attendiamo tutti la decisione (già presa...) di Napolitano
vorrei sottolineare tre priorità assolute a cui qualsiasi governo e qualsiasi elezione dovranno volgere!
- legge elettorale
- sicurezza
- rifiuti ambiente ed energia
see u,
Giangiacomo
martedì 29 gennaio 2008
domenica 27 gennaio 2008
lunedì 21 gennaio 2008
Invettiva
un importante amico mi ha scritto...
Eleonora forse ha ragione.
“A Napoli siamo circondati da ciò che il mondo è e produce: munnezz’”.
La situazione di emergenza di questi giorni a Pianura è solo la punta di un iceberg. Meglio, è una metafora del nostro paese. Un paese costantemente in emergenza, che si trova ad affrontare il problema solo quando esplode sui media o solo quando c’è da inviare l’esercito. Accade sempre così: si inizia a parlare di riduzione degli stipendi dei parlamentari dopo che un libro punta l’indice. Si iniziano a prendere provvedimenti negli stadi quando ci scappa il morto. Si fa mea culpa, proprio quando la situazione diventa irrecuperabile.
Si, vi avverto, questa è una invettiva contro il mio paese. Contro il paese che amo e odio allo stesso tempo. Contro quel paese che ha una classe dirigente piccola piccola, che gli italiani continuano a votare nonostante siano sempre gli stessi da 20 anni. Contro quel paese che, a fronte di un dinamismo associativo incredibilmente eterogeneo ed efficiente, non riesce a organizzare un movimento di piazza per dire basta a tutto questo (fatta eccezione per quella cosa chiamata girotondi). I fatti di questi giorni che disturbano i nostri pranzi e le nostre cene sono nulla di fronte al sottosviluppo dell’America Latina e dell’Africa subsahariana, alle pulizie etniche in Kenya, ai massacri in Darfur bendetti dai cinesi. Ma in quanto italiani, non possiamo fare finta di niente. I fatti di Pianura sono la metafora di un paese che vive sull’emergenza, incapace di programmare sul lungo periodo. Vi prego smentitemi, ditemi che sto sbagliando. Ditemi che abbiamo una classe politica che guarda al domani, che non pensa solo a fare un grezzo inciucio elettorale. Vi prego, persuadetemi. Non farò molte obiezioni come il professor Antiseri mi ha insegnato. Mi lascerò convincere.
Si, lo ammetto, questa è un’invettiva contro il mio paese. Il paese che amo e che odio allo stesso tempo. Il paese che risponde a Grillo e se la prende con Ruini quando non c’è nessun altro da buttare nel calderone. Che bello vedere in questi giorni lo spirito italico esercitarsi in una di quelle cose che ci riesce meglio: il sempreverde scaricabarile. La regione se la prende con il comune, il comune si arrabbia con il governo, l’assessore all’ambiente della regione è serenamente e pacatamente in vacanza, i verdi non c’entrano nulla, l’opposizione è irresponsabile, i media esagerano il problema (non ci sono le lettere maiuscole perché non le meritano). Per non parlare di alcuni parlamentari dell’opposizione, che non sono capaci nemmeno di strumentalizzare la questione per quanto sono distanti, fisicamente e nei contenuti, da ciò che avviene (mi verrebbe da dire, quale opposizione?).
Però, fra le tante accuse e urla di piazza, qualcuno dimentica la CAMORRA. Capisco la gente che vive nel timore della ritorsione, che è costretta a pagare il pizzo se vuole aprire un esercizio commerciale. Ma perché nessuno, “in alto”, parla di camorra dio santo? Perché i media nazionali, a cui ho smesso di credere da tempo, non parlano di quella cosa chiamata camorra? Perché non si fa uno speciale del TG1 sulle implicazioni del crimine organizzato nella gestione dei rifiuti? Forse perché l’unico che lo ha fatto è sotto scorta e non partecipa nemmeno ai convegni organizzati nelle università? Aspettiamo che il dossier lo faccia The Economist per poi dire che gli inglesi ci vogliono male e parlano sempre male di noi? Forse perché fa paura. Forse perché, come Falcone e Borsellino, lo hanno sempre scritto nelle loro memorie che bisogna rischiare la vita se si vuole liberare il paese dalla schiavitù della menzogna. Forse perché “o’ sistema”, sempre più indebolito nelle guerre intestine, ancora è riuscito a mantenere il business. Perché l’idiota Emilio dice solo che Prodi deve dimettersi ? Forse il centro destra avrebbe gestito meglio la cosa?
