domenica 9 settembre 2007

Quel che non sanno di Rudy Giuliani

Segnalato da un Amico, Piccolo Baccelliere, ve lo propongo perchè è la Santa Verità!

Blame America first, per prima cosa prenditela con l'America, look up to America when you are lost, ricorri all'America quando sei alla frutta. Solo così riesco a spiegarmi la spudoratezza con la quale il governo Prodi, nella persona del ministro Giuliano Amato, con una piroetta da acrobata sia passato dal lassismo del «meglio il velo delle veline», dalle pacche sulle spalle ai fondamentalisti dell'Ucoii, dai colti dibattiti sui piromani terroristi, insomma da una politica di indifferenza e lassismo verso i crimini enormi, alla tolleranza zero, sul modello di Rudy Giuliani.

O forse è proprio per questo, perché di quel modello prima i sindaci dell'alleanza di governo, poi lo stesso governo, hanno pretestuosamente deciso di prendere solo le scelte pur sacrosante sulla microcriminalità, facendole passare per sufficienti, pensando così di ottenere un duplice risultato: allontanare l'attenzione dalla grande criminalità organizzata e dalla resa del Paese all'Islam estremista, riguadagnare consensi popolari che sono confermati ogni giorno in perdita anche nei numeri dei loro sondaggisti. Questa disinvolta operazioncina avviene naturalmente nell'ulteriore finzione sulla natura composita e fortemente radicalizzata dell'alleanza di governo. Tacerò sul paragone che Walter Veltroni ha sognato di fare tra il Partito Democratico chissà come nascituro e la vittoria di Bill Clinton nel 1992, non per pudore, perché spero presto di dedicargli un articolo tutto suo.Qui vorrei solo ricordare chi è stato Rudy Giuliani per New York, chi potrebbe ancora essere nel 2008, tanto per cominciare un avversario all'altezza di Hillary Clinton, se il partito repubblicano non lo farà stupidamente fuori, ascoltando i bigotti e i teocon che infestano pure casa nostra.

1) Spesa pubblica: Rudy Giuliani da sindaco ha risanato le casse di New York, eliminando programmi inutili. Ha ridotto del 20 per cento la burocrazia cittadina, ma non ha toccato il numero di insegnanti e poliziotti.

2) Tasse: Giuliani ha tagliato 23 volte le tasse cittadine. I contribuenti hanno risparmiato oltre 9 miliardi di dollari. Anche oggi Rudy Giuliani è l'unico campione della reaganomics, «perché l'ha attuata e ha visto che funziona».

3) Guerra al terrorismo: la pensa proprio come Bush, si deve insistere e andare avanti perché «la libertà vincerà questa guerra di idee, l'America vincerà la guerra contro il terrorismo».

4) Irak: proprio per questo, Giuliani pensa che «fissare un calendario artificioso per il ritiro dall'Irak sarebbe un errore gravissimo, perché incoraggerebbe i nostri nemici. L'Irak è solo un fronte del più ampio conflitto contro il terrorismo. Un fallimento in Irak condurrebbe a una guerra regionale ancora più estesa e più sanguinosa».

5) Sicurezza: siamo al punto che tanto piace ad Amato, come se potesse essere estrapolato, sradicato da tutto il resto. Quando nel novembre del 1993 Giuliani è stato eletto sindaco, a New York c'erano 2000 omicidi all'anno. Mandando molti poliziotti nelle strade, sottratti a lavori d'ufficio, scorte neanche a parlarne, e molti più delinquenti in carcere, Rudy ha dimezzato i crimini e ridotto di due terzi i morti. I vagabondi che nelle amministrazioni democratiche precedenti si piazzavano gratis nei dormitori e mangiavano a sbafo con i food-stamps, i buoni gratuiti della City, sono stati invitati ad andare a lavorare, a pulire parchi e strade, oppure a trovarsi un altro posto. Scomparsi. Sotto l'amministrazione Giuliani, New York è diventata la metropoli più sicura degli Stati Uniti, ma se la cava molto bene anche nelle classifiche mondiali. Da allora i molto liberal abitanti di New York hanno scelto un altro repubblicano, Michael Bloomberg, per due volte.

