, il modo di presentarlo, dia ccostarlo ad altri fatti, e di interpretarlo cambia.

Anonimo ha detto...

Il punto non é tanto che il tipo sia Gay oppure no.
Il punto é che gente come Santoro e si riempie la bocca di belle Parole e usa queste persone solo per il bene di un preciso fine politico.
Mettiamo una cosa in chiaro. Se tu parli di pregiudizi, comincia a valutare i pregiudizi contro la chiesa e contro i preti. Come se essere cattolico significhi automaticamente essere pedofilo.
Se fosse cosi allora facciamo una bella statistica e vediamo quanti gay sono pedofili ... cosa ne salterebbe fuori ?
Pensare prima di sbraitare al lupo al lupo !

Anonimo ha detto...

ehm .. mi riferivo a fabio ! ;)

fabio ha detto...

guarda che a me i gay fanno solo schifo! e Santoro è simpatico come una mela bacata!
ed è certo - fortunatamente - che i preti pedofili sono una piccola-minuscola percentuale!

Ma alzare sospetti sulla testimonianza di una vittima solo xkè gay è inaccettabile!
i preti pedofili esistono e vanno combattuti attraverso la magistratura dello Stato! stop!

PS: il caso di Agrigento di Marchese, ammettiamolo, è vergognoso! la curia gli ha chiesto 200mila euro di danni d'immagine! alla vittima!

Anonimo ha detto...

L'ennesima bufala: il Papa non è mai stato "incriminato" in una causa in Texas

In questi giorni leggiamo spesso che il cardinale Joseph Ratzinger sarebbe stato “incriminato” nel 2005 in Texas per avere “protetto i preti pedofili”, e si sarebbe salvato solo perché, eletto Papa, avrebbe iniziato a godere dell’immunità in quanto capo di Stato estero. Si tratta dell’ennesima bufala, lanciata dal parlamentare anticlericale Maurizio Turco e ripresa dal matematico e attivista dell’ateismo militante Piergiorgio Odifreddi. Va bene non conoscere il diritto canonico, ma qualche modesta informazione sul diritto in genere si richiede a chiunque voglia interloquire su questioni del genere.

Anche molti studenti medi – ma, sembra, non Turco e Odifreddi – conoscono la differenza fra diritto civile e diritto penale. Nelle cause penali si è “incriminati” per avere commesso un reato. Nelle cause civili si è “citati” in giudizio (non incriminati) da qualcuno che pensa di avere subito un torto. Mentre si è incriminati dopo un’indagine, che può originare da una querela di parte ma dove una pubblica autorità indaga sul caso e decide che vi sono almeno indizi di un possibile reato, per essere citati in una causa civile basta che un avvocato si rechi da un ufficiale giudiziario con le carte e i bolli in regola.

Così può avvenire che sia citato letteralmente chiunque. La citazione non implica nessun accertamento delle ragioni e dei torti (dunque, della fondatezza della citazione stessa), che semmai verrà dopo. Negli Stati Uniti in un caso famoso qualcuno citò perfino “Satana e i suoi diavoli”: problemi di notifica e di giurisdizione portarono al rigetto delle domande, ma la citazione era partita con tutti i timbri e i bolli in regola.

Dopo queste premesse che ribadiscono l’ovvio, ci chiediamo: nel caso deciso il 22 dicembre 2005 a Houston (Texas) dal giudice Lee Rosenthal il cardinale Joseph Ratzinger era stato “incriminato”? La risposta è no. Il cardinale Ratzinger era stato citato in giudizio dallo studio legale Kahn Merritt & Allen in una causa civile relativa a danni reclamati all’Arcidiocesi di Houston da persone che si asserivano molestate sessualmente da un seminarista della stessa Arcidiocesi, Juan Carlos Patino-Arango. L’ex-seminarista è anche oggetto di una diversa causa penale, con la quale però il cardinale Ratzinger non c’entra nulla. La mossa dello studio Kahn mirava evidentemente a massimizzare l’importo dei danni esigibili, sia coinvolgendo le casse della Santa Sede sia creando la massima risonanza mediatica intorno al caso. Su parere (obbligatorio) del Dipartimento di Stato cui ha ritenuto di conformarsi, il giudice Rosenthal ha ritenuto improcedibile la citazione contro il cardinale Ratzinger in quanto rivolta contro un capo di Stato estero. Peraltro, lo studio Kahn non inventava nulla. In passato studi legali creativi avevano già cercato di citare Giovanni Paolo II e la Congregazione per la dottrina della fede per danni, senza mai ottenere soddisfazione dai giudici per una vasta gamma di ragioni procedurali.