Da italiano, da figlio di una famiglia campana, sono profondamente rattristato. L’irresponsabilità di alcuni esponenti dell’attuale opposizione è semplicemente imbarazzante. L’incapacità del centrosinistra che ha governato comune e regione è quasi alla pari. La classe politica italiana, che la si chiami casta o meno, non è capace di assumersi una responsabilità. Non ne è capace.
Si, lo confesso, questa è un’invettiva contro il mio paese. Il paese che amo e che odio allo stesso tempo. Il paese che è preso per culo da mezzo mondo con le immagini di CNN e BBC. Anche al-Jazeera ha sospeso per qualche giorno i contatti con il jihad per occuparsi del tema. L’Europa ci deride.
Non credo che servisse il caso di Pianura per fare capire che il nostro Paese sta subendo un declino palese. Ma Pianura è servita per aumentare l’indignazione di chi scrive, questo si. Se dalla merda nascono ancora i fiori, allora speriamo che Pianura torni a essere colorata di Bellezza. Per far andare i bambini a scuola senza che si trovino un ratto nei corridoi. Per farli studiare e per far crescere dentro loro una rabbia sana. Una rabbia che un domani li porti a non essere schiavi dell’emergenza.
Antonio De Napoli
http://dintornididna.desus.it/
see u,
Giangiacomo
Eleonora forse ha ragione.
“A Napoli siamo circondati da ciò che il mondo è e produce: munnezz’”.
La situazione di emergenza di questi giorni a Pianura è solo la punta di un iceberg. Meglio, è una metafora del nostro paese. Un paese costantemente in emergenza, che si trova ad affrontare il problema solo quando esplode sui media o solo quando c’è da inviare l’esercito. Accade sempre così: si inizia a parlare di riduzione degli stipendi dei parlamentari dopo che un libro punta l’indice. Si iniziano a prendere provvedimenti negli stadi quando ci scappa il morto. Si fa mea culpa, proprio quando la situazione diventa irrecuperabile.
Si, vi avverto, questa è una invettiva contro il mio paese. Contro il paese che amo e odio allo stesso tempo. Contro quel paese che ha una classe dirigente piccola piccola, che gli italiani continuano a votare nonostante siano sempre gli stessi da 20 anni. Contro quel paese che, a fronte di un dinamismo associativo incredibilmente eterogeneo ed efficiente, non riesce a organizzare un movimento di piazza per dire basta a tutto questo (fatta eccezione per quella cosa chiamata girotondi). I fatti di questi giorni che disturbano i nostri pranzi e le nostre cene sono nulla di fronte al sottosviluppo dell’America Latina e dell’Africa subsahariana, alle pulizie etniche in Kenya, ai massacri in Darfur bendetti dai cinesi. Ma in quanto italiani, non possiamo fare finta di niente. I fatti di Pianura sono la metafora di un paese che vive sull’emergenza, incapace di programmare sul lungo periodo. Vi prego smentitemi, ditemi che sto sbagliando. Ditemi che abbiamo una classe politica che guarda al domani, che non pensa solo a fare un grezzo inciucio elettorale. Vi prego, persuadetemi. Non farò molte obiezioni come il professor Antiseri mi ha insegnato. Mi lascerò convincere.
Si, lo ammetto, questa è un’invettiva contro il mio paese. Il paese che amo e che odio allo stesso tempo. Il paese che risponde a Grillo e se la prende con Ruini quando non c’è nessun altro da buttare nel calderone. Che bello vedere in questi giorni lo spirito italico esercitarsi in una di quelle cose che ci riesce meglio: il sempreverde scaricabarile. La regione se la prende con il comune, il comune si arrabbia con il governo, l’assessore all’ambiente della regione è serenamente e pacatamente in vacanza, i verdi non c’entrano nulla, l’opposizione è irresponsabile, i media esagerano il problema (non ci sono le lettere maiuscole perché non le meritano). Per non parlare di alcuni parlamentari dell’opposizione, che non sono capaci nemmeno di strumentalizzare la questione per quanto sono distanti, fisicamente e nei contenuti, da ciò che avviene (mi verrebbe da dire, quale opposizione?).