6) Educazione: come sindaco, Giuliani ha riformato il più grande sistema scolastico pubblico del Paese, più di un milione di studenti. Lo ha fatto sostenendo la libertà di scelta nell'educazione, pubblica e privata sullo stesso piano, perché è uno dei più importanti diritti civili contemporanei.

7) Aborto: Giuliani è favorevole, anzi è pro choice, a favore della scelta della donna, che ritiene un dilemma morale da rispettare. Perciò la destra religiosa non lo ha mai amato. Da sindaco non se ne preoccupava, oggi tiene a ricordare che durante i suoi due mandati «è orgoglioso di aver visto aumentare del 66 per cento il numero delle adozioni e diminuire gli aborti del 16 per cento».

8) Diritto al porto d'armi: Giuliani si dichiara un deciso sostenitore del diritto al porto d'armi dei cittadini americani.

10) Matrimonio gay: pur preservando la santità del matrimonio tra un uomo e una donna, Giuliani sostiene che debbano essere garantiti diritti e tutele a quelle coppie che convivono in modo stabile.

Potrei anche raccontare di quella volta che c'era l'Assemblea delle Nazioni Unite e Yasser Arafat era invitato d'onore, con il rango di presidente. Ma la sera a teatro l'ospite era il sindaco di New York, e Giuliani non lo fece entrare. «Per me lei è un capo terrorista, che ha ordinato l'uccisione di un cittadino americano». Si misero in mezzo diplomatici di mezzo mondo, Washington in testa. Niente da fare. Di tutte le volte che ha marciato con Israele e per Israele con la kippa in testa, lui cattolico, quando nel resto del mondo non era ancora di moda. Di quando ingaggiò un braccio di ferro che sapeva suicida con il Moma, il museo d'arte moderna, per una Madonna con sterco d'elefante che a lui sembrava solo oltraggio e oscenità, altro che arte. Infine, di una volta che a passo di marcia percorremmo la Fifth Avenue per una delle tante parate. Lui era stato appena eletto, conservo la fotografia, discutiamo animatamente sulla pena di morte. Lui argomenta bene, anche raccontando il suo mito americano, la vita del padre venuto da Avellino a scavare per costruire la ferrovia, a vivere fra la polvere nella strada, perché il figlio doveva diventare un grande avvocato. Io me la cavai bene a controbattere, oggi ho molte meno certezze di allora. Meglio che non ne coltivi anche Giuliano Amato. La teoria delle finestre rotte,a partire dal basso per colpire in alto, non si ferma a lavavetri e graffitari.

Maria Giovanna Maglie, giovedì 06 settembre 2007, Il Giornale

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Giangiacomo

Sempre più vicino il dominio islamico sull’Europa

Negata a Bruxelles la manifestazione contro l’invasione musulmana organizzata nell’anniversario dell’11 settembre. Quale libertà in Eurabia?

Proibita dimostrazione anti-islamica
Il Giornale, 31.8.2007
Il Consiglio di Stato belga ha confermato la decisione del Comune di Bruxelles di vietare una manifestazione contro «l’islamizzazione dell’Europa», in programma nella capitale belga il prossimo 11 settembre. «Stop the Islamisation of Europe» (Sioe), aveva annunciato a luglio l’intenzione di organizzare una protesta davanti alla sede del Parlamento europeo, proprio nel giorno del sesto anniversario dei tragici attentati perpetrati negli Stati Uniti.Il 9 agosto il sindaco di Bruxelles aveva vietato la manifestazione evocando il rischio di scontri con la vasta comunità islamica. Il Consiglio di Stato ha confermato ora la decisione, dopo che Ugo Ulfkotte, uno degli organizzatori dell’evento, aveva presentato ricorso contro il no del Comune. «Stop the Islamisation of Europe» riunisce, in particolare, il partito danese anti-islamico «Siad», il gruppo olandese «No Sharia Here» e quello tedesco «Pax Europa». L’iniziativa ha ricevuto in Belgio il sostegno di alcuni alti responsabili della formazione fiamminga di estrema destra Vlaams Belang.In un comunicato diffuso a Bruxelles il capo delegazione della Lega Nord a Strasburgo, l’europarlamentare Mario Borghezio, sostiene che con il divieto «vengono violati i diritti fondamentali dell’Unione europea» e ha annunciato una conferenza stampa sul caso con i colleghi di Vlaams Belang. Borghezio assicura che «i promotori dell’iniziativa hanno tutta l’intenzione di non farsi imbavagliare da questo assurdo provvedimento».

