sabato 15 settembre 2007

15 Settembre 2006, la morte di Oriana Fallaci

Un anno fa...

“La gente come me ha un bel dire: io-con-la-chiesa-cattolica-non-c’entro. C’entro, ahimè c’entro”.





Occidente: Oriana Fallaci (1929-2006)







"Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere" (Oriana Fallaci).


"Wake up Occident, wake up! They declared war on us and war is what they got. We have to hang tough!" (Oriana Fallaci).



see u,
Giangiacomo

6 commenti:

G. ha detto...

Oriana Fallaci, il pericolo islamico e l'«Eurabia»


"[...] l'incompreso flagello che stiamo vivendo con l'invasione islamica dell'Occidente"

(Oriana Fallaci, «Barbablù e il mondo nuovo. La furia di Oriana Fallaci contro chi ha ucciso la bella addormentata», intervista a Christian Rocca, in «Il Foglio», 13.4.2005).

"L'Europa non è più l'Europa; è diventata l'«Eurabia», una colonia dell'islam, nella quale l'invasione islamica non procede soltanto in senso fisico ma penetra anche nelle menti e nella cultura. Il servilismo nei confronti degli invasori ha avvelenato la democrazia, con ovvie conseguenze per la libertà di pensiero e per lo stesso concetto di libertà"

(Oriana Fallaci, «Profeta del declino», intervista a Tunku Varadarajan, in «Wall Street Journal», 23.6.2005, trad. it. in «Il Foglio», 24.6.2005).

"tre punti che considero cruciali

Punto numero uno. [...] l'immigrazione [...] il Cavallo di Troia che ha penetrato l'Occidente e trasformato l'Europa in ciò che chiamo Eurabia. [...].

Punto numero due. Non credo nella fandonia del cosiddetto pluriculturalismo. [...] E ancor meno credo nella falsità chiamata Integrazione. [...] gli immigrati mussulmani materializzano così bene l'avvertimento che nel 1974 ci rivolse all'ONU il loro leader algerino Boumedienne. «Presto irromperemo nell'emisfero Nord. E non vi irromperemo da amici, no. Vi irromperemo per conquistarvi. E vi conquisteremo popolando i vostri territori coi nostri figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria. [...]. Punto numero tre. Soprattutto non credo alla frode dell'Islam Moderato. [...] E continuerò a ripetere: «Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere»"

(Oriana Fallaci, Discorso in occasione della consegna dell'Annie Taylor Award, «Un tuffo sulle cascate del Niagara», in «Il Foglio», 3.12.2005)


"Sì, io odio i Bin Laden. Odio gli Zarkawi. Odio i kamikaze e le bestie che ci tagliano la testa e ci fanno saltare in aria e martirizzano le loro donne. Odio i bastardi che insozzano le facciate delle chiese. Odio gli Ward Churchill, i Noam Chomsky, i Louis Farrakhan, i Michael Moore, i complici i collaborazionisti, i traditori, che ci vendono al nemico"

(Oriana Fallaci, Discorso in occasione della consegna dell'Annie Taylor Award, «Un tuffo sulle cascate del Niagara», in «Il Foglio», 3.12.2005).

"Non è vero che la verità stia sempre nel mezzo. A volte sta da una parte sola".

(Oriana Fallaci, «Barbablù e il mondo nuovo. La furia di Oriana Fallaci contro chi ha ucciso la bella addormentata», intervista a Christian Rocca, in «Il Foglio», 13.4.2005).

Oriana Fallaci e il suicidio dell'Occidente

"[...] sono crollati e crollano [...] tutti i popoli che dimenticano di avere un'anima. Ci stiamo suicidando, cari miei. Ci stiamo uccidendo col cancro morale, con la mancanza di moralità, con l'assenza di spiritualità. [...] Ecco perché l'Europa è diventata Eurabia e l'America rischia di diventarlo. Ed ecco perché, segnati in fronte dal marchio di cui parlo ne «L'Apocalisse», il marchio della schiavitù e della vergogna, molti occidentali finiranno inginocchiati sul tappetino a pregare cinque volte al giorno il nuovo padrone cioè Allah"

(Oriana Fallaci, «Noi Cannibali e i Figli di Medea», in «Corriere della Sera», 3.6.2005).