Però, fra le tante accuse e urla di piazza, qualcuno dimentica la CAMORRA. Capisco la gente che vive nel timore della ritorsione, che è costretta a pagare il pizzo se vuole aprire un esercizio commerciale. Ma perché nessuno, “in alto”, parla di camorra dio santo? Perché i media nazionali, a cui ho smesso di credere da tempo, non parlano di quella cosa chiamata camorra? Perché non si fa uno speciale del TG1 sulle implicazioni del crimine organizzato nella gestione dei rifiuti? Forse perché l’unico che lo ha fatto è sotto scorta e non partecipa nemmeno ai convegni organizzati nelle università? Aspettiamo che il dossier lo faccia The Economist per poi dire che gli inglesi ci vogliono male e parlano sempre male di noi? Forse perché fa paura. Forse perché, come Falcone e Borsellino, lo hanno sempre scritto nelle loro memorie che bisogna rischiare la vita se si vuole liberare il paese dalla schiavitù della menzogna. Forse perché “o’ sistema”, sempre più indebolito nelle guerre intestine, ancora è riuscito a mantenere il business. Perché l’idiota Emilio dice solo che Prodi deve dimettersi ? Forse il centro destra avrebbe gestito meglio la cosa?
Da italiano, da figlio di una famiglia campana, sono profondamente rattristato. L’irresponsabilità di alcuni esponenti dell’attuale opposizione è semplicemente imbarazzante. L’incapacità del centrosinistra che ha governato comune e regione è quasi alla pari. La classe politica italiana, che la si chiami casta o meno, non è capace di assumersi una responsabilità. Non ne è capace.
Si, lo confesso, questa è un’invettiva contro il mio paese. Il paese che amo e che odio allo stesso tempo. Il paese che è preso per culo da mezzo mondo con le immagini di CNN e BBC. Anche al-Jazeera ha sospeso per qualche giorno i contatti con il jihad per occuparsi del tema. L’Europa ci deride.
Non credo che servisse il caso di Pianura per fare capire che il nostro Paese sta subendo un declino palese. Ma Pianura è servita per aumentare l’indignazione di chi scrive, questo si. Se dalla merda nascono ancora i fiori, allora speriamo che Pianura torni a essere colorata di Bellezza. Per far andare i bambini a scuola senza che si trovino un ratto nei corridoi. Per farli studiare e per far crescere dentro loro una rabbia sana. Una rabbia che un domani li porti a non essere schiavi dell’emergenza.
Antonio De Napoli
http://dintornididna.desus.it/
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Giangiacomo
domenica 20 gennaio 2008
La persecuzione dei cattolici nella Spagna repubblicana
Alberto Rosselli
LA PERSECUZIONE DEI CATTOLICI NELLA SPAGNA REPUBBLICANA
(1931 – 1939)
Edizioni Solfanelli, 2008
Prefazione di Mario Bozzi Sentieri
LA PERSECUZIONE DEI CATTOLICI NELLA SPAGNA REPUBBLICANA
(1931 – 1939)
Edizioni Solfanelli, 2008
Prefazione di Mario Bozzi Sentieri
«Mai nella storia d'Europa e forse in quella del mondo, si vide un odio così accanito per la religione e i suoi uomini.» Così scrisse uno dei più noti studiosi della guerra civile spagnola, il laburista inglese Hugh Thomas, a proposito della persecuzione anti-cattolica e anti-cristiana perpetrata dal governo repubblicano spagnolo tra il 1931 e il 1939. Con questo breve saggio Alberto Rosselli, senza nulla concedere al sensazionalismo, ma citando contesti, documenti e memorie, fa luce su quella stagione dell'orrore, indicando motivazioni pregresse, pretesti, incomprensioni, mandanti e responsabili materiali e morali di quella che si rivelò una vera e propria strage premeditata. Il libro di Rosselli non ha tuttavia la pretesa di riscrivere o reinterpretare una drammatica pagina di storia. L'obiettivo ultimo che si pone l'autore è infatti quello di contribuire a mantenere viva la memoria storica e di indurre una riflessione sul significato autentico dei termini, oggi abusati, di libertà e tolleranza. Quello di Rosselli è un pacato invito a ragionare e a non dimenticare in nome della verità, dell'obiettività e della giustizia affinché si possa acquisire una salda e coraggiosa coscienza capace di discernere il bene dal male indipendentemente dalle proprie convinzioni ideologiche.
see u,
Giangiacomo
giovedì 17 gennaio 2008
Università La Scemenza di Roma
D'ora in poi sarà per sempre L'Università La Scemenza di Roma.
C'è da dire che in un paese serio, con una classe politica con un briciolo di dignità, il governo sarebbe già caduto (opposizione, dove sei?).
