mercoledì 27 giugno 2007

Adesso Al Qaida si spacca tra le strade infuocate di Beirut

di Massimo Introvigne, Il Giornale, 27 giugno 2007

Dietro le quinte di quanto sta succedendo in Libano e in Palestina c’è uno scontro interno ad Al Qaida fra gli uomini di Bin Laden e quelli del suo vice egiziano Zawahiri. Ne sono convinti molti analisti statunitensi e israeliani, che ne trovano conferma nell’ultimo numero della pubblicazione clandestina di Al Qaida, L’eco del Jihad, dove è pubblicato un lungo articolo firmato dall’ideologo saudita Akram Hijazi dal titolo «Il confronto decisivo fra i salafiti jihadisti e i Fratelli Musulmani». Non solo Hijazi è vicinissimo a Osama Bin Laden, ma l’intelligence israeliana è a conoscenza di un nuovo video del numero uno di Al Qaida, che circola fra le cellule terroriste e sarà presto reso pubblico.
L’articolo di Hijazi risponde a una serie di comunicati di Zawahiri dove si afferma che, nonostante le divergenze, Al Qaida non prenderà mai le armi contro altre formazioni sunnite che combattono i «crociati» americani e gli «ebrei» israeliani. In concreto, Zawahiri invita i militanti di Al Qaida che cominciano ad avere una presenza consistente a Gaza a non attaccare Hamas, e i terroristi irakeni a risparmiare nei loro attentati i politici e le milizie sunnite vicine ai Fratelli musulmani, che pure collaborano con il governo di Bagdad. Zawahiri non è certamente per una linea morbida nei confronti dei Fratelli musulmani. Anzi, è l’autore di Cavalieri sotto la bandiera del Profeta, che resta un libro di riferimento per ogni «buon» militante di Al Qaida. Il testo denuncia come revisionista la linea scelta dai Fratelli musulmani, la casa madre del fondamentalismo internazionale che negli ultimi anni ha espresso dubbi e perplessità su forme spettacolari di jihad globale come quelle dell’11 settembre 2001, preferendo concentrarsi sugli scenari locali, dove opera con pragmatismo alternando la violenza alla partecipazione alle elezioni e alla vita parlamentare, come avviene in Irak o in Giordania. Zawahiri ha più volte criticato anche la branca palestinese dei Fratelli musulmani, Hamas. Ma non ha mai invitato a colpirla con gli attentati.
Ora Hijazi - cioè, sembrerebbe Osama bin Laden - prende una posizione più dura. Afferma che nei confronti dei Fratelli musulmani e delle loro derivazioni è finito il tempo della critica ideologica ed è iniziato quello delle condanne a morte. Queste, assicura, saranno eseguite nei confronti degli esponenti dei Fratelli che siedono nel parlamento di Bagdad, ma anche dei dirigenti di Hamas «che non sono meglio di quelli apostati di Fatah» e che secondo Hijazi si preparerebbero a proporre a Israele la cessazione o almeno una lunga tregua sul fronte degli attentati suicidi. Né agli occhi di Hijazi e dell’ala dura di Al Qaida trovano grazia i gruppi libanesi che non prendono sul serio l’appello - peraltro diffuso dallo stesso Zawahiri - a scatenare un attacco in armi contro le truppe dell’Unifil, che in effetti sta iniziando in questi giorni.
Non sfugge nell’articolo di Hijazi l’estrema cautela nei confronti degli Hezbollah. Se molti esponenti della cosiddetta seconda generazione di Al Qaida - che pure Bin Laden manovra contro Zawahiri - considerano tutti gli sciiti non musulmani, la cupola sa bene che senza l’Iran sciita e senza gli Hezbollah sciiti in Libano è difficile fare arrivare le armi ai terroristi, e quindi si astiene dall’attaccarli. Per vincere la partita contro la linea Zawahiri - e contro i Fratelli musulmani - Bin Laden ha però bisogno di attentati spettacolari. Il contingente italiano in Libano è avvertito.

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Giangiacomo

L'anima cattolica dell'Europa

Un libro di Hilaire Belloc
L'ANIMA CATTOLICA DE L'EUROPA (Europe and Faith)

Presentazione con parole dell'apologista: Io dico con intenzione la "coscienza" cattolica della storia: parlo di "coscienza", cioè di conoscenza intima raggiunta attraverso l'identità che l'intuizione lascia scorgere tra l'oggetto della conoscenza e chi conosce, non di un "punto di vista cattolico sulla storia". Questo indugiarsi su "punti di vista" è cosa moderna e perciò segno e manifestazione di decadenza; cosa falsa perciò effimera; errore quindi che eviterò con cura. Renderò pertanto un omaggio più reale alla verità dicendo che non vi è un "punto di vista" cattolico sulla storia europea. Vi può essere un punto di vista protestante come ve n'è uno ebraico, o mussulmano, o giapponese: perché tutti questi considerano l'Europa dal di fuori. Il cattolico invece guarda l'Europa dall'interno: non può esistere quindi un "punto di vista" cattolico della storia europea allo stesso modo che una persona non può avere un punto di vista su se stessa.