"[...] l'Occidente è [...] malato. Malato del cancro morale e intellettuale di cui parlo nella mia Trilogia. E sa qual è il particolare più miserevole? È che ad alimentare quel cancro sono proprio coloro i quali si definiscono progressisti, illuminati, liberali, uomini e donne di sinistra"


(Oriana Fallaci, «Barbablù e il mondo nuovo. La furia di Oriana Fallaci contro chi ha ucciso la bella addormentata», intervista a Christian Rocca, in «Il Foglio», 13.4.2005).

"Dal Pacifico all' Atlantico, dall'Atlantico al Mediterraneo, dal Mediterraneo al Mar Artico, l'Occidente è malato di una malattia che nemmeno miliardi di cellule staminali potrebbero guarire: il cancro morale, intellettuale e morale [...] Proprio a causa di quel cancro non comprendiamo più il significato della parola Morale, non sappiamo più separare la moralità dall'immoralità o dall'amoralità"

(Oriana Fallaci, «Noi Cannibali e i Figli di Medea», in «Corriere della Sera», 3.6.2005).

"[...] Eurabia dove parlare di pietà e di speranza non va più di moda, dove le radici cristiane non sono più rivendicate nemmeno da una presunta Costituzione"

(Oriana Fallaci, «Barbablù e il mondo nuovo. La furia di Oriana Fallaci contro chi ha ucciso la bella addormentata», intervista a Christian Rocca, in «Il Foglio», 13.4.2005).

"Non si può sopravvivere se non si conosce il passato. Noi sappiamo perché le altre civiltà sono scomparse: per eccesso di benessere e ricchezza e per mancanza di moralità e spiritualità... Nel momento stesso in cui rinunci ai tuoi principi e ai tuoi valori... in cui deridi questi principi e questi valori, tu sei morto, la tua cultura è morta e la tua civiltà è morta"

(Oriana Fallaci, «Profeta del declino», intervista a Tunku Varadarajan, in «Wall Street Journal», 23.6.2005, trad. it. in «Il Foglio», 24.6.2005).

Oriana Fallaci, il cristianesimo, la Chiesa e Benedetto XVI


"[...] Ratzinger ha ragione quando scrive che ormai l'Occidente nutre una specie di odio verso sé stesso, non ama più sé stesso"

(Oriana Fallaci, «Noi Cannibali e i Figli di Medea», in «Corriere della Sera», 3.6.2005).

"Benedetto XVI. Un Papa [...] che io rispetto profondamente da quando leggo i suoi intelligentissimi libri. Un Papa, inoltre, col quale mi trovo d'accordo in parecchi casi. Per esempio, quando scrive che l'Occidente ha maturato un odio con-tro sé stesso. Che non ama più sé stesso, che ha perso la sua spiritualità e rischia di perdere anche la sua identità"

(Oriana Fallaci, Discorso in occasione della consegna dell'Annie Taylor Award, «Un tuffo sulle cascate del Niagara», in «Il Foglio», 3.12.2005).

"Io sono atea, e se un'atea e un Papa pensano la stessa cosa ci deve essere qualcosa di vero. È semplicissimo! Qui ci deve essere qualche verità umana che va al di là della religione"

(Oriana Fallaci, «Profeta del declino», intervista a Tunku Varadarajan, in «Wall Street Journal», 23.6.2005, trad. it. in «Il Foglio», 24.6.2005).

"Io sono cristiana. [...] Io sono un'atea cristiana"

(Oriana Fallaci, «Barbablù e il mondo nuovo. La furia di Oriana Fallaci contro chi ha ucciso la bella addormentata», intervista a Christian Rocca, in «Il Foglio», 13.4.2005).

Oriana Fallaci e la democrazia


"Di sicuro vi sono molte cose che vorrei cambiare. Cioè non mantenere, non conservare. Una è l'uso e l'abuso della libertà non vista come Libertà ma come licenza, capriccio, vizio. Egoismo, arroganza, irresponsabilità. Un'altra è l'uso e l'abuso della democrazia non vista come il matrimonio giuridico dell'Uguaglianza e della Libertà ma come rozzo e demagogico egualitarismo, insensato diniego del merito, tirannia della maggioranza"

(Oriana Fallaci, Discorso in occasione della consegna dell'Annie Taylor Award, «Un tuffo sulle cascate del Niagara», in «Il Foglio», 3.12.2005).

