domenica 10 giugno 2007

When You Say Nothing At All

Sempre dedicato ad Elisabetta
Ho ascoltato la colonna sonora di "Notting Hill" andando in auto ad Albenga Venerdì sera e...
ho scoperto il testo significativo di Ronan Keating

It's amazing
How you can speak
Right to my heart
Without saying a word,
You can light up the dark
Try as I may
I could never explain
What I hear when
You don't say a thing

The smile on your face
Lets me know
That you need me
There's a truth
In your eyes
Saying you'll never leave me
The touch of your hand says
You'll catch me
Whenever I fall
You say it best
When you say
Nothing at all

All day long
I can hear people
Talking out loud
But when you hold me near
You drown out the crowd
Try as they may
They can never define
What's been said
Between your
Heart and mine

(You say it best
When you say
Nothing at all
You say it best
When you say
Nothing at all)

The smile on your face
The truth in your eyes
The touch of your hand
Let's me know
That you need me

(You say it best
When you say
Nothing at all
You say it best
When you say
Nothing at all)

The smile on your face
The truth in your eyes
The touch of your hand
Let's me know
That you need me

(You say it best
When you say
Nothing at all
You say it best
When you say
Nothing at all)

see u,
Giangiacomo

Un vincitore a Roma

Bush è un leader forte, che ha guidato l’occidente in una guerra giusta

Benvenuto a un presidente forte, che non avrà paura di restare se stesso fino all’ultimo giorno, e poi sarà la democrazia americana a decidere.
Bush ha vinto in Afghanistan e in Iraq, dopo il trauma dell’11 settembre. Ha portato violenza liberatoria e impegno di ricostruzione democratica dove regnava una violenza terroristica che incubava schiavitù per tutti noi.
Dopo di lui non ci sarà un presidente americano così folle da riconsegnare al radicalismo islamista armato il governo degli equilibri di forza nel grande medio oriente, dagli altopiani che fanno da corona a Kabul al triangolo sunnita intorno a Baghdad, fino alle minacce prenucleari iraniane che offendono la sicurezza di Israele.
Chi lo ha duramente contrastato ha già pagato il prezzo dell’irrilevanza, da Kofi Annan all’ex presidente francese Jacques Chirac. Nonostante le chiacchiere della nuova maggioranza congressuale democratica, le truppe, che un presidente deve avere il coraggio di impegnare quando è in gioco la sicurezza del suo paese e delle sue alleanze, resteranno dove sono finché sarà opportuno, secondo il modello storico coreano se necessario.
Questa è la vittoria strategica di George W. Bush e della sua amministrazione, aver reagito dandosi i mezzi imperiali per reagire con un uso democratico decisionista del potere esecutivo, e una simile eredità non cancella gli errori, e il costo di impopolarità di ogni grande impresa, ma li rende pressoché trascurabili.
Bush ha tagliato le tasse, e ha governato in tempi di vacche magre una crescita conquistata giorno dopo giorno nei mercati mondiali, così preziosa perché diversa dalla bolla speculativa dell’era Clinton.
La sua America ha impegnato risorse generose nel programma compassionevole di un conservatorismo liberale che trova nell’evoluzione sociale e tecnologica del paese, come ha notato Karl Rove, l’architetto della presidenza, la propria giustificazione.
Un giorno gli avversari ortodossi del big government, come gli ideologi pavidi di fronte alle repliche della realtà e della storia, neoconservatori pentiti e realisti troppo stanchi e pigri, capiranno che alla politica di Bush non c’era alcuna alternativa seria. Ma Bush e il suo magnifico staff hanno avuto anche il coraggio di portare alla Casa Bianca gli embrioni scartati, adottati e cresciuti bambini per una storica photo-opportunity.
Hanno tenuto duro sui fondi federali per le staminali embrionali, fino a farsi dare ragione non soltanto dall’umanità ma anche dai progressi della scienza, che non ha bisogno se ben guidata di sacrifici umani. Hanno intaccato il tabù dell’aborto vietando la tortura del feto attraverso la tecnica barbarica della nascita parziale.
Hanno punito i secondini sadici di Abu Ghraib. Hanno costruito una Corte Suprema che non si farà dettare le sentenze dall’ultimo numero del New Yorker, e cercherà di fare cultura e costume attraverso una nozione severa del diritto costituzionale.
Hanno continuato a cambiare l’America, un processo lungo, quello della right nation, cominciato tanti anni fa, e che è destinato a continuare come una grande ondata di rivoluzione politica, forte delle ragioni profonde della cultura e della fede di un popolo pioniere, anche con (eventuali) future presidenze liberal.