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Giangiacomo

martedì 26 giugno 2007

Sette imprese su dieci bocciano Prodi! ... non male!!

Oltre sette imprese italiane su dieci bocciano, a tredici mesi dall’insediamento, il governo Prodi. È un sondaggio-choc per l’esecutivo, quello pubblicato dal Sole 24 Ore: il mondo imprenditoriale, in larghissima maggioranza, mostra infatti grande sfiducia nel governo. Rispetto allo scorso febbraio il giudizio è peggiorato, con la percentuale di insoddisfatti che è cresciuta dal 60% al 73% del campione. Neppure il miglioramento del quadro economico viene attribuito dagli imprenditori al governo: sono infatti convinti che la ripresa sia merito di chi produce.
Fiducia nell’economia, sfiducia nel governo. È questo il mix di sentimenti che caratterizza il sondaggio Ipsos fra gli imprenditori. E tale è la sfiducia che, secondo l’81% degli intervistati, se si votasse oggi prevarrebbe il centrodestra. Soltanto quattro mesi fa, in febbraio, gli imprenditori orientati a votare il centrosinistra raggiungevano il 29%, contro il 42% favorevole al centrodestra e un 29% di incerti. Ora i numeri sono cambiati: i potenziali votanti del centrosinistra sono scesi al 21%, i favorevoli al centrodestra sono saliti al 61%, mentre gli indecisi è scesa al 19%. Un dato, rileva il sondaggio, omogeneo nelle diverse aree del Paese: anche in Toscana e in Emilia chi fa impresa voterebbe, in larghissima parte, per il centrodestra. In soli quattro mesi il 20% dei consensi si è spostato verso destra.
Il «voto» degli imprenditori alla politica economica del governo Prodi è molto negativo. Si salva la «lenzuolata» di liberalizzazioni bersaniane, che piace al 62% del campione, anche se sui taxi e sui servizi bancari la maggior parte degli intervistati non vede alcun segnale di miglioramento; e il 60% (una percentuale a dire la verità non molto elevata, trattandosi di una riduzione di tasse) reputa utile il cuneo fiscale. Ma per tutto il resto, i giudizi sono molto negativi. L’imputazione principale rivolta al governo è di non riuscire a prendere decisioni: non piace, ad esempio, l’esitazione mostrata dal governo su opere pubbliche fondamentali come la linea Tav Torino-Lione. Per la metà degli imprenditori l’esecutivo avrebbe dovuto andare avanti anche senza il consenso degli abitanti della Val di Susa. La bocciatura è, comunque, generale. C’è delusione per la lotta all’evasione fiscale, caratterizzata da grandi proclami e da scarsi risultati; c’è irritazione per i costi crescenti della politica, per l’insicurezza e la politica sull’immigrazione. Ma soprattutto le imprese italiane bocciano senza appello la politica fiscale messa in atto da Prodi e Visco: è negativa per il 78% del campione. Non solo. Il 60% degli imprenditori valuta in modo negativo anche il miglioramento della finanza pubblica, molto probabilmente per il fatto che è stato raggiunto agendo non sui tagli di spesa ma inasprendo il prelievo fiscale. Critiche diffuse, infine, all’apparato burocratico che frena le imprese, anzichè aiutarle. Solo sulle pensioni, l’esecutivo si salva visto che le imprese approvano il metodo della concertazione.
Il governo Prodi non riesce, dunque, a trarre profitto in termini di consenso dalla migliorata situazione economica. Trova consensi l’idea che la ripresa sia frutto esclusivo delle forze di mercato, e dei miglioramenti messi in atto dalle imprese in termini di investimenti, ammodernamento, produttività. «La ripresa siamo noi», dicono in sostanza gli imprenditori, un sentimento intercettato da Luca di Montezemolo nella sua relazione all’assemblea della Confindustria, che infatti è stata contestata dal governo e dalla maggioranza di centrosinistra. Gli imprenditori sono più critici verso il governo rispetto alla totalità dei cittadini, che pure mostrano umori assai negativi: il campione preso in considerazione nello stesso sondaggio Ipsos-Il Sole 24 Ore mostra un 55% che boccia in generale il governo del Professore, e un 63% di giudizi negativi sulla politica fiscale.
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Giangiacomo

lunedì 25 giugno 2007

Abisso tra aborto e 5 per mille

Due fatti recenti hanno messo in luce le capacità di iniziativa del mondo sociale italiano. Uno è il Family Day, di cui si è già molto parlato. L’altro è riportato dal Centro ricerche e documentazione economica e finanziaria. E’ stato rilevato che la netta maggioranza dei contribuenti italiani (15.854.201 su un totale di 26.391.595 dichiarazioni) ha devoluto il 5 per mille. In contesto le Onlus hanno fatto la parte del leone: le preferenze a loro favore sono state 9.418.595. Si può affermare che è stato un plebiscito a favore di una welfare society, e quindi di una sussidiarietà in atto, contro i rigurgiti e i pregiudizi ideologici a favore dello statalismo che permangono in molti editorialisti, politici, intellettuali.