In piazza contro l’islam nonostante i divieti
Il Giornale, 2.9.2007
Bruxelles. Le associazioni contro l’islamizzazione dell’Europa si stanno preparando a marciare su Bruxelles l’11 settembre prossimo, in occasione dell’anniversario degli attacchi alle Torri gemelle di New York, sfidando la decisione del sindaco Freddy Thielemans di rifiutare il permesso per «ragioni di ordine pubblico». Il primo cittadino viene criticato per avere contemporaneamente deciso di concedere l’autorizzazione alla manifestazione dell’associazione «Uniti per la verità», che mette in discussione la versione ufficiale sulle responsabilità di Al Qaida per gli attacchi dell’11 settembre 2001. Un esposto è stato presentato all’Alta Corte che deciderà con procedura di urgenza. Il raduno dei movimenti anti-islam è previsto davanti alla sede del Parlamento europeo, nella cittadella comunitaria.
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Giangiacomo

One - U2

Grazie al mio amico Stefano di Roma che mi ha ricordato una delle mie canzoni preferite, conosciuta nell'estate del 1997 a Dublino.
Potrebbe diventare la colonna sonora di un mio futuro matrimonio.

Is it getting better?
Or do you feel the same?
Will it make it easier on you now?
You got someone to blame
You say

One love
One life
When it's one need
In the night
One love
We get to share it
Leaves you baby if you
Don't care for it

Did I disappoint you?
Or leave a bad taste in your mouth?
You act like you never had love
And you want me to go without
Well it's

Too late
Tonight
To drag the past out into the light
We're one, but we're not the same
We get to
Carry each other
Carry each other
One

Have you come here for forgiveness?
Have you come to raise the dead?
Have you come here to play Jesus?
To the lepers in your head

Did I ask too much?
More than a lot.
You gave me nothing,
Now it's all I got
We're one
But we're not the same
Well we
Hurt each other
Then we do it again
You say
Love is a temple
Love a higher law
Love is a temple
Love the higher law
You ask me to enter
But then you make me crawl
And I can't be holding on
To what you got
When all you got is hurt

One love
One blood
One life
You got to do what you should
One life
With each other
Sisters
Brothers
One life
But we're not the same
We get to
Carry each other
Carry each other

One
One


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Giangiacomo

Date a Cesare quello che è di Cesare... e a Dio?

il mio amico, Carmelo Ferlito, mi segnala un suo articolo accattivante che vi riporto!

