giovedì 17 gennaio 2008

Università La Scemenza di Roma

D'ora in poi sarà per sempre L'Università La Scemenza di Roma.

C'è da dire che in un paese serio, con una classe politica con un briciolo di dignità, il governo sarebbe già caduto (opposizione, dove sei?).
Almeno Mussi avrebbe dovuto già dare le dimissioni, insieme al Rettore della Scemenza, e a 67 personaggi che non possono neanche dedicarsi ai lavori socialmente utili, come il recupero e la rieducazione di soggetti svantaggiati, per esempio i teppisti. Ne abbiamo visti tanti, in questi giorni, alla Scemenza. Non possono educare, quei 67, sono "educatori" tutti da rieducare, e d'altra parte, come fanno a non venir fuori teppisti, alla Scemenza, con cotanti educatori?
Cosa ha a che fare con l'università tutta questa gente?
E che ti dice invece, Mussi, il peggior ministro (ma perchè il meno contestato?) dell'Università che la storia italica ricordi? "Spero che questo errore l'Università italiana non lo commetta mai più". Cioè: la prossima volta che viene un Papa, speriamo vada meglio.
Strepitoso. Commovente. Profondo. Soprattutto, molto significativo.
Insomma, la monnezza da Napoli è salita a Roma, ed eccoci qua. E pensare che proprio sul viaggio del Papa avevamo intenzione di giudicare la Turchia. Dicevamo che se quel paese si fosse dimostrato intollerante in occasione della visita di Benedetto XVI, non se ne sarebbe dovuto accettare l'ingresso in Europa. E adesso, che si fa? Esportiamo La Scemenza in Turchia? Non la vogliono. Là sono più civili.

Due proposte:

Per capire l'antefatto, un pezzo di Renato Farina: www.clonline.org/articoli/ita/libero130108farina.pdf

La seconda. Visto che a Benedetto XVI è stato impedito di parlare, domenica prossima, tutti in Piazza San Pietro ad ascoltarlo! La piazza deve essere più piena del solito: tutti quanti là, dobbiamo trovarci, domenica mattina all'angelus.

see u,
Giangiacomo

6 commenti:

G. ha detto...

domenica prossima TUTTI A SAN PIETRO all'Angelus del Papa!

L'ha proposto a tutti il Card. Ruini con il seguente comunicato:

Il Vicariato di Roma ha seguito passo dopo passo, in stretta collaborazione con i competenti organi della Santa Sede, le tristi vicende che hanno costretto il Santo Padre a rinunciare alla visita all'Università " La Sapienza", alla quale era stato da molto tempo invitato. In questa circostanza, che colpisce tanto dolorosamente tutta la nostra città, la Chiesa di Roma esprime la sua filiale e totale vicinanza al proprio Vescovo, il Papa, e dà voce a quell'amore, a quella fiducia, a quell'ammirazione e gratitudine per Benedetto XVI che è nel cuore del popolo di Roma.
Per consentire a tutti di manifestare questi sentimenti, invito i fedeli, ma anche tutti i romani, ad essere presenti in Piazza San Pietro per la recita dell'Angelus di domenica prossima 20 gennaio. Sarà un gesto di affetto e di serenità, sarà espressione della gioia che proviamo nell'avere Benedetto XVI come nostro Vescovo e nostro Papa.

E noi ci saremo!

see u,
Giangiacomo

Centro Studi Tocquevile-Acton e la Fondazione Novae Terrae ha detto...

riportiamo il comunicato dell'agenzia SIR.

Un invito rivolto non solo ai fedeli, ma "a tutti i romani", ad essere
presenti in piazza S. Pietro per la recita dell'Angelus di domenica
prossima, 20 gennaio. A rivolgerlo è oggi il card. Camillo Ruini, vicario
del Papa per la diocesi di Roma, come "gesto di affetto e di serenità" ed
"espressione della gioia che proviamo nell'avere Benedetto XVI come nostro
vescovo e nostro Papa". Il Vicariato di Roma - si legge in una nota - "ha
seguito passo dopo passo, in stretta collaborazione con i competenti organi
della Santa Sede, le tristi vicende che hanno costretto il Santo Padre a
rinunciare alla visita all'Università La Sapienza, alla quale era stato da
molto tempo invitato". "In questa circostanza, che colpisce tanto
dolorosamente tutta la nostra città - si legge ancora nel comunicato,
firmato dal card. Ruini - la Chiesa di Roma esprime la sua filiale e totale
vicinanza al proprio Vescovo, il Papa, e dà voce a quell'amore, a quella
fiducia, a quell'ammirazione e gratitudine per Benedetto XVI che è nel cuore
del popolo di Roma".