Comunque sia, la parola “incriminato” nella lingua italiana ha un senso specifico, che si riferisce a “crimini” e a processi penali. Le cause civili non c’entrano, e chi sostiene che l’attuale Papa Benedetto XVI è stato incriminato in Texas o mente sapendo di mentire o manifesta una vera e propria idiosincrasia quando si tratta di questioni giuridiche anche molto semplici.

see u

Grendel ha detto...

Sull'argomento del post: e allora?
Sul commento dell'anonimo poco informato: ovvio che non è stato messo in stato d'accusa ("indicted"), visto che il vice segretario alla giustizia del governo USA, Peter Keisler, ha applicato la "suggestion of immunity".
Documentarsi prima di dire corbellerie, SVP.
E, possibilmente, evitare di copiaincollare i ciclostilati della parrocchia.

G. ha detto...

Preti pedofili, Santoro ci ha aiutato a capire?
di Massimo Introvigne (Oggi, n. 24, 13 giugno 2007)
No. Sia il video BBC che la presentazione di Santoro hanno confuso processo canonico e diritto civile, e segretezza del processo e segretezza del delitto. L’istruzione Crimen sollicitationis del 1962 e la lettera De delictis gravioribus firmata dal cardinale Ratzinger nel 2001 impongono che il processo canonico si svolga a porte chiuse: ma la sentenza è pubblica e il delitto non è tenuto affatto segreto. La stessa Crimen sollicitationis (oggi peraltro non più in vigore) minaccia di scomunica non chi denunci un abuso sessuale ma al contrario chi – vittima o testimone – avendone conoscenza non lo denunci. Chi sostiene tesi diverse forse non riesce a capire il latino in cui sono scritti i documenti.

Anche un solo prete pedofilo è uno di troppo. Ma non tutti quelli che citano i dati del maggiore studio americano sul tema, del John Jay College, li hanno capiti. Parlano di quattromila sacerdoti accusati, in mezzo secolo, di rapporti sessuali con minorenni. Ma accusati non vuol dire condannati: le condanne sono state 105. Lo scarto tra accuse e condanne si spiega in qualche caso per transazioni prima del processo, in molti altri perché i sacerdoti erano innocenti. E rapporti sessuali con minorenni – magari con una diciassettenne – non vogliono dire pedofilia. I veri e propri pedofili accusati sono stati ottocento, i condannati una quarantina. Troppi: e i vescovi che non hanno vigilato infatti sono stati rimossi, soprattutto da quando di queste vicende ha cominciato a occuparsi con grande severità il cardinale Ratzinger. Colpire con rigore estremo i pochi pedofili travestiti da preti è obbligatorio, falsificare le cifre è invece un inganno, così come insistere sul fatto che un tribunale americano su istanza della parte civile ha cercato di incriminare il Papa. In America dare corso a queste istanze è un atto dovuto, e un altro tribunale ha cercato d’incriminare (non è uno scherzo) perfino “Satana e i suoi diavoli”. Come per il Papa, ci sono stati problemi di notifica.

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Giangiacomo

G. ha detto...

carissimo grandel,
mi spiace, nessun ciclostilato parrocchiale.
fatti, atti, documenti, prove, verità.
niente ideologia... forse è questo che vi lascia sorpresi e quindi attaccate?
non si può infatti rispondere altrimenti alla Verità

see u,
Giangiacomo