Almeno Mussi avrebbe dovuto già dare le dimissioni, insieme al Rettore della Scemenza, e a 67 personaggi che non possono neanche dedicarsi ai lavori socialmente utili, come il recupero e la rieducazione di soggetti svantaggiati, per esempio i teppisti. Ne abbiamo visti tanti, in questi giorni, alla Scemenza. Non possono educare, quei 67, sono "educatori" tutti da rieducare, e d'altra parte, come fanno a non venir fuori teppisti, alla Scemenza, con cotanti educatori?
Cosa ha a che fare con l'università tutta questa gente?
E che ti dice invece, Mussi, il peggior ministro (ma perchè il meno contestato?) dell'Università che la storia italica ricordi? "Spero che questo errore l'Università italiana non lo commetta mai più". Cioè: la prossima volta che viene un Papa, speriamo vada meglio.
Strepitoso. Commovente. Profondo. Soprattutto, molto significativo.
Insomma, la monnezza da Napoli è salita a Roma, ed eccoci qua. E pensare che proprio sul viaggio del Papa avevamo intenzione di giudicare la Turchia. Dicevamo che se quel paese si fosse dimostrato intollerante in occasione della visita di Benedetto XVI, non se ne sarebbe dovuto accettare l'ingresso in Europa. E adesso, che si fa? Esportiamo La Scemenza in Turchia? Non la vogliono. Là sono più civili.
Due proposte:
Per capire l'antefatto, un pezzo di Renato Farina: www.clonline.org/articoli/ita/libero130108farina.pdf
La seconda. Visto che a Benedetto XVI è stato impedito di parlare, domenica prossima, tutti in Piazza San Pietro ad ascoltarlo! La piazza deve essere più piena del solito: tutti quanti là, dobbiamo trovarci, domenica mattina all'angelus.
see u,
Giangiacomo
C'è da dire che in un paese serio, con una classe politica con un briciolo di dignità, il governo sarebbe già caduto (opposizione, dove sei?).
Almeno Mussi avrebbe dovuto già dare le dimissioni, insieme al Rettore della Scemenza, e a 67 personaggi che non possono neanche dedicarsi ai lavori socialmente utili, come il recupero e la rieducazione di soggetti svantaggiati, per esempio i teppisti. Ne abbiamo visti tanti, in questi giorni, alla Scemenza. Non possono educare, quei 67, sono "educatori" tutti da rieducare, e d'altra parte, come fanno a non venir fuori teppisti, alla Scemenza, con cotanti educatori?
Cosa ha a che fare con l'università tutta questa gente?
E che ti dice invece, Mussi, il peggior ministro (ma perchè il meno contestato?) dell'Università che la storia italica ricordi? "Spero che questo errore l'Università italiana non lo commetta mai più". Cioè: la prossima volta che viene un Papa, speriamo vada meglio.
Strepitoso. Commovente. Profondo. Soprattutto, molto significativo.
Insomma, la monnezza da Napoli è salita a Roma, ed eccoci qua. E pensare che proprio sul viaggio del Papa avevamo intenzione di giudicare la Turchia. Dicevamo che se quel paese si fosse dimostrato intollerante in occasione della visita di Benedetto XVI, non se ne sarebbe dovuto accettare l'ingresso in Europa. E adesso, che si fa? Esportiamo La Scemenza in Turchia? Non la vogliono. Là sono più civili.
Due proposte:
Per capire l'antefatto, un pezzo di Renato Farina: www.clonline.org/articoli/ita/libero130108farina.pdf
La seconda. Visto che a Benedetto XVI è stato impedito di parlare, domenica prossima, tutti in Piazza San Pietro ad ascoltarlo! La piazza deve essere più piena del solito: tutti quanti là, dobbiamo trovarci, domenica mattina all'angelus.
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Giangiacomo
mercoledì 16 gennaio 2008
Articolo 21 della Costituzione Italiana
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”
Non è una dichiarazione di qualche personalità, bensì l'art. 21 della Costituzione repubblicana, che compie 60 anni in questi giorni e ieri è stata clamorosamente sbugiardata e vilipesa dai facinorosi che non hanno reso possibile la visita del Papa alla “Sapienza”.
Credo di interpretare il sentimento comune nel dire che oggi ci vergogniamo di essere italiani, di essere ostaggio di una minoranza di ignoranti e intolleranti, che stanno facendo perdere la dignità a questo paese.