Anonimo ha detto...

Benedetto e la Sapienza



Il professor Andrea Frova, docente di Fisica, è uno dei tanti scienziati dell’Università La Sapienza che hanno firmato la lettera indirizzata al Magnifico Rettore, Renato Guarini…

Perché non gradite la presenza di Benedetto XVI?

«Non si tratta di una semplice presenza. Il Papa terrà un discorso. Anzi inizialmente era previsto addirittura che tenesse il discorso ufficiale di apertura. Come si può pensare di affidare l’inaugurazione del nostro anno accademico ad un capo di Stato estero che è anche capo della Chiesa cattolica? ...Questo Papa ha da sempre un atteggiamento chiuso, direi ostile verso la sc ienza. Per quanto mi riguarda ho trovato inaccettabile la sua posizione nei confronti del processo a Galileo e della sua successiva riabilitazione. Posizione reazionaria ed anche sgradevole visto che, citando tra l’altro l’affermazione di Feyerabend, Ratzinger la definisce un’operazione politicamente conveniente. …Anche nella sua ultima enciclica Ratzinger contrappone scienza e fede: la sua argomentazione è che se la scienza arriva a conclusioni che in qualche modo si oppongono alla fede la scienza deve ritrattare. …». …



[Francesca Angeli, «È ostile alla scienza, non lo vogliamo» – il Giornale 14-01-08]





…la protesta in corso sembra rispondere al puro e semplice intento di impedire la presenza e insieme la parola a ch i risulta ideologicamente sgradito. Lo ha chiarito apertamente in un’intervista di ieri al Corriere uno dei più illustri tra gli aderenti alla protesta, Alberto Asor Rosa, illustrandone il merito in questi termini: «Non si può prescindere da un magistero pontificio fortemente connotato da posizioni conservatrici e reazionarie». …Un punto di vista, ce lo consentirà Asor Rosa, che ricorda sgradevolmente quegli episodi, di cui in passato si sono rese responsabili più volte alcune università italiane, quando al loro interno si è cercato (spesso con successo) di impedire di prendere la parola a studiosi ebrei o israeliani perché considerati vicini a posizioni «sioniste». …Un’eguale, forte, perplessità suscita l’altra motivazione addotta dalla protesta, quella che contesta al Papa, per usare sempre le parole di Asor Rosa, le «continue intromissioni nella vita privata e pubb lica del Paese». Ma anche qui: cosa è questo se non un giudizio di evidente natura politica, sul quale peraltro, Asor Rosa ne converrà, la metà o forse più del Paese non sarebbe d’accordo? …la protesta …non è rivolta già a esprimere giudizi, bensì a impedire a qualcun altro, cioè al Papa, di aprire bocca. …In verità, dietro molte voci che animano la protesta (e che ne spiegano l’asprezza) c’è un’idea più radicale e più inquietante. L’idea che la visita di un papa significhi, in quanto tale, la violazione dello statuto pubblico, e perciò pluralista, dell’istituzione universitaria. C’è l’idea che in una democrazia che vuole essere tale la religione debba essere esclusa da qualsiasi spazio pubblico; che esistono orientamenti culturali e ideali – e quelli religiosi sarebbero i primi tra questi – i quali so no radicalmente incompatibili vuoi con la società democratica e con il suo ethos pubblico, vuoi più in generale con una moderna visione del mondo. E che quindi nell’università possa trovare posto e avere corso esclusivamente quello che si autodefinisce compiaciutamente il «libero pensiero». Idea inquietante che mette inevitabilmente capo a una sorta di obbligatorio laicismo di Stato, di pubblica preferenza sociale accordata all’irreligiosità: tutta roba in cui l’autentica tradizione liberale si è sempre ben guardata dal riconoscersi, ravvisandovi giustamente una più che probabile anticamera del dispotismo.