Oriana Fallaci rinviata a giudizio dalla magistratura italiana per vivilipendio all'Islam

"in America, oggi, il rischio della dittatura non viene dal potere esecutivo: viene dal potere giudiziario. E nel resto dell'Occidente, lo stesso. Pensi all'Italia, dove, come ha capito la Sinistra che se ne serve senza pudore, lo strapotere dei magistrati ha raggiunto vette inaccettabili. Impuniti ed impunibili, sono i magistrati che oggi comandano. Manipolando la Legge con interpretazioni di parte cioè dettate dalla loro militanza politica e dalle loro antipatie personali, approfittandosi della loro immeritata autorità e quindi comportandosi da padroni"

(Oriana Fallaci, «Barbablù e il mondo nuovo. La furia di Oriana Fallaci contro chi ha ucciso la bella addormentata», intervista a Christian Rocca, in «Il Foglio», 13.4.2005).

Oriana Fallaci e aborto, embrione, eutanasia

"[...] non la penso come coloro i quali affermano che un feto e a maggior ragione un embrione non è ancora un essere umano. Secondo me, noi siamo ciò che saremo fin dall'istante in cui si accende quella goccia di vita. E l'idea di abortire non mi ha mai sfiorato il cervello. Anzi, mi ha sempre inorridito [...] L'idea che in America si conservino trecentomila embrioni umani congelati e che almeno centomila se ne conservino in Europa, almeno trentamila in Italia, Dio sa quanti in Cina e negli altri paesi senza controllo, mi inorridisce quanto l'idea di aborto. Mi strazia quanto l'esecuzione di Terri [Schiavo, ndr] e concludo: non me ne importa nulla che manipolare cioè assassinare quegli embrioni serva a guarire malattie come la sclerosi amiotrofica di Stephen Hawking. Non me ne importerebbe nemmeno se servisse a curare il mio cancro, a regalarmi il tempo di cui ho bisogno per finire il lavoro che rischio di lasciare incompiuto. E l'eutanasia? Idem. La parola eutanasia è per me una parolaccia. Una bestemmia nonché una bestialità [...] il Testamento biologico è una buffonata"


(Oriana Fallaci, «Barbablù e il mondo nuovo. La furia di Oriana Fallaci contro chi ha ucciso la bella addormentata», intervista a Christian Rocca, in «Il Foglio», 13.4.2005).

"I genitori che stufi di curare i bambini handicappati li abbandonano negli istituti dove muoiono di stenti o di polmonite sono Barbablù. La madri che partoriscono per gettare il neonato nel cassonetto della spazzatura sono Barbablù. Gli scienziati che custodiscono gli embrioni congelati nei laboratori sono Barbablù. I Barbablù di un mondo che ciancia di eguaglianza e democrazia ma invece si compone di uomini Alfa, uomini Beta, uomini Gamma"

(Oriana Fallaci, «Barbablù e il mondo nuovo. La furia di Oriana Fallaci contro chi ha ucciso la bella addormentata», intervista a Christian Rocca, in «Il Foglio», 13.4.2005).

"[...] dietro questo referendum [referendum giugno 2005 sulla procreazione artificiale] v'è un progetto anzi un proposito inaccettabile e terrificante. Il progetto di reinventare l'Uomo in laboratorio, trasformarlo in un prodotto da vendere come una bistecca o una bomba. Il proposito di sostituirsi alla Natura, manipolare la Natura, cambiare anzi sfigurare le radici della Vita, disumanizzarla massacrando le creature più inermi e indifese. Cioè i nostri figli mai nati, i nostri futuri noi stessi, gli embrioni umani che dormono nei congelatori delle banche o degli Istituti di Ricerca"

(Oriana Fallaci, «Noi Cannibali e i Figli di Medea», in «Corriere della Sera», 3.6.2005).

"[...] bando alle chiacchiere e alle ipocrisie: se al posto di Birkenau e Dachau eccetera ci metti gli Istituti di Ricerca gestiti dalla democrazia, se al posto dei gemelli vivisezionati da Mengele ci metti gli embrioni umani che dormono nei congelatori, il discorso non cambia"

(Oriana Fallaci, «Noi Cannibali e i Figli di Medea», in «Corriere della Sera», 3.6.2005).