Abbiamo sempre pensato che la Cuba di Fidel Castro fosse l'emblema moderno di un’ideologia totalitaria, sconfitta dalla storia. Ebbene, dieci anni fa la “comunista” Cuba e il suo “lider maximo” hanno ricevuto con tutti gli onori Papa Giovanni Paolo II. Oggi, l'Italia guidata da Prodi non è in grado di garantire l'ordine pubblico per una visita del Santo Padre all'Università più grande di Roma e (fino a ieri) tra le più prestigiose d'Europa.
La deriva che sta seguendo questo Paese è pericolosissima: dal crocifisso alle battaglie etiche, dalla moratoria sull'abortoalla difesa delle nostre tradizioni stiamo cedendo sui valori, ostaggi di una cultura laicista che rifiuta il confronto, che non accetta posizioni diverse dalle proprie. Si sta facendo strada un messaggio devastante: la cultura della tolleranza vale per fare parlare un imam musulmano che predica il fondamentalismo e la guerra santa contro l'occidente, non vale quando il capo della religione più radicata, da millenni in questo Paese, è invitato a esprimere i propri pensieri in un luogo che dovrebbe essere per antonomasia sede di confronto di idee.
La rabbia per quanto accaduto aumenta pensando in quali ambienti e di fronte a quali “cattivi maestri” i nostri figli rischiano di formarsi e venire magari emarginati perché portatori di valori e ideali che questi massimalisti e giacobini degli anni 2000 ritengono ormai retaggio della storia.
In pochi giorni questo Paese somma due vergogne planetarie (i rifiuti di Napoli e l'intolleranza laicista), che ci pongono nel ridicolo di fronte alla comunità internazionale.
Non può passare inosservata o sotto silenzio questa ennesima prova della peggior cultura liberticida di un “branco di asini” (libera citazione dall’intellettuale Giuliano Ferrara), che ha pure la pretesa di formare le nostre coscienze.
W la libera espressione (di tutti!)
see u,
Giangiacomo
Non è una dichiarazione di qualche personalità, bensì l'art. 21 della Costituzione repubblicana, che compie 60 anni in questi giorni e ieri è stata clamorosamente sbugiardata e vilipesa dai facinorosi che non hanno reso possibile la visita del Papa alla “Sapienza”.
Credo di interpretare il sentimento comune nel dire che oggi ci vergogniamo di essere italiani, di essere ostaggio di una minoranza di ignoranti e intolleranti, che stanno facendo perdere la dignità a questo paese.
Abbiamo sempre pensato che la Cuba di Fidel Castro fosse l'emblema moderno di un’ideologia totalitaria, sconfitta dalla storia. Ebbene, dieci anni fa la “comunista” Cuba e il suo “lider maximo” hanno ricevuto con tutti gli onori Papa Giovanni Paolo II. Oggi, l'Italia guidata da Prodi non è in grado di garantire l'ordine pubblico per una visita del Santo Padre all'Università più grande di Roma e (fino a ieri) tra le più prestigiose d'Europa.
La deriva che sta seguendo questo Paese è pericolosissima: dal crocifisso alle battaglie etiche, dalla moratoria sull'abortoalla difesa delle nostre tradizioni stiamo cedendo sui valori, ostaggi di una cultura laicista che rifiuta il confronto, che non accetta posizioni diverse dalle proprie. Si sta facendo strada un messaggio devastante: la cultura della tolleranza vale per fare parlare un imam musulmano che predica il fondamentalismo e la guerra santa contro l'occidente, non vale quando il capo della religione più radicata, da millenni in questo Paese, è invitato a esprimere i propri pensieri in un luogo che dovrebbe essere per antonomasia sede di confronto di idee.
La rabbia per quanto accaduto aumenta pensando in quali ambienti e di fronte a quali “cattivi maestri” i nostri figli rischiano di formarsi e venire magari emarginati perché portatori di valori e ideali che questi massimalisti e giacobini degli anni 2000 ritengono ormai retaggio della storia.
In pochi giorni questo Paese somma due vergogne planetarie (i rifiuti di Napoli e l'intolleranza laicista), che ci pongono nel ridicolo di fronte alla comunità internazionale.
Non può passare inosservata o sotto silenzio questa ennesima prova della peggior cultura liberticida di un “branco di asini” (libera citazione dall’intellettuale Giuliano Ferrara), che ha pure la pretesa di formare le nostre coscienze.
W la libera espressione (di tutti!)
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Giangiacomo
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