[Ern esto Galli della Loggia, Il laicismo obbligatorio – Corriere della Sera 15-01-08]





…quello che viene imputato al Pap a è di aver citato – in un discorso tenuto quando era cardinale – un intellettuale laico-agnostico, un antidogmatico, un libertario, uno che insegnava a Berkeley dove cominciò la contestazione e che – da anarchico – applaudì alla rivolta, insomma uno dei loro, il celebre epistemologo Paul Feyerabend. Ecco la sua frase citata dall’allora cardinale Ratzinger: «All’epoca di Galileo, la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina di Galilei. Il suo processo contro Galilei era razionale e giusto, mentre la sua attuale revisione si può giustificare solo con motivi di opportunità politica». In effetti la vicenda Galilei fu molto più complessa di quanto racconti la storia a fumetti che vede un Sant’Uffizio tenebroso che opprime l’illuminato scienziato. E il cardinale Bellarmino, peraltro grande uomo di cultura, aveva le sue ragioni. Questo intendeva dire il filosofo Feyerabend. La sua provocazione sul processo non era condivisa da Ratzinger che, oltretutto, fu colui che volle la revisione del “caso Galileo” con Giovanni Paolo II. Quindi è l’ultimo a poter essere oggi accusato per questo. Quindi Ratzinger viene oggi “scomunicato” in base non al proprio pensiero, ma al pensiero di un altro. Che oltretutto è uno “scettico”, uno della loro stessa area culturale laica…

…in quel discorso tenuto a Parma il 15 marzo 1990, evocato e “scomunicato” dai professori, il cardinale Ratzinger insieme a Feyerabend citava – su una linea analoga – anche un altro filosofo, il “marxista romantico” Ernst Bloch… Secondo Bloch sia il geocentrismo sia l’eliocentrismo si fondano su presupposti indimostrabili perché la relatività di Einstein ha spazzato via l’idea di uno spazio vuoto e tranquillo: «Pertanto» ha scritto Bloch «con l’abolizione di uno spazio vuoto e tranquillo, non accade nessun movimento verso di esso, ma solo un movimento relativo dei corpi l’uno in relazione agli altri e la loro stabilità dipende dalla scelta dei corpi presi come punti fissi di riferimento: dunque, al di là della complessità dei calcoli che ne deriverebbero, non appare affatto improponibile accettare, come si faceva nel passato, che la Terra sia stabile e che sia il Sole a muoversi». …un’altra mente eccelsa del Novecento, grande nome del pensiero ebraico, una combattente contro il totalitarismo, Hannah Arendt, nel libro “Vita activa”, scrive la stessa cosa: «Se gli scienziati precisano oggi che possiamo sostenere con egual validità sia che la Terra gira attorno al Sole, sia che il Sole gira attorno alla Terra, che entrambe le affermazioni corrispondono a fenomeni osservati, e che la differenza sta solo nella scelta del punto di riferimento, ciò non significa tornare alla posi zione del cardinale Bellarmino e di Copernico, quando gli astronomi si muovevano tra semplici ipotesi. Significa piuttosto che abbiamo spostato il punto di Archimede in un punto più lontano dell’universo dove né la Terra né il Sole sono centri di un sistema universale. Significa che non ci sentiamo più legati nemmeno al Sole, scegliendo il nostro punto di riferimento ovunque convenga per uno scopo specifico». …Ratzinger …segnala, come la Arendt, la necessità di riflettere sulle conseguenze sociali di questo nuovo scenario e sull’uso che, in questa situazione, si fa della scienza. Invece il mondo accademico italiano, più provinci ale e ideologizzato, sembra ancora fermo al Seicento. …Domina l’intolleranza, non c’è spazio per l’avventura della conoscenza e per l’inquietudine delle domande. C’è spazio solo per le piccole lotte di potere attorno al rettorato… Buonanotte Illuminismo.



[Antonio Socci, A processare Galileo è stato un anarchico ateo – Libero 15-01-08]





…Peccato che proprio chi si appella alla fedeltà alla ragione, in nome di questa non abbia ritenuto di dover leggere integralmente il testo da cui essa è tratta. …l’allora cardinale Ratzinger cita in effetti Feyerabend, ma per prenderne le distanze. Il porporato, infatti, concludeva la rassegna di citazioni: “Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande”. Le parole delle persone citate in quel brano “non sono dunque fatte proprie da Ratzinger, che ritiene ‘assurdo’ appropriarsene per sostenere che la Chiesa con Galileo avrebbe avuto ragione e ribadisce che la fede non cresce ‘dal rifiuto della razionalità’ ”.