da Il Foglio, 9 Giugno 2007

see u,
Giangiacomo

Lo sfregio di Prodi

Cacciare il comandante della Gdf per evitare un voto, brutto precedente

Romano Prodi ha chiesto al vertice dei segretari dei partiti della maggioranza il mandato per chiudere la vicenda che ha al centro le polemiche sulle pressioni che il viceministro Vincenzo Visco avrebbe esercitato l’anno scorso per far trasferire alcuni ufficiali della Guardia di finanza dalla sede milanese.
Il modo che ha seguito per sciogliere, o per cercare di sciogliere, il nodo è un esempio da manuale di come non si deve comportare un uomo di stato. L’interesse pubblico in questa vicenda è evidentemente quello di fare chiarezza, in modo da fugare la sensazione che un importante membro del governo abbia usato di delicatissimi poteri per una meschina vendetta di partito, oppure che il massimo esponente di un corpo dello stato, il comandante generale delle Fiamme gialle, Roberto Speciale, abbia mentito ai magistrati per danneggiare il suo superiore politico.
L’interesse di Prodi, invece, era solo quello di evitare il rischio di una sconfitta nella votazione delle mozioni sulla vicenda nella seduta del Senato di mercoledì prossimo.
Naturalmente l’interesse politico del presidente del Consiglio ha prevalso sull’interesse pubblico, e così si è imposto a Visco di rinunciare “spontaneamente” e soprattutto temporaneamente alla delega sulla Guardia di finanza, dandogli “in cambio” la destituzione, ovviamente del tutto immotivata, del comandante generale delle Fiamme gialle.
Così con un atto di prepotenza senza precedenti (e che non è escluso che faccia la stessa fine della destituzione del rappresentante del Tesoro nel consiglio Rai, sospeso da una delibera del Tar) che suona oltraggio a un corpo dello stato, si è bilanciata una rinuncia richiesta a Visco che, se ingiustificata, è altrettanto arrogante.
Che cosa ha guadagnato Prodi da questo blitz? Forse la sicurezza di non andare in minoranza tra dieci giorni. Ma nella maggioranza oggi tutti sanno che basta che mezza dozzina di senatori minaccino la dissidenza perché Prodi sia costretto a operazioni al limite dell’incredibile.
E’ un esempio che, è facile prevederlo, troverà molti imitatori. Quello che bisognerebbe evitare è che per evitare di cadere nelle numerosissime trappole che si stanno apprestando sul suo percorso finale, Prodi produca altri danni istituzionali.
Destituire il comandante generale della Guardia di finanza per recuperare due o tre voti al Senato è un esempio di questi sfregi alle istituzioni che potrebbero, anch’essi, ripetersi.

da Il Foglio, 2 Giugno 2007

see u,
Giangiacomo

venerdì 8 giugno 2007

Chi è l'autore di "Sex Crimes and the Vatican": Colm O'Gorman, un senatore omosessuale bocciato dagli elettori irlandesi