"Quando porti il discorso su Hitler e sul nazismo, su Mengele, fanno gli offesi anzi gli scandalizzati. Cianciano di pregiudizi, protestano che il paragone è illegittimo. Poi nel più tipico stile bolscevico ti mettono alla gogna. Ti chiamano bigotto, baciapile, servo del Papa e del Cardinale Ruini, mercenario della Chiesa Cattolica. Ti dileggiano con le parole retrogrado-oscurantista-reazionario e posando a neo-illuministi, a progressisti, avanguardisti, ti buttano in faccia le solite banalità. Strillano che non si può imporre le mutande alla Scienza, che il Sapere non può essere imbrigliato, che il Progresso non può essere fermato, che i fatti sono più forti dei ragionamenti, che il mondo va avanti malgrado gli ottusi come te. Come me"

(Oriana Fallaci, «Noi Cannibali e i Figli di Medea», in «Corriere della Sera», 3.6.2005).


"io credo che fin dal momento in cui lo spermatozoo feconda l'ovulo e la cellula primaria diventa due cellule poi quattro poi otto poi sedici insomma prende a moltiplicarsi, noi siamo ciò che saremo. Cioè esseri umani"

(Oriana Fallaci, «Noi Cannibali e i Figli di Medea», in «Corriere della Sera», 3.6.2005).

"Sono innamorata, io, della vita. Ma a guarire i miei cancri iniettandomi la cellula d'un bambino mai nato mi parrebbe d'essere un cannibale. Una Medea che uccide i propri figli" ("Donna maledetta, aborrita dagli Dei, da me, dall'intero genere umano. Crepa, essere osceno, assassina dei tuoi figli" le dice Euripide attraverso Giasone).

(Oriana Fallaci, «Noi Cannibali e i Figli di Medea», in «Corriere della Sera», 3.6.2005).

"la Scienza è come il fuoco. Può fare un gran bene o un gran male. Come il fuoco può scaldarti, disinfettarti, salvarti, oppure incenerirti. Distruggerti. Come il fuoco, spesso fa più male che bene. E il motivo è proprio quello che, come il fuoco, non si pone problemi morali. Per lei tutto ciò che è possibile è lecito"

(Oriana Fallaci, «Noi Cannibali e i Figli di Medea», in «Corriere della Sera», 3.6.2005).

"Ratzinger ha ragione anche quando dice che in nome della Scienza ai diritti della Vita vengono inflitte ferite sempre più gravi. Ha ragione anche quando dice che con gli esperimenti sugli embrioni umani la dignità dell'Uomo viene vilipesa anzi negata. Ha ragione anche quando dice che se non vogliamo perdere il rispetto per l'Uomo bisogna demistificare la ricerca scientifica, demitizzare la Scienza, cioè smettere di considerarla un idolo o una divinità"

(Oriana Fallaci, «Noi Cannibali e i Figli di Medea», in «Corriere della Sera», 3.6.2005).


"dimmi se queste ricerche per cui i promotori del referendum invocano la libertà illimitata non sono associabili coi campi di Dachau e Birkenau ed Auschwitz e Mauthausen. Dimmi se queste ricerche in apparenza fatte per guarire le malattie in realtà non puntano a qualcosa che assomiglia molto all'hitleriano sogno d'una società composta soltanto di biondi con gli occhi azzurri. Dimmi se col pretesto della terapeutica la Scienza e il Progresso non contemplano un mondo di super uomini e super donne da fabbricare nei laboratori"

(Oriana Fallaci, «Noi Cannibali e i Figli di Medea», in «Corriere della Sera», 3.6.2005).

Oriana Fallaci, l'uomo, la donna e la famiglia

"[i politici] il matrimonio non lo definiscono più per quello che è ossia l'unione d'un uomo e d'una donna presumibilmente in grado di procreare, l'istituto giuridico che regola la necessità di perpetuare la specie, bensì un'unione e un istituto che con gli stessi diritti spetta a due individui del medesimo sesso. Quindi, non in grado di perpetuarla. E pazienza se (l'ho già scritto ne «L'Apocalisse») a contare sull'omosessualità la nostra specie si estinguerebbe come si estinsero i dinosauri. Pazienza se con l'adozione gay, resa possibile dal matrimonio gay, anziché un babbo e una mamma il bambino adottato si trova con due babbi o due mamme. Pazienza se con due babbi o due mamme cresce ignorando il concetto di paternità e di maternità..."