Di fronte a chi ha fatto del rapporto fede-ragione e della ragionevolezza della fede cristiana uno dei tratti distintivi del suo Pontificato, senza dimenticare i trascorsi acc ademici di Benedetto XVI, forse un eccesso di scrupolo sarebbe stato più opportuno – senza accontentarsi di Wikipedia, come ironizza Il Giornale – e avrebbe evitato un inutile fraintendimento, la figuraccia della “laica” scienza e tutto lo strascico di polemiche che hanno accompagnato la vicenda, non ultima la “insurrezione” degli studenti dei collettivi…



[La Sapienza, la lectio magistralis negata a Benedetto XVI – Velino 14-01-08]





…Chiunque non sia accecato dal pregiudizio (e dall’ignoranza) capisce bene che Ratzinger, che ha sempre criticato il relativismo assoluto appunto perché n ega la possibilità stessa di un approccio metafisico, non può essere preso per un sostenitore delle tesi di Feyerabend. …Dovrebbe risultare evidente, proprio per contrasto, che il realismo di origine tomista (o se si vuole aristotelica) professato da Benedetto XVI è tutt’altro che ostile alla scienza e alla ragione. D’altra parte, se l’istituzione universitaria è nata nel medio evo cristiano, se al suo interno si sono strutturate le nuove scienze, compresa quella di Galileo dalla cattedra patavina, una ragione ci sarà. Quelli che a Ratzinger vogliono negare la parola perché ha descritto e criticato l’autodissoluzione della scienza operata dall’epistemologia nichilista o anarchica dovrebbero impiegare meglio il loro tempo studiando. Ne hanno proprio bisogno.



[L’intolleranza degli ignoranti – Il Foglio 15-01-08]





C’era una volta il Collettivo di fisica, …che ai tempi d’oro del movimento era l’ala dura, estremista, degli universitari romani. Oggi, a quanto pare, il collettivo di fisica d’una volta s’è trasferito in sala professori. Non più giovani rivoluzionari, ma attempati docenti della materia, altrettanto convinti però di dover presidiare un territorio che sentono proprio, inviolabile, messo a rischio dalle forze della reazione. Non potendo, forse per motivi anagrafici, impugnare gli stalin, gli autonominatisi difensori della libera scienza hanno impugnato la tastiera e hanno aderito a un appello (ora non si capisce bene promosso quando, da chi e con quale fine preciso) che lancia lo slogan: «Fuori il papa dall’università». Nel nome di Galileo, poveretto, ci si propone di chiudere la saracinesca in faccia a un pers onaggio sicuramente scomodo e certo più propenso a dividere il gregge che a riunirlo. Un personaggio, però, che oltre (anzi, prima) che un pontefice, è indiscutibilmente un intellettuale di livello mondiale. Proprio questo colpisce, nella rivolta dei professori…: la fuga di fronte al confronto con un uomo che intenzionalmente e fastidiosamente mette in discussione i paradigmi del positivismo, ma che quando parla di limiti e non neutralità della scienza dovrebbe suonare famigliare a fisici di sinistra non confusi dalla paura. …È impegnativo, più che studiare le particelle e compilare il foglio ferie. Come cattivi studenti, i prof di fisica vorrebbero evitare l’impegno, far tacere l’intruso, escluderlo da casa loro (loro?). …



[Una sconfitta nel nome di Galileo – Europa 15-01-08]





…Benedetto XVI ha preferito non recitare la parte dell’ospite sgradito. Ha preferito evitare allo Stato italiano la vergogna di dover difendere la sua presenza all’Università di Roma schierando i reparti antisommossa, e ha deciso di rinunciare alla sua visita. È una grande vittoria dei laici. …Hanno trionfato i grandi pedagoghi democratici che nei giorni scorsi, dall’alto della loro sapienza, avevano detto il fatto loro a Joseph Ratzinger definendolo una personalità «intellettualmente inconsistente». … Laicità? Sì, una laicità opportunista, nutrita di uno scientismo patetico, arrogante nella sua cieca radicalità. …