Il recente intervento del Cardinal Bertone al Meeting per l'amicizia fra i popoli, l'importante kermesse culturale riminese organizzata da Comunione e Liberazione, ha riaperto il dibattito circa il dovere per un cattolico di pagare le tasse; la questione, lo ricordiamo era stata sollevata qualche mese fa quando il premier Prodi si era lamentato del fatto che vescovi e parroci durante l'omelia domenicale poco si prodigano per sollecitare i fedeli a versare l'obolo allo Stato. Dal palco di Cl il Segretario di Stato Vaticano ha invitato i cattolici a pagare le tasse, così il Presidente del Consiglio si è affrettato a dichiararsi in sintonia con la gerarchia ecclesiastica. Di sicuro scordandosi che poco più di un anno fa, durante la campagna referendaria per la fecondazione assistita, aveva voluto marcare le sue distanze da S. Pietro, definendosi cattolico adulto…
Peraltro, non ci accoderemo nella lista dei commentatori della vicenda. Piuttosto, vogliamo provare a svolgere una riflessione circa il noto passo evangelico in cui Gesù invita a rendere a Cesare quel che è di Cesare: «Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: è lecito o no pagare il tributo a Cesare?". Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: "Di chi è questa immagine e l'iscrizione?". Gli risposero: "Di Cesare". Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio"» (Mt, 22, 15-21). Questi versetti non sono mai risparmiati da coloro che sostengono il dovere morale di pagare le tasse. Ma, in realtà, cosa intendeva dire Gesù? Fu la sua una lezione di educazione civica? Intendeva invitare i suoi discepoli ad essere cittadini modello?
Nulla di tutto questo, a nostro modestissimo avviso. Ipocriti, perché mi tentate? osserva Gesù… Infatti, sa benissimo che rispondendo positivamente, affermando cioè che è lecito pagare il tributo, i farisei potevano accusarlo di non sostenere la causa di Israele nei confronti di Roma; sarebbe stato considerato al servizio del potere imperiale. D'altro canto, se avesse invitato allo sciopero fiscale l'avrebbero attaccato perché sobillatore e rivoluzionario. Così, come al solito, scelse una risposta dialetticamente e praticamente inoppugnabile. Ma, di nuovo, cosa intendeva dire? Ci pare di poter scorgere nelle parole di Gesù un atteggiamento sprezzante; come a dire, ci si consenta: «non avete proprio capito nulla del perché Io sia qui; davvero secondo voi può importarMi delle tasse? Sulla moneta c'è Cesare? Rendete a lui ciò che è suo, cosa Me ne può importare? Però, badate, rendete a Dio ciò che è di Dio». Quello di Gesù è un atteggiamento di compassione nei confronti dell'uomo. I farisei sono intenti a coglierlo in fallo attraverso tattiche meschine, neanche provando a scendere sul piano della scommessa che Lui poneva. È un'altra la cosa importante che il Cristo chiede di verificare: «Sono il Figlio di Dio, venuto a dirti che la tua vita ha un senso ed è eterna. Ti interessa?». Il resto sono cose di Cesare, cioè del mondo, al massimo strumento, come tante altre cose, per la Salvezza.
Deve quindi un cristiano interrogarsi sulla necessità di pagare le tasse? Un cristiano, se desidera essere tale, deve prima di tutto preoccuparsi di essere in rapporto mistico con Gesù e di cogliere quale stile di vita, quale attitudine lo può condurre alla Salvezza, alla vita eterna. Si tratta di una predisposizione dell'anima, un percorso di conoscenza reale del Mistero. All'interno di una simile esperienza sta anche il pagare le tasse: ma perché ci si trova in questa realtà concreta, fatta di queste cose che vanno fatte perché si vive qui ed ora e non da un'altra parte. Però, reso a Cesare quel che è di Cesare, forse è più interessante per un cristiano iniziare a capire la portata del rendere a Dio ciò che è di Dio…
E che cosa, dunque, è di Dio? Questa, nella visione cristiana, è la grande battaglia dell'Io, della scelta dell'uomo su se stesso. In ballo non ci sono le tasse, i soldi, le cose, ma se stessi. Di chi sono io? Di Cesare o di Dio? Del mondo o di qualcun Altro? A chi appartengo? Per cosa do la vita? Per Cesare, per i soldi, per le donne, per il lavoro, per la carriera o per Dio? In definitiva, dietro la chiusura Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio è sottintesa una domanda: il mio Io a chi lo do? A Cesare o a Dio?
Le tasse si pagano perché, come dice Paolo, siamo nel mondo. A Gesù, però, non interessa a chi pago le tasse. Ma a chi concedo me stesso. Cioè, se siamo Suoi o del mondo.

