domenica 10 febbraio 2008

Meritocrazia!

Le ultime settimane sono state esempio, per il sottoscritto, di un'Italia colabrodo: riesce a trattenere le infinite incoerenze e situazioni di ipocrisia del Paese (si vedano anche le ultime decisioni dei partiti di centrodestra a livello locale torinese e piemontese) e lasciarsi sfuggire le genialità e i punti di forza.
Tra questi, il dibattito aperto da Luca Cordero di Montezemolo e ripreso da altre realtà (Toqueville, Cisl, ecc) sullo stato di salute del sistema Paese.

La produttività è l'unica strada per aumentare i livelli retributivi dei lavoratori.

La meritocrazia non può più essere ignorata perchè è una leva vitale per chiunque voglia continuare a crescere!

Una ricerca citata dall'Economy di questa settimana e curata dalla società di consulenza Towers Perrin evidenza la difficoltà delle aziende grandi e piccole italiane nel mettere a segno un piano retributivo corretto.

Non vi è quello che in gergo si chiama "allineamento".

Il 42% dei 637 responsabili risorse umane interpellati ha ammesso di non avere sistemi efficaci per identificare e quindi premiare una performance elevata rispetto ad una mediocre. Ne risulta che i sistemi d'incentivazione, quando esistono, sono concessi a pioggia: con l'aggravante che il ritorno degli investimenti su questo fronte resta pressochè sconosciuto. Mancanza di misurazione efficaci, demotivazioni delle risorse più brillanti.

Quello che fanno i più è aggiungere o eliminare la parte variabile della retribuzione e ampliare o ridurre la fascia d'idoneità degli incentivi, basandosi su un unico dato: la disponibilità di cassa. Con buona pace della vera meritocrazia!

La personalizzazione dei sistemi premianti è poco applicata nelle aziende italiane. Non solo. La maggioranza delle aziende ha cambiato marginlmente i sistemi di incentivazione, focalizzandosi sugli indicatori di performance aziendale, dimenticandosi di curare la coerenza fra il contributo effettivo dei dipendenti al business e i risultati aziendali.

Misurare la performance, questo è il dilemma!

see u,
Giangiacomo

3 commenti:

michel ha detto...

Meritocrazia non solo in economia
ma anche
in politica
nella nostra società
in università
al lavoro

see u

Paola ha detto...

Segnalo che è live il blog Meritocrazia:
http://www.meritocrazia.com/
L'autore aspetta i vostri commenti e suggerimenti!

luciano ardoino ha detto...

Cari Amici, mi sono divertito ad assemblare le Vostre e altrui opinioni come in un puzzle ed è uscito fuori che:


in Italia pare improvvisamente scoppiata la moda della meritocrazia, ne parlano tutti, oramai persino qualche sindacalista illuminato.
Il buon Brunetta la definisce come base imprescindibile; la nuova capace Presidentessa dei giovani di Confindustria Federica Guidi nel Suo primo discorso a S. Margherita ha menzionato questa qualità ben oltre le venti volte; la valida Mercegaglia ricorre quasi giornalmente ad elencarla (televisione e quotidiani) come necessaria ed irrinunciabile virtù; i nostri politici, senza distinzione di colore, la elencano come punto cardine del futuro e quindi come una necessità inevitabile per uno stato moderno che sappia avvalersi dei propri talenti e delle proprie risorse umane, e poi scienziati, docenti, giornalisti e chi più ne ha più ne metta.
Per non parlare poi di come e quanto venga elencata nel mio settore e cioè il turismo, che essendo in fase di stagnazione o addirittura in quella di declino per alcune regioni italiane e quindi più bisognoso dei ‘meritevoli’, si arrivi ad aggregarla anche a discorsi turistico/sociali e di aiuto umanitario; indicando l’inevitabilità d’esserlo per apparire brava gente. Mi risulta esattamente l’opposto; la brava gente è per forza degna e in particolare chi ha raggiunto meritocratamente notevoli posizioni in settori, anche se non prettamente politici, è chiaramente apprezzabile e quindi si suppone debba essere considerato.
Personalmente, non potrei essere maggiormente d'accordo, se considero che questa è stata una delle ragioni della mia passata fuga dall'Italia; ma qui da noi?
Nel nostro paese, permettetemi di dirlo cari amici, si tende soprattutto ad eliminare ed allontanare quelli che vengono considerati o solo ritenuti meritevoli poiché un domani potrebbero toglierti il ‘careghino’, senza calcolare che è fonte di grande intelligenza e anche benessere personale il saper individuare i soggetti migliori; vedi Montezemolo con Marchionne, Gianni Agnelli con Romiti, Berlusconi con Gianni Letta, vedi, vedi, vedi…per non parlare del troppo passato, Vi tedierei.
Probabilmente questo avviene veramente ai massimi livelli, ma scendendo nella piramide organizzativa è sempre così ricercata la meritocrazia?
Ma si sta veramente inseguendo, in verità, il modello di una società-governo migliore come descritto da Platone con la sua giusta e saggia meritocrazia, o forse sta diventando addirittura una parola abusata, irritante, retorica?
Il successo, il prestigio, il potere si conseguono sempre ed esclusivamente in virtù delle doti, delle capacità, del curriculum e dei meriti personali?
Già perché, poniamo il caso che la parola meritocrazia venga erroneamente usata per descrivere che il proprio stato sociale è raggiunto attraverso la competizione, e dove quindi il criterio di "merito" può di fatto sparire a fronte della furbizia (qualsiasi persona scaltra vive infatti molto meglio, si erge ed è più ascoltato di un forse più meritevole cittadino, ma non certo per pregio, solo per competizione); quindi forse è meglio essere scaltri o concorrenziali che meritevoli…e questo era facilmente comprensibile anche perché la cultura italiana è nel complesso scarsamente orientata alla meritocrazia e l’efficacia nella cultura cattolica tende ad essere posta più sui valori di comunità e di solidarietà che su quelli di individualità e di merito, che sono più vicini alla mentalità, ispirata dalla religiosità protestante, del mondo anglosassone.
Ritengo che la questione del merito e della meritocrazia venga troppo spesso menzionata, elencata e affrontata con superficialità e soprattutto se applicata nella vita di tutti i giorni, che per quello che riguarda la mia breve esperienza in Italia e quella politica attuale, è una brutta parola che è meglio non dire.
Non ne abbiano a male coloro i quali si intravedono arrivati, nella scalata o in prossimità della meta perché certe considerazioni spettano a noi, popolo della base, senza la quale niente si assesta stabilmente; è un nostro diritto migliorativo.
Non ne abbiano a male quelli che si ritengono sprecati, inascoltati e a volte persino inutili o derisi, perché come spessissimo accade, la storia insegna e nel caso specifico ci tramanda che Winston Churchill fu un ottimo sostenitore della vera meritocrazia e così pure Ronald Reagan, presidente rimpianto da ogni buon repubblicano, fu di certo protagonista di questa svolta ideologica, e Galilei, Marconi… La compagnia è molto buona, ottima direi!
Anche loro ebbero non poche difficoltà a valorizzarne il concetto ma tennero duro e al fin della licenza solitamente si tocca…la storia la sappiamo!
Tutto questo unicamente per mia esperienza aziendale; a Voi quella politica!
Con stima
Luciano Ardoino