Colm O’Gorman, l’autore del documentario Sex Crimes and the Vatican sui preti pedofili che si è fatto notare per i suoi interventi esagitati ad Annozero, è stato presentato da Michele Santoro come un coraggioso giornalista che da bambino è stato vittima di abusi da parte del famigerato prete pedofilo irlandese Seán Fortune. Come tale merita certamente comprensione e simpatia, anche se Fortune si è suicidato nel 1999 prima del processo, e manca dunque a rigore un accertamento giudiziario del ruolo preciso di O’Gorman in queste tristi e tragiche vicende. Santoro, tuttavia, ha commesso qualche peccato di omissione nel presentare Colm O’Gorman, che è anzitutto un militante omosessuale e un uomo politico. Il più antico rotocalco gay irlandese lo presenta come un gay politician, un “politico gay”.
Il 3 maggio 2007 è stato nominato membro del Senato irlandese dal Primo Ministro,
ed è tuttora senatore. Il Senato della Repubblica d’Irlanda non è eletto dal popolo, e O’Gorman fu nominato dal premier Bertie Ahern, del partito Fianna Fáil, che aveva allora bisogno dei Democratici Progressisti, il partito di O’Gorman, come partner della sua coalizione. Alle elezioni del 24 maggio 2007 per il Dáil Éireann, cioè la Camera dei Deputati, i Democratici Progressisti hanno avuto risultati disastrosi, passando da otto a due seggi.
Nelle stesse elezioni politiche gli elettori irlandesi del collegio di Wexford hanno mostrato che cosa pensano di O’Gorman – che, secondo una prassi comune in Irlanda, si è candidato al Dáil Éireann pur essendo senatore e senza doversi dimettere dal Senato – infliggendogli una sconfitta davvero imbarazzante. O’Gorman
ha raccolto solo 2.162 voti, pari al 3,2%. Resta senatore – una carica, ripetiamolo, non elettiva – ma ha dovuto rimettere nel cassetto i sogni di farsi eleggere come deputato.
Per finire – o per riassumere – una domanda: se anziché come “coraggioso giornalista della BBC” Santoro avesse correttamente presentato O’Gorman come “un senatore gay irlandese che ha appena subito un’umiliante sconfitta elettorale” l’effetto sarebbe stato lo stesso?

see u,
Giangiacomo

giovedì 7 giugno 2007

Cattolici in campo per l'Italia, il nuovo movimento di Pezzotta

Una minestra riscaldata?
Un quinto polo? prima o poi banderuola-mastella, georgeclooney-casini, harrypotter-follini, si dovranno prima o poi mettere d'accordo!
un altro sindacalista che si ricicla in politica: Cofferati, D'Antoni e molti altri!