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Giangiacomo

martedì 4 settembre 2007

L'egiziano e la fatwa negata

Lo scorso 20 Agosto ero presente all'incontro di Magdi Allam presso il Meeting dell'Amicizia tra i popoli, a Rimini.
Siccome lo scrittore di "Salviamo i cristiani" aveva presentato il caso di un giovane egiziano, oggi vi ripropongo l'articolo dello scorso Venerdì su Il Corriere della Sera sullo stesso caso. Sconcertante la situazione egiziana!

"Il caso del giovane egiziano Mohamed Hegazi condannato a morte perché convertito al cristianesimo che vi ho raccontato sul Corriere lo scorso 20 agosto sarebbe dunque un falso. E lui sarebbe solo un «mitomane prezzolato». Un «mitomane prezzolato» che avrebbe venduto la sua anima a una «organizzazione criminale» dedita a sobillare la guerra religiosa in un Paese, l'Egitto, dove musulmani e cristiani andrebbero d'amore e d'accordo. Lei, Suad Saleh, preside della Facoltà di studi islamici e arabi dell'Università islamica di Al Azhar, non avrebbe mai emesso alcuna fatwa, un responso giuridico islamico, legittimante la morte dell'apostata. Sono rimasto incredulo nel leggere, riportato integralmente da due siti italiani di spiccata simpatia islamica, l'articolo pubblicato il 22 agosto dal Riformista con il titolo «Caso Higazi. Ma la fatwa dov'è?», a firma di Paola Caridi, che inizia così: «Al Cairo cadono dalle nuvole. Studiosi d'islamismo e persone della maggioranza silenziosa che segue l'islam politico moderato. Nessuno sa nulla della fatwa di Al Azhar contro Mohammed Hegazy, il 25enne egiziano convertitosi al cristianesimo nove anni fa, che ha richiesto la modifica della sua appartenenza religiosa sui documenti d'identità. Perché, finora, nessuna fatwa è stata emessa. E cadono dalle nuvole anche quando si spiega che sui giornali italiani, invece, il caso sta montando come panna. Sulla stampa egiziana, anche su quella indipendente — invece — poco si legge. E quello che si legge, a dire il vero, è decisamente moderato ». Bene. Cominciamo dai fatti. Hegazi, 25 anni, è un militante politico dell'opposizione, rappresentante a Port-Said del movimento Kifaya (Basta!). Ha rilasciato delle dichiarazioni pubbliche, raccolte anche dal corrispondente del quotidiano francese Le Figaro, Tangi Salaun, in cui denuncia che «ricevo delle minacce di morte sul mio cellulare».
Quanto alla Saleh, piaccia o meno, le viene riconosciuto il titolo di «mufti», giureconsulto abilitato a rilasciare dei responsi legali islamici, così come è formalizzato sul sito islam-online.net, legato ai Fratelli Musulmani, in data 21 febbraio 2007, che pubblica una sua fatwa in cui prescrive che «la donna può accedere alla carica di capo dello Stato ma a condizione che non sia in contrasto con il suo ruolo fondamentale in seno alla società, ovvero di essere madre e moglie ». Ed è proprio l'alto incarico che detiene in seno all'università-moschea, che viene considerata una sorta di «Vaticano dell'islam sunnita», che accredita i suoi responsi giuridici e li trasforma in sentenze per coloro che prestano obbedienza cieca e assoluta alla sharia, la legge islamica. Ebbene il responso giuridico con cui la Saleh legittima la condanna a morte di Hegazi, a condizione che la pena venga attuata dallo Stato e non dai singoli, è stato reso noto nel corso di un suo incontro pubblico con delle militanti islamiche pubblicato dal quotidiano indipendente Al Dostour lo scorso 14 agosto. La stessa fatwa di condanna a morte di Hegazi è stata da lei reiterata in una dichiarazione rilasciata al quotidiano Al Quds Al Arabi del 20 agosto. Suffragata da fatwe simili emesse da altri esponenti di primo piano di Al Azhar, tra cui Abdel Sabbur Shahine, Youssef Al Badri, Mohammad Hosam, Amina Nasir. Questi stessi personaggi avevano sostenuto la condanna a morte dell'apostata in dichiarazioni raccolte dal quotidiano indipendente Al Masri Al Youm l' 11 agosto. Così come il caso Hegazi è stato al centro di inquietanti inchieste dei settimanali Rose El Yossef del 25 agosto e Al Ahram Al Arabi del 18 agosto. Come si fa a sostenere che nessuna fatwa di condanna a morte di Hegazi sarebbe stata emessa quando ce ne sono diverse, tutte di autorevoli esponenti di Al Azhar, pubblicate dalla stampa egiziana? E come si fa a sostenere che il regime egiziano sarebbe moderato dal momento che è lui che designa gli alti gradi di Al Azhar e paga gli stipendi a tutti i suoi dipendenti? E come si fa a negare la persecuzione e l'esodo a cui sono sottoposti i cristiani in Egitto, documentato da fatti e da cifre incontestabili? Evidentemente nell'era del negazionismo dell'Olocausto, del genocidio armeno e dell'11 settembre, non ci si fa scrupoli a negare l'evidenza e a mistificare la realtà, anche quando la posta in gioco è la sacralità della vita di tutti noi".