[Ernesto Galli della Loggia, Una sconfitta del Paese – Corriere della Sera 16-01-08]





La vergogna è un sentimento laico, oggi. Vergogna per il fatto che una minoranza laicista ignorante, intollerante, violenta è riuscita a togliere il diritto di parola a un filosofo e teologo accolto a braccia aperte nelle principali università di tutto il mondo, prima e dopo la sua elezione a Papa. Vergogna per il fatto che una grande Università europea, fondata da Bonifacio VIII nel quattordicesimo secolo, è stata degradata ulteriormente e addirittura abbassata sotto l’infimo rango che purtroppo è suo da molti anni, quello di epicentro dell’insolenza intellettuale, dell’idiosincrasia epidermica verso il confronto delle idee e delle culture, di una corsa irrazionalistica verso il vuoto nichilista nella forma della beceraggine, del dileggio, del linciaggio in effigie travestito da goliardismo e da anticlericalismo… in odio a un uomo mite, colto, sensibile , il professor Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, il cui pensiero è regolarmente travisato, per stupidità ideologica, da coloro che pretenderebbero per sé la palma del libero pensiero. …



[La vergogna della Sapienza – Il Foglio 16-01-08]





Tra le diverse ragioni che hanno determinato la mancata visita del papa alla Sapienza, – l’ennesima mistificazione fatta da illustri intellettuali e dai soliti noti sulle vere parole del papa, l’amplificazione mediatica della protesta di pochi professori e studenti violenti, la conseguente incapacità a garantire l’ordine pubblico nella capitale…–, quella ideologica è di particolare interesse perché è all& rsquo;origine di tutte le altre. …I fautori della “libera ricerca” ritengono che il papa possa parlare in una università, a patto di condividere la loro visione del mondo e delle cose e considerano un’inammissibile ingerenza quel richiamo ad allargare la ragione da lui richiesto a Ratisbona e ripetuto sempre nel discorso che avrebbe voluto pronunciare alla Sapienza: “Il pericolo del mondo occidentale – per parlare solo di questo – è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo”. …La ragione dell’opposizione ad un papa che nella sua vita non ha mai evitato il confronto con chiunque è il suo non as servimento a quel radicalismo relativista, scettico e materialista che ha già appiattito la vita della scienza e della cultura negli ultimi tre secoli. Non si tratta più di scienza: si tratta di ideologia, un sistema di idee che decide di evitare il confronto attribuendosi, in contraddizione con lo stesso relativismo sbandierato, il monopolio della verità e della moralità. …Oltre a rendere l’università italiana una “discarica ideologica” - come recita un volantino di Cl sull’argomento – questa posizione rappresenta l’alba di un nuovo inquietante stato etico intollerante e oppressivo. …



[Gi orgio Vittadini, La discarica ideologica dell’intolleranza – il Giornale 18-01-08]





Un passo indietro. Una contestazione che vale, in un attimo, un salto di quarant’anni a quel discusso e discutibile ’68. «Li ho sentiti anche in televisione dopo l’annuncio, l’esultanza. E pensavo: questi giovani purtroppo non hanno il senso della realtà e sono fermi almeno a 40 anni fa». Il vicario di Roma, Camillo Ruini, guarda con malinconica constatazione a quel gruppuscolo di universitari che, trascinati dai docenti accademici di sinistra intellighentsia, hanno messo al bando il Papa dalla Sapienza, facendo respirare l’aria di un’epoca storica e sociale che si credeva ormai sepolta in archivio. E ora Ruini chiama a raccolta il mondo cattolico: solidarietà a Benedetto XVI, appuntamento a domenica, tutti all’Angelus. …«Invito i fedeli, ma anche tutti i romani… Tutta la gente di Roma, praticamente tutta, è molto vicina al Papa e questa iniziativa di domenica ha il senso di dare serenità a tutti. Di far sentire che nella capitale c’è un popolo solo e che questo popolo è vicino al vescovo di Roma, lo apprezza e lo ama». …



[Stefano Giani, E Ruini mobilita i cattolici: «Domenica tutti all’Angelus» – il Giornale 17-01-08]