Savino Pezzotta lancia un suo "movimento para-politico" per dare voce ai cattolici in politica, visto che i Popolari dando vita al Partito democratico hanno posto fine "alla storia del cattolicesimo in politica". Il nuovo movimento darà voce al popolo del Family day, e non si occuperà solo di temi bioetici ma di tutti le questioni che stanno portando il paese al declino: dalla riforma elettorale a quella istituzionali, fino al nuovo welfare. La sfida è stata lanciata durante un convegno organizzato dai Teodem con alcuni organizzatori del Family Day, che hanno tutti sottolineato la difficoltà del centrosinistra e del Pd a sintonizzarsi con questo popolo. Fino alla lapidaria frase di Andrea Riccardi: "la luna di miele con Prodi è finita". Il portavoce dei Teodem, Enzo Carra, entra subito "in medias res": il Family day, domanda, deve diventare un soggetto politico? Alcuni degli organizzatori della manifestazione del 12 maggio, come Andrea Olivero, presidente delle Acli, Salvatore Martinez, coordinatore di Rinnovamento dello Spirito, Riccardo Bonacina, direttore di "Vita", rispondono chiaramente "no". Il popolo del Family day, spiega Olivero, "va guardato non solo come una riserva etica, ma anche civile. E' un offerta fatta a tutti coloro che vogliono confrontarsi, non solo ai cattolici". Giuliano Ferrara tenta di smuovere le acque: "i cattolici sono a disagio in questo sistema bipolare", e chiede che "si dia rappresentanza a quella maggioranza nata sulla legge 40 sulla procreazione", e scesa in Piazza a San Giovanni. Il direttore del Foglio chiede anche che "questa rappresentanza mantenga un raccordo con i gruppi laici interessati a un ruolo civile del pensiero religioso". E Ferrara invita pure a "una battaglia culturale interna al mondo cattolico", quella con i cattolici democratici. Andrea Riccardi, leader della comunità di S. Egidio, coglie la provocazione. Il popolo del Family day "é una realtà che i politici cattolici, specie quelli 'adulti' - dice alludendo a Prodi - credono di conoscere. Ma non è quello con cui sono partiti negli Anni Settanta o Ottanta". "Nel centrodestra - ammette Riccardi - si è capito di più l'importanza dei valori per la gente". Quanto al Centrosinistra "forse con il primo Prodi, quello dell'Europa e dell'Euro, c'é stato un momento di luna di miele, ma è finita. E ora questo popolo non è attratto dal Pd". Il motivo? "il laicismo che ha scaldato la platea del congresso Ds a Firenze". Comunque il popolo del Family day non si tradurrà in un partito: "dovrà essere un lievito di un soggetto sociale che vuole creare spazi nuovi". Arriva il turno di Pezzotta: il Family day, spiega, è l'espressione "del sentire della società italiana che non emerge mai e che la politica fa fatica a capire". L'ex leader della Cisl sembra smentire le aspettative di un annuncio che poi invece arriverà, quando dice di lasciare il proprio ruolo di portavoce del Family day. "La mia carriera l'ho già fatta - dice - non sono un condottiero con l'esercito della piazza di San Giovanni". Quello che occorre fare è "favorire il ritorno in campo della dimensione dei cattolici" di fronte alla crisi della politica e al "fallimento della seconda Repubblica". Così come nel dopoguerra i cattolici con la Dc "costruirono la democrazia per tutti", allo stesso modo oggi "possono farsi carico di ridare speranza a un paese in declino". L'agenda indicata da Pezzotta è ricchissima: riforme istituzionali, nuova legge elettorale per superare l'attuale "autoritarismo elettorale", riforma del welfare e temi bioetici. "Con il Pd - ha aggiunto Pezzotta - finisce la storia del cattolicesimo politico perché in esso i Popolari hanno rinunciato alla propria identità, scegliendo invece il meticciato". "Non penso a un partito - ha quindi spiegato - ma a un movimento para-politico che tenga in piedi questa tradizione. Credo che ci sia la necessità di un movimento che tenga viva questa storia - ha concluso - perché è utile non tanto ai cattolici quanto al paese". Il ministro Beppe Fioroni, in prima fila non crede alle proprie orecchie: "Savino si è spiegato male: così tradisce la propria storia e si ritorna al 'non expedit'. Ma c'é Clemente Mastella che annuncia che alla festa dell'Udeur di Telese "ci saranno anche gli amici promotori del Family day".

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Giangiacomo

Vogue Usa lancia la “tendenza-Lapo”

Il patinato mensile arriva addirittura a definire il rampollo l’uomo meglio vestito al mondo

È “tendenza-Lapo”: Vogue America, la bibbia della moda, ha incoronato il rampollo di casa Agnelli definendolo “l’uomo meglio vestito del mondo”. Lo si apprende dal sito style.com, che anticipa l’articolo in uscita sul patinato mensile.
A
Lapo è dedicato un servizio realizzato dal fotografo Mario Testino a Rio de Janeiro. Al suo fianco, la modella Doutzen Kroes, che indossa una serie di costumi da bagno firmati da diversi stilisti. Il nipote prediletto dell’Avvocato è ritratto invece con gli occhiali da mille euro di Italian Indipendent (la linea di oggetti di lusso da lui fondata) e degli abiti personali, alcuni dei quali ereditati dal nonno.
L’articolo incorona il 29enne Lapo come l’uomo più elegante e degno erede di Gianni, di cui nel testo si parla diffusamente. Il Lapo-style viene descritto come un sapiente cocktail di sartorialità da vecchio gentiluomo sdrammatizzata da un piglio contemporaneo, quello dei colori e dei tocchi casual-sportivi che ci siamo abituati a vedere nel suo guardaroba.
Nel loft newyorkese del giovane Agnelli, in cui è stata fatta l’intervista, non ci sono maggiordomi e lui stesso serve il caffè al giornalista. Al posto delle valigie, zaini militari: “Non credo nel lusso imposto – si spiega Lapo – il lusso di massa non è il mio lusso”. Sarà…