Magdi Allam


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Giangiacomo

lunedì 3 settembre 2007

La Chiesa esigente che piace ai giovani

Il messaggio del Papa ai quattrocentomila giovani italiani di Loreto è che la Chiesa cattolica rimane una Chiesa esigente. Non viene a compromessi con i «modelli di vita» dominanti, non fa sconti, non ha paura di proclamare «ciò che può sembrare perdente o fuori moda» ma che invece è «il risultato della vittoria dell'amore sull'egoismo». Anche sui temi più delicati - la sobrietà, l'umiltà, la castità - il Papa ricorda che «la pienezza di umanità» è nel Vangelo, e ne mostra i frutti attraverso il fiorire di buone opere di cui giustamente va orgogliosa la Chiesa in Italia.
Il Papa non cita le piccole miserie della politica italiana, ma l'evento stesso di Loreto è la più bella risposta agli attacchi. Dopo il Ferragosto delle accuse di pedofilia - che in alcuni casi si sono già sgonfiate in pochi giorni - il rientro dalle vacanze ha portato tre nuovi attacchi alla Chiesa. Qualche suggeritore italiano ha convinto l'Unione Europea - già normalmente maldisposta verso la Chiesa - a chiedere al nostro governo se le esenzioni dall'Ici di cui godono gli immobili ecclesiastici non permettano alla Chiesa una concorrenza sleale nei confronti dei proprietari di altri immobili. Bruxelles si è convinta facilmente che le mense Caritas per i barboni fanno concorrenza al ristorante dell'angolo, e le case per il soggiorno estivo degli handicappati alla vicina Pensione Miramonti.
Due quotidiani nazionali hanno sbattuto un altro prete in prima pagina, uno stimato parroco di Torino che ha rifiutato l'assoluzione a una signora che dichiarava di convivere e di voler continuare a farlo. Anche qualche «cattolico adulto» si è scagliato contro il parroco, quasi che tra i nuovi diritti ci sia ormai anche il diritto all'assoluzione. Sabato - in coincidenza con l'apertura dell'Agorà dei giovani di Loreto - buona parte del centrosinistra si è felicitata con le comunità valdesi e metodiste che, chiudendo il loro sinodo, hanno annunciato l'avvio di un percorso che dovrebbe portarle a riconoscere e benedire le unioni omosessuali. Troppo facile la contrapposizione fra le «buone» comunità protestanti tanto moderne e comprensive e la «cattiva» Chiesa di Benedetto XVI.
Ma - con tutto il rispetto per le buone opere delle istituzioni caritative valdesi - è più vicina alle attese dei giovani la Chiesa di Benedetto XVI delle comunità protestanti che tollerano l'aborto, l'eutanasia e le unioni gay. Lo dicono le cifre note ai sociologi. All'interno stesso del mondo protestante - negli Stati Uniti come in Europa e in Italia - le comunità conservatrici che sui temi morali sono più vicine alla Chiesa cattolica che ai valdesi crescono in modo spettacolare, mentre chi si adatta alla cultura dominante perde membri e rischia perfino di sparire. La triste parabola del declino del protestantesimo nel Nord Europa e il successo dei protestanti conservatori negli Stati Uniti ne sono la conferma. Le udienze di Benedetto XVI sono più affollate di quelle, già da record, di Giovanni Paolo II. I giovani, certo, non seguono sempre l'insegnamento della Chiesa. Ma non saprebbero che farsene di una Chiesa che gli dicesse che tutto quello che fanno va bene. Sono più attratti da una Chiesa esigente, capace quando è necessario di dire loro di no e di ammonirli, come ha fatto il Papa a Loreto, a non seguire chi privilegia «l'apparire e l'avere a scapito dell'essere». Sarà forse per questo che i sondaggi confermano che in Italia la Chiesa è considerata dai giovani più autorevole della scuola, dei media e del governo.