G. ha detto...

L’orgoglio laico di saper ascoltare il Pontefice
di Massimo Introvigne (il Giornale, 20 gennaio 2008)
Colpisce come molti non credenti - non solo in Italia ma negli Stati Uniti, in Francia e perfino in Cina - abbiano aderito all’appello del cardinale Ruini per esprimere a Piazza San Pietro solidarietà a Benedetto XVI. E molti fanno riferimento al magnifico discorso, diffuso dalla Santa Sede, che al Papa è stato impedito di pronunciare alla Sapienza.
La linea che percorre tutto il magistero di Benedetto XVI è che oggi non è in crisi soltanto la fede, ma anche la ragione. Ai credenti nelle varie religioni - specie a quelli, come i musulmani, da qualche secolo sospettosi nei confronti della ragione - il Papa ricorda il necessario dialogo fra fede e ragione. Ai non credenti Benedetto XVI parla in nome della ragione, che sola può costruire quella che il Papa chiama una grammatica comune della vita sociale che s’imponga ai cattolici come agli atei, ai cristiani come ai musulmani e ai buddhisti, e consenta loro di vivere in pace.
Mentre altre voci tacciono, quella del Papa si leva alta e forte per difendere l’esistenza della verità, la capacità della ragione umana di conoscerla - sia pure mai in modo completo e perfetto - e di trarne regole comuni su temi come la libertà, la giustizia, la vita, la famiglia.
Nel discorso che avrebbe voluto pronunciare alla Sapienza Benedetto XVI affronta le due principali obiezioni che gli sono rivolte su questo punto. C’è, anzitutto, chi sostiene - come Vattimo e altri teorici del relativismo - che la verità non esiste. Ciascuno ha la sua verità, e nessuna è più vera delle altre. Il Papa risponde, con il filosofo non credente Jürgen Habermas, che questa è una posizione che nel 2008 semplicemente non ci possiamo permettere. Se la verità di chi difende la libertà e la giustizia è considerata moralmente uguale alla verità di Hitler o di Bin Laden rimaniamo disarmati di fronte al nazista o al terrorista. La stessa democrazia, scrive Habermas, può oggi essere difesa solo con argomenti «sensibili all’idea di verità».
Secondo: anche tra chi non nega il valore della ragione, c’è chi sostiene che il Papa in realtà «trae i suoi giudizi dalla fede» e poi li spaccia come razionali. Bene, risponde Benedetto XVI: giudicate i miei argomenti in modo laico, sulla base del vostro esercizio della ragione e del buon senso. Il Papa cita un altro filosofo non cattolico, John Rawls, il quale sosteneva che i giudizi proposti dalla Chiesa in nome della ragione non devono essere considerati a priori più veri di quelli esposti da altri; ma neanche pregiudizialmente meno veri solo perché è la Chiesa a proporli. Anzi, la Chiesa per Rawls ha dalla sua una lunga «tradizione responsabile e motivata», per cui va semmai ascoltata con più attenzione dell’ultimo sofista.
È perché vedono in lui, contro un relativismo che disarma l’Occidente nei confronti dei suoi avversari, un testimone appassionato della ragione e della libertà, che tanti non credenti sono oggi in piazza a fianco del Papa

daniele ha detto...

APPELLO PER LA RAGIONE E LA LIBERTA’ IN UNIVERSITA’

In occasione della pubblicazione del discorso che Benedetto XVI avrebbe dovuto tenere alla Sapienza di Roma, avvertiamo l’urgenza di ribadire il nostro sdegno e la nostra preoccupazione per l’inaudita gravità di quanto è accaduto. Come persone impegnate quotidianamente nella ricerca scientifica e nell’insegnamento universitario, riteniamo inammissibile che in una università, luogo elettivo del libero confronto di idee, un’esigua minoranza di docenti e studenti sia riuscita di fatto a impedire al Papa di onorare l’invito a partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico e ad esprimere il suo pensiero. Abbiamo con ciò toccato il fondo dell’intolleranza ideologica e scritto una delle pagine più nere della storia della libertà d’espressione nelle nostre università e nella società civile.
Qui allegato è il discorso di Benedetto XVI, con il quale egli ha voluto rilanciare, in modo lucido e appassionato, “la responsabilità propria della ragione”, il “compito di tener desta la sensibilità per la verità”. “Il pericolo del mondo occidentale per parlare solo di questo è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo”.
Non possiamo non sentire le affermazioni del Papa contenute in questo intervento profondamente pertinenti alla esperienza di ciascuno di noi. Riconosciamo in esse la prospettiva di una più consapevole e vigorosa difesa di quella ampiezza e vastità della ragione, di quella libertà di ricerca e di confronto, che consideriamo essenziali all’esercizio della nostra responsabilità di docenti, per il presente e il futuro dell’università e perciò della nostra convivenza e civiltà.

mail to aderisco@appellouniversita.net

Anonimo ha detto...