Eppure, altri dati ci mostrano che i due fatti citati possono essere una sorta di fioritura senza radici, segno di una tensione verso una positività che non poggia spesso su una solidità umana speciale. Per esempio, i risultati di un’indagine presentata dalla Rete europea dell’Istituto di Politica familiare il 9 maggio scorso al Parlamento europeo, dicono che i matrimoni sono in enorme calo: il loro numero tra il 1980 e il 2005 nei 27 Paesi europei, è sceso del 22,3%. I divorzi e le separazioni sono cresciute del 55% fino a una media di uno ogni 30 secondi.
Dal 1980 al 2005 si contano 13.753.000 fallimenti matrimoniali con il coinvolgimento di 21 milioni di figli. Ancora, nel 2004 ci sono stati 1.235.517 aborti (uno ogni 25 secondi): l’aborto è diventato la principale causa di mortalità, ben al di là di incidenti stradali, infarti, tumori.

E l’Italia in queste graduatorie purtroppo spesso compare ai primi posti. Si potrebbe obiettare che questo riguarda gli “altri”. E’ una pura illusione: sia perché i dati sulla famiglia riguardano anche parte del popolo del Family day o del 5 per mille, sia soprattutto perché la storia e l’esperienza personali ci hanno insegnato a diffidare di quel manicheismo che fa sentire a posto perché attribuisce il male sempre e solo agli altri.

Non ci si può accontentare di motivazioni sociologiche, economiche, tanto meno politiche: c'è bisogno di una quotidiana "educazione del popolo", di esperienze vissute in maniera creativa in cui si riscopra il significato di rapporti tra persone e cose, dettato dal desiderio di dare risposte al bisogno di verità, bellezza, giustizia che alberga nel cuore dell'uomo.
C'è bisogno di opere che esprimano questo desiderio, di corpi sociali dove nascano forme di vita nuova per l'uomo.
Illudersi che possa esserci una consistenza che non si basi su questo lavoro educativo significa rifare gli errori commessi da chi, nella Prima Repubblica, ha pensato che l'impegno dei cattolici si esaurisse in forma partitiche, smettendo di educarsi e di costruire alla base della società.
L'appello "al più società meno stato", lanciato da don Giussani a partire dal discorso della Dc lombarda 20 anni fa, è oltre modo attuale.

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Giangiacomo

26 Giugno, giornata contro la droga

Martedì 26 giugno, in occasione della Giornata mondiale contro la droga, i giovani di Forza Italia hanno organizzato eventi di sensibilizzazione rivolti ai ragazzi e alle famiglie in ogni Regione del Paese.
A Roma, dalle ore 18.30 alle ore 23.00, si terrà un concerto a Piazza Farnese per dire no alla droga e all'abuso di alcol. Sarà una serata di festa durante la quale si alterneranno sul palco concerti di musica dal vivo, dj e testimonianze-interventi di sensibilizzazione di giovani delle comunità terapeutiche e di operatori di settore.

Ci racconta uno dei responsabili di Forza Italia Giovani in Piemonte: "Abbiamo deciso di mobilitarci nelle piazze italiane per una campagna dei giovani per i giovani contro la droga, perché riteniamo che il problema dell'uso e dell'abuso di sostanze e di alcol non sia affrontato nel nostro paese nel modo giusto, così come l'esponenziale crescita dell'uso di droghe non può più giustificare attendismi o sterili dibattiti culturali. Come giovani di Forza Italia chiediamo al Ministro Livia Turco e al Governo Prodi una strategia coerente, fatta di azioni concrete, per informare e aumentare la cultura della responsabilità tra i giovani. Rifiutiamo le misure schizofreniche proposte in questi ultimi mesi dal Governo, che non hanno fatto altro che aumentare la confusione tra i giovani. Il Governo Prodi ci deve dire chiaramente da che parte sta: se da quella dei giovani o da quella di vecchi politici che ancora vivono nei falsi miti degli anni'70 e che usano la bandiera della liberalizzazione delle droghe come un facile strumento di ricerca del consenso elettorale".