see u,
Giangiacomo

mercoledì 6 giugno 2007

Il j'accuse di Padoa Schioppa

un rapido riassunto dell'intervento del Ministro Padoa Schioppa al Senato per la vicenda Visco, il golpe Visco.

Gestione ''opaca'' e ''personalistica'' della Guardia di Finanza, mancanza di lealta' nei riguardi dell'autorita' politica: questo il ''j'accuse'' del ministro del Tesoro Tommaso Padoa-Schioppa in Senato nei riguardi dell'ex generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale. Il piglio del titolare di via XX Settembre, che ha giocato in attacco e non in difesa, ha spiazzato la Cdl che ha reagito con una rumorosa contestazione al ministro, il quale non ha mancato di rintuzzare con un paio di brevi ma sferzanti battute.
Padoa Schioppa e' partito con un tono basso dicendosi consapevole del ''grave passo'' compiuto con la sostituzione del comandante delle Fiamme Gialle. E poi e' passato a sottolineare ''la legittimita' sostanziale e formale'' dell'atto del governo. L'obiettivo dell'avvicendamento, ha spiegato, e' quello di ''ridare serenita' e fiducia al corpo della Guardia di Finanza'', elementi che sono venuti a mancare invece proprio per i comportamenti del generale Speciale. E qui e' iniziato l'atto di accusa di Padoa-Schioppa.
La prima ''manchevolezza'' da parte di Speciale e' stata ''l'assenza di una comunicazione serena, di trasparenza, di prudenza e di riservatezza'', fino all'''inammissibile'' decisione di far sentire con il viva-voce le telefonate di Visco ai suoi collaboratori. Insomma da parte dell'alto ufficiale sono ''venute meno le regole etiche e deontologiche''.
Questa ''mancanza di lealta''' verso l'autorita' politica si e' manifestata anche nelle sue affermazioni sulle minacce subite da parte Visco: ''Minacce che - ha detto il ministro - se fossero state vere avrebbero dovuto essere denunciate subito''.
''Il nesso con Unipol e' inesistente - ha insistito Padoa Schioppa - e se ci sono prove in contrario si producano e le prenderemo in considerazione''.La seconda ''manchevolezza'' attribuita all'ex comandante delle Fiamme Gialle e' quella piu' inaspettata alle orecchie dei senatori. Il ministro ha accusato Speciale di una gestione ''opaca e personalistica'' del personale della Gdf, con un uso disinvolto di trasferimenti, premi, encomi. il ministro ha citato il caso dell'aiutante in campo del generale Speciale, che ha al suo attivo ''un numero rilevante di encomi'' nonostante ''penda sul suo capo un procedimento per falso''.
Due volte Padoa Schioppa ha replicato alle contestazioni della Cdl: ''So che gli italiani - ha detto verso la fine - sentono la mia voce e non questi schiamazzi, per questo continuo'': parole che hanno sollevato un vero boato dai banchi del centrodestra. E il ministro ha voluto anche dare una lezione di dottrina politica alle opposizione: ''La' dove sono i generali o i colonnelli a determinare la sorte dei governanti e non viceversa siamo fuori della democrazia e dalla Costituzione''.

see u,
Giangiacomo