L'8 gennaio scorso è stato inaugurato l'anno europeo per il dialogo interculturale, con lo scopo di sensibilizzare quanti vivono nell'Unione europea, in particolare i giovani, all'importanza di sviluppare una cittadinanza europea attiva e aperta sul mondo, rispettosa della diversità culturale e fondata sui valori comuni dell'UE definiti nell'articolo 6 del trattato UE e nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, e di porre in risalto il contributo delle varie culture ed espressioni della diversità culturale al patrimonio e ai modi di vita degli Stati membri.
In questo contesto, i fatti che hanno portato alla cancellazione della visita all'università La Sapienza di Roma del pontefice Benedetto XVI, in occasione dell'apertura dell'anno accademico, hanno inferto una pesante ferita al dialogo interculturale, hanno esaltato gli animi dei facinorosi e sono diventati un'ulteriore fonte di asprezza dialettica e di scontro tra diverse visioni del rapporto tra uomini e dei confini delle reciproche libertà.
Le motivazioni che hanno spinto Benedetto XVI a rinunciare alla visita alla Sapienza sono apprezzabili e comprensibili. Ed il risultato raggiunto dalla protervia e dall'arroganza di quanti negavano al Papa la possibilità di parlare in un'università pubblica, è che a perdere è stato il buon senso. E ad essere danneggiati sono stati principalmente gli studenti che non hanno protestato, i quali rappresentano una netta maggioranza, ed ai quali è stato negato il diritto di ascoltare una lezione, condivisa o meno, tenuta da una "professore speciale" come poteva essere Ratzinger, già professore universitario e considerato anche prima del suo pontificato come uno dei più grandi teologi del nostro tempo.
Come liberali e laici autentici non possiamo che appellarci alla difesa del diritto universale di espressione: in un paese realmente laico, a nessuno si impedisce di esprimere liberamente la sua opinione e il suo pensiero.
Le istituzioni universitarie sono universalmente riconosciute come luoghi di scambio di idee, dove diverse culture, religioni, ideologie, pensieri si incontrano e si confrontano liberamente. Gli atenei devono essere considerati come sede privilegiata del confronto democratico.
Eppure il caso della Sapienza è solo l'ultimo atto eclatante portato a compimento da una sparuta minoranza di studenti disobbedienti e fortemente ideologizzati, foraggiati e fomentati da professori universitari che ricalcano le orme dei tristemente famosi "cattivi maestri" degli anni '70. Abbiamo assistito con una preoccupante frequenza negli ultimi anni ad incresciosi avvenimenti, dove al civile scambio di opinioni si è preferito un incivile dissenso violento. In più occasioni è stato impedito il normale svolgimento di iniziative riconosciute o addirittura promosse dalle università di tutta la penisola, da Palermo a Napoli, da Roma a Firenze, e poi Pisa, Siena, Torino per elencare le principali. E' stato negato il diritto di opinione a ministri, ambasciatori, onorevoli, professori, rappresentanti della società civile e democratica, rei di appartenere a un partito politico, a una nazione, a una religione, a una corrente ideologica o filosofica che non era di gradimento.
Per questo, in difesa del principio riconosciuto dall'articolo 21 della nostra Costituzione secondo il quale "tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", ci appelliamo:

- al ministro dell'Università;
- alle istituzioni accademiche e di rappresentanza
- alle istituzioni nazionali ed europee e di rappresentanza studentesca e giovanile,
affinché

- denuncino in tutte le loro sedi il grave atto intimidatorio avvenuto a La Sapienza;

- si impegnino, per quanto in loro potere, ad impedire qualsiasi manifestazione violenta o persecutoria
che ponga qualsiasi limitazione alla libertà di parola, espressione e opinione all'interno delle sedi universitarie.