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Giangiacomo

Pezzotta, il politico senza famiglia

È il momento di Savino Pezzotta, l'ex segretario nazionale della Cisl e portavoce del Family Day. Un po' in tutta Italia nutriti gruppi di cattolici lo incontrano con curiosità e speranza. Tutti lo intervistano e, per spiegarsi più ampiamente, Pezzotta fa uscire un libro, I cattolici e la politica. Annuncia un movimento «parapolitico», che non dovrebbe essere un partito. Intanto, però, dice la sua su tutto, dalla riforma elettorale alla giustizia penale. Radio Radicale paventa la nascita di un «partito di Mussi dei cattolici». Sandro Bondi teme che qualcuno s'illuda che sia di nuovo possibile l'unità politica dei cattolici, che invece è definitivamente caduta insieme con il Muro di Berlino.

Che cosa vuole Pezzotta? Va chiesto anzitutto a lui, ma a partire da una seria riflessione sul Family Day. Con la giornata del 12 maggio è finita la pretesa di rappresentare il mondo cattolico italiano avanzata da quel cattolicesimo democratico che, ispirato dalle tesi di Dossetti (il cui più conseguente allievo oggi è Prodi), punta le sue carte sull'alleanza con la sinistra e pensa che si possano sacrificare i principi in tema di vita e di famiglia sull'altare di coalizioni giustificate in nome dell'equità sociale. La piazza del Family Day ha bocciato questa posizione.

A proposito della crisi dei cattolici democratici Pezzotta si trova in una posizione curiosa. Da una parte - e lo dice francamente - si sente un cattolico democratico: è questa, non altra, la sua storia e su tutta una serie di problemi economici, fiscali, sociali, internazionali sembra più vicino al centro-sinistra che al centro-destra. Dall'altra - e dopo l'eccellente lavoro per il Family Day non c'è ragione di dubitare che sia sincero - Pezzotta afferma di condividere la tesi di Benedetto XVI secondo cui la vita e la famiglia costituiscono priorità non negoziabili, così che non ci si può alleare - neppure in nome di principi condivisi in tema di economia o di giustizia sociale - con chi questi valori minaccia o nega. I cattolici democratici italiani guidati da Prodi hanno deciso di non seguire Benedetto XVI, sacrificando i valori non negoziabili della vita e della famiglia all'esigenza di tenere in piedi la coalizione con la sinistra. Pezzotta non li segue, e infatti invita a non entrare nel Partito democratico. Ma sembra che ritenga la scelta di considerare i temi etici secondari rispetto a quelli economici e sociali un errore occasionale di Prodi e dei suoi. Mentre è un vizio strutturale della dottrina cattolico-democratica.

Se Pezzotta è consapevole di questo vizio ideologico - non riformabile - del cattolicesimo democratico italiano, non può che operare per traghettare verso le sponde del centro-destra quei cattolici che hanno votato Prodi ma non vogliono entrare nel Partito democratico. Lo dica apertamente, e da questa parte gli daremo un caloroso benvenuto. Se invece pensa di tenere insieme cattolicesimo democratico e insegnamento del Papa sui principi etici, Pezzotta sbaglia: le due cose non possono stare insieme. E l'errore dottrinale diventerebbe errore politico, vana ricerca di una «terza via» fra centrodestra e centrosinistra che, come dimostrano tanti precedenti da Martinazzoli a Follini, non porta da nessuna parte e finisce per essere riassorbita dalle sinistre. In questo caso Pezzotta non sarebbe una risorsa, ma un problema. In un'Italia dove le terze vie sono morte da tempo, Pezzotta scelga: o con Prodi o con l'opposizione, o di qua o di là. Se ne gioveranno il mondo cattolico e il Paese.

Massimo Introvigne, Il Giornale, 25 Giugno 2007

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Giangiacomo

domenica 24 giugno 2007

Svelati i brogli delle elezioni politiche

Mi rendo conto che ormai ad un anno dalle elezioni, è assurdo riprendere un discorso usato e strausato, inflazionato e ormai poco credibile, ma...

Finalmente un libro serio e documentato!
Si tratta del libro "Nel segreto dell'urna. Un'analisi delle elezioni politiche del 2006", a cura del prof. Luca Ricolfi.
Ricolfi, professore universitario e studioso dichiaratamente di sinistra, fondatore della rivista di cultura politica Polena
, nel libro analizza i dati e spiega per esempio come i brogli avvengano a livello della singola sezione elettorale, dove solitamente è la sinistra ad avere la maggiore "abilità" in questo senso.
Intervista esclusiva di Ricolfi nei commenti.

Leggere Ricolfi è musica per le nostre orecchie e uno stimolo a continuare dentro e fuori dal Parlamento la battaglia per il riconteggio dei voti.


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Giangiacomo