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Proibita dimostrazione anti-islamica

Il Consiglio di Stato belga ha confermato la decisione del Comune di Bruxelles di vietare una manifestazione contro «l’islamizzazione dell’Europa», in programma nella capitale belga il prossimo 11 settembre. «Stop the Islamisation of Europe» (Sioe), aveva annunciato a luglio l’intenzione di organizzare una protesta davanti alla sede del Parlamento europeo, proprio nel giorno del sesto anniversario dei tragici attentati perpetrati negli Stati Uniti.Il 9 agosto il sindaco di Bruxelles aveva vietato la manifestazione evocando il rischio di scontri con la vasta comunità islamica. Il Consiglio di Stato ha confermato ora la decisione, dopo che Ugo Ulfkotte, uno degli organizzatori dell’evento, aveva presentato ricorso contro il no del Comune. «Stop the Islamisation of Europe» riunisce, in particolare, il partito danese anti-islamico «Siad», il gruppo olandese «No Sharia Here» e quello tedesco «Pax Europa». L’iniziativa ha ricevuto in Belgio il sostegno di alcuni alti responsabili della formazione fiamminga di estrema destra Vlaams Belang.In un comunicato diffuso a Bruxelles il capo delegazione della Lega Nord a Strasburgo, l’europarlamentare Mario Borghezio, sostiene che con il divieto «vengono violati i diritti fondamentali dell’Unione europea» e ha annunciato una conferenza stampa sul caso con i colleghi di Vlaams Belang. Borghezio assicura che «i promotori dell’iniziativa hanno tutta l’intenzione di non farsi imbavagliare da questo assurdo provvedimento».


In piazza contro l’islam nonostante i divieti, in Il Giornale, 2.9.2007.

Bruxelles. Le associazioni contro l’islamizzazione dell’Europa si stanno preparando a marciare su Bruxelles l’11 settembre prossimo, in occasione dell’anniversario degli attacchi alle Torri gemelle di New York, sfidando la decisione del sindaco Freddy Thielemans di rifiutare il permesso per «ragioni di ordine pubblico». Il primo cittadino viene criticato per avere contemporaneamente deciso di concedere l’autorizzazione alla manifestazione dell’associazione «Uniti per la verità», che mette in discussione la versione ufficiale sulle responsabilità di Al Qaida per gli attacchi dell’11 settembre 2001. Un esposto è stato presentato all’Alta Corte che deciderà con procedura di urgenza. Il raduno dei movimenti anti-islam è previsto davanti alla sede del Parlamento europeo, nella cittadella comunitaria.

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