(Oriana Fallaci, «Noi Cannibali e i Figli di Medea», in «Corriere della Sera», 3.6.2005).

Il testamento di Oriana Fallaci

"Io non sono giovane ed energica [...]. Non ho la salute [...]. A dirla in modo brusco e brutale, sono disperatamente malata. Ho raggiunto ciò che i dottori chiamano la Fine della Strada, e non durerò a lungo. Ma sapere che voi fate quello che fate, pensare che voi sarete qui quando io non ci sarò più, mi aiuta parecchio a esercitare quel dovere contro il nemico. A non dargli pace finché avrò un filo di fiato"

(Oriana Fallaci, Discorso in occasione della consegna dell'Annie Taylor Award, «Un tuffo sulle cascate del Niagara», in «Il Foglio», 3.12.2005).


«Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre»

(Oriana Fallaci, La rabbia e l'orgoglio, 2001).

see u,
Giangiacomo

michel ha detto...

Breve ricordo personale di Oriana Fallaci
tratto da: Il Foglio, 16.9.2006.

La mattina in cui Oriana Fallaci mi ha chiamato a casa ho subito pensato a uno scherzo. Sapevo che non parlava con nessuno, che non vedeva nessuno, che non consentiva a nessuno di invadere il suo spazio. Era vero, anzi verissimo. Ma era vero anche il contrario. Una volta che ti faceva entrare nella sua brownstone bianca sull’Upper East Side ti sentivi come a casa tua, provvisoriamente ospite di un mito. Un anno prima dell’11 settembre mi ero imbattuto nei suoi libri e nelle sue fantastiche interviste, naturalmente snobbati dall’élite del nostro paese. Non mi capacitavo del fatto che per un decennio ci fossimo dimenticati di lei, della nostra più grande giornalista e scrittrice. O, forse, sapevo benissimo per quale motivo le venivano preferiti altri mostri sacri, anche se sconosciuti oltre Chiasso. Qui in America hanno inventato un termine per definire il suo stile personale di raccontare le storie, “it’s-all-about-me-journalism”. Ed era questa la chiave del suo successo, la sua ricetta per far entrare il lettore nel racconto e non farlo più staccare dalle sue pagine. Avreste dovuto vederla mentre scriveva, anzi mentre componeva. Scandiva le frasi seguendo una sua metrica, quasi cantava. E se il suono delle parole non le piaceva, zac, tagliava, ricominciava e non si fermava fino a quando non aveva trovato il ritmo giusto. Oriana era tosta, dura, difficile, ma sapeva essere anche molto gentile. Era una grande cuoca, stupefacente (“cosa credeva, che fossi una di quelle giornaliste in carriera?”). Soprattutto era una persona geniale. Non le sfuggiva nulla. Intuiva al volo le cose e capiva dove sarebbero andate a parare, malgrado ormai la malattia l’avesse sfiancata. “Lo scriva, Christian, mi faccia il favore di scriverlo quando muoio”, mi ripeteva ogni volta che l’accusavano e non si accorgevano che stavano parlando di una persona che non era lei. Scrivo questo, allora: il grande dispiacere della sua vita è stato quello di non aver mai avuto un figlio, quel figlio mai nato a cui aveva indirizzato la famosa lettera. L’aveva tenuto in grembo per alcuni mesi e poi l’aveva sepolto sotto l’altare della cappella di famiglia. Lo andava a trovare spesso, lo chiamava “il mio bambino”.

see u

nene ha detto...

avrei tante cose da dire in merito... ma ti ringrazio solo.

e ti chiedo una preghiera per tutti i bambini che non ho visto nascere in questi giorni per colpa della società
"biondi-occhiazzurri"...

Igor ha detto...

mi unisco al ricordo.
peccato che a Milano l'abbiano fatto nella maniera peggiore imbrattando la sua targa